Non replico mai, nel bene e nel male, alle reazioni, agli interventi, ai commenti che giungono sul sito: rispetto la libertà di tutti, esaltata da internet e non voglio avere l’ultima parola.
Replico invece a voce a chi a voce mi chiama, mi incontra e mi affida le proprie sensazioni, come è successo molto a proposito dell’articolo di ieri, “calcio d’inizio”.
A proposito, notando come un argomento tutto sommato marginale, no? se vogliamo, almeno rispetto a tante tematiche affrontate in questa sede, abbia suscitato un vespaio di polemiche reazioni, dico soltanto che confermo e sottoscrivo tutto quanto scritto ieri. Punto.
Rimango oggi più o meno vicino al tema, perché la mia attenzione è stata attratta da un’intervista di Milly Moratti, di professione moglie di Massimo Moratti, presidente dell’Inter, cognata del fratello di lui GianMarcoMoratti, presidente del gruppo e della sorella di lui Letizia Moratti e basta così perché non riesco mai a raccapezzarmi bene in queste dinastie, tipo la famiglia Agnelli, quella reale inglese e generazioni simili.
Comunque, per dire che la signora si è sentita gratificata dalle recenti affermazioni di Walter Veltroni, a proposito della ricchezza, che non è a suo dire nemica della sinistra, anzi. E certo. Così la signora si esalta e passa a sostenere tesi talmente deliranti, che non meritano nemmeno repliche di sorta.
Merita invece sottolineare come gran parte della famiglia Moratti sia notoriamente schierata a sinistra, mentre ha lasciato, smarcata, all’ala destra, la Letizia, come è noto nel cuore di Berlusconi, già ministro della pubblica istruzione, in fondo alla classifica del peggior ministro della storia, ora sempre per volontà di Berlusconi sindaco di Milano e papabile delfina del leader del centro-destra, naturalmente fra trenta anni, quando, varcata la soglia dei cento anni, settanta di età biologica, il buon Silvio si sarà orientato ad andare in pensione... Questo per evidenziare la natura dei veri, grandi, ricchi, sapientemente a cavallo e in sella per dare ordini e foraggio, sia da destra, sia da sinistra. Ma di calcio e non di ippica e nemmeno di politica dovevamo parlare, no?
Ecco, sono risaputi gli straordinari interessi che il calcio muove.
Soltanto gli spiriti più critici avvertono invece la deriva commerciale che sta progressivamente deteriorando il calcio, dove vige la legge del più forte economicamente, con meccanismi autoreferenziali. Grandi sì, perché grandi economicamente.
L’Inter in primo luogo. Sono anni e anni che la società compra giocatori incredibili, in senso positivo, ma pure in senso negativo e poi li ricopre di cifre esagerate, assurde, con ciò a volte rovinandoli.
Qualche nome? Uno su tutti, tal Alvaro Recoba, che da un decennio percepisce milioni di euro, senza aver mai fatto nulla da un punto di vista calcistico.
Poi, le storie di Vieri, Ronaldo e Adriano, che con la maglia dell’Inter frequentavano più le discoteche che i campi di calcio sono di pubblico dominio e non c’è bisogno di raccontarle.
Ecco, di tutto questo c’è un solo responsabile, Massimo Moratti, per giunta capace di vincere dopo centinaia di milioni di euro sperperati in tanti anni soltanto uno scudetto, lo scorso anno, quando le squadre rivali o non c’erano, o erano squalificate, in seguito alle note vicende di calciopoli.
Vicende in cui l’Inter non è entrata, anzi, ne è stata premiata: peccato che sia invece pesantemente coinvolta in altri scandali, quelli del così detto doping amministrativo, o quelli della Telecom: già, perché il vicepresidente dell’Inter si chiama Tronchetti Provera e sì è sempre lui.
Però è del presidente che vogliamo continuare a dire. Vale la pena in tal senso raccontare un edificante aneddoto. Anni fa uno dei tanti allenatori succedutisi sulla panchina nerazzurra, Hector Cuper, stanco del disimpegno dei suoi calciatori, una domenica sera, dopo l’ennesima, brutta prestazione, per punizione decise di mandarli tutti in ritiro. Bene. La domenica sera stessa in quel ritiro si presentò il presidente Massimo Moratti e per consolare i suoi giocatori della punizione regalò a ciascuno di loro una sterlina d’oro.
Ecco, questo basta e avanza a far capire il personaggio.
Ma dei soldi, vogliamo dire, dei soldi, quelli celebrati dall’intervista di sua moglie Milly, “tifosa”, giacché ci siamo, di Walter Veltroni, da dove venga la ricchezza della famiglia Moratti, trecentonovantacinque milioni di euro di utili netti col petrolio nel 2006, quali appoggi politici abbia per convenzioni e finanziamenti e quali sistemi poi in più usi per procacciarsi liquidità. Lo facciamo anzi dire a due colleghi, Carlo Bonini e Walter Galbiati, autori di una di quelle inchieste, piena di voglia di scoperta, grondante di iniziativa e profumata di libertà, che riconciliano col giornalismo. E’ uscita qualche mese fa su “Repubblica”, col titolo “Quei milioni dello Stato alla raffineria di Moratti”.
Ne riportiamo soltanto l’inizio, tanto basta e avanza a far capire tutto:
“Sul mare di Sarroch, 25 chilometri da Cagliari, costa sud-Orientale della Sardegna, si leva la più grande raffineria di petrolio del Mediterraneo. Quindici milioni di tonnellate di greggio lavorate ogni anno (300 mila barili al giorno), pari a un quarto della capacità di raffinazione italiana. Una grande mammella in cui pompano petrolio e succhiano carburanti clienti come "Shell", "Repsol", "Total", "Eni", "Q8", "Tamoil". è un gioiello industriale di proprietà dei Moratti. è il cuore della "Saras", l' azienda di famiglia. Ma, negli ultimi dieci anni, il denaro che lo ha reso tale è uscito dalle casse dello Stato. Circa 200 milioni di euro elargiti a fondo perduto, attraverso tre "Contratti di programma" cui hanno messo la firma i presidenti che si sono succeduti nel tempo alla guida del Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica). Nomi importanti del centrodestra e del centrosinistra (Giancarlo Pagliarini, Carlo Azeglio Ciampi, Vincenzo Visco, Mario Baldassari, Domenico Siniscalco e Giulio Tremonti), specchio del rapporto bipartisan con la politica della famiglia Moratti. Ai Moratti, quei 200 milioni di euro sono costati un nulla in termini finanziari. E, soprattutto, hanno reso bene. Perché, una volta rinnovati gli impianti, la famiglia ha potuto affacciarsi in Borsa quotando una "Saras" tirata a lustro e dunque fare cassa. Oltre due miliardi di euro. Di cui un miliardo e 700 milioni percepiti da Massimo e Gian Marco Moratti e soltanto 360 milioni (frutto di un aumento di capitale) messi a disposizione del gruppo. I "Contratti di programma" sono una leva di politica economica per incentivare le imprese a realizzare progetti strategici in aree depresse in periodi di transizione e il loro valore viene per lo più misurato nella creazione di nuovi posti di lavoro. Tra il 1995 e il 2004, la "Saras", caso pressoché unico tra le aziende che ne hanno beneficiato (tra queste, Eni e Fiat), di contratti di programma ne firma tre. Uno dietro l' altro. "Saras I", "Saras II", "Saras III". Sulla carta, interessano solo in parte gli investimenti industriali nella raffineria (attività estranea, del resto, allo spirito dei contratti di programma). Ma soltanto sulla carta. Nel dettaglio, i tre accordi hanno una struttura simile. Una parte riguarda appunto gli investimenti industriali nello stabilimento di Sarroch, l' altra investimenti collaterali in progetti di ricerca. Ad oggi, dei tre contratti stipulati, solo il "Saras I" si è chiuso, mentre gli altri due devono ancora essere sottoposti alla verifica finale del raggiungimento degli obiettivi. Un passaggio che consente al gruppo di approvare un bilancio in cui i finanziamenti pubblici vengono trasformati dalla voce debiti verso lo Stato in quella di sovvenzioni a fondo perduto. Ecco dunque cosa è accaduto...".
E allora, certo, Milly Moratti, viva i ricchi! E sì, Massimo Moratti, forza Inter!