Tra i modelli di comportamento dettati dall’antifascismo cui gli iscritti della disciolta Alleanza nazionale dovrebbero ora votarsi ci sono quelli della menzogna, della sopraffazione, dell’odio e della violenza.
Ne abbiamo avuto una riprova proprio in questi giorni, a Torino, dove è accaduto un edificante episodio, che vale la pena di raccontare.
Non è fatica vana ricordare prima, però, visto che quasi tutti sembrano averlo dimenticato, che le categorie del fascismo e dell’antifascismo andrebbero ricondotte alla Storia e non all’attualità, al dibattito scientifico e non alla polemica politica. Sono passati sessanta anni e volerne discuterne in termini di attualità ha lo stesso significato che riproporre adesso le tematiche della prima guerra mondiale, o dell’epopea napoleonica.
Ma tant’è. In nome dell’antifascismo, gli antifascisti di oggi hanno costruito a lungo il loro consenso, imposto terrore, commesso delitti di inaudita barbarie, scatenato una vera e propria guerra civile. Sembravano anch’esse pagine passate. E invece…
E’ tornato d’attualità, il dibattito fascismo-antifascismo, d’attualità, capite? Mi ricordo che ero ragazzino e già non ne potevo più! Figuratevi adesso, trent’anni dopo! Ancora? E ancora per bocca –perché ha cominciato lui ‘stavolta e in maniera gratuita - di uno che senza nessuna ragione, se non quella di accreditare maggiormente la sua carriera…
Va beh, ho giurato di non occuparmi più di quello che dice e intendo mantenere l’impegno.
Vi racconto però quanto successo a Torino, proprio nei giorni scorsi. E’ successo che un’associazione culturale, il centro – studi l’ Araldo, molti dei cui animatori, dediti a un ammirevole e incessante lavoro di diffusione di libri e riviste, io conosco e stimo, aveva organizzato un dibattito a due voce sulla realtà della destra politica italiana.
Aveva invitato a confrontarsi uno studioso di sinistra, Ugo Maria Tassinari, e uno di destra, Gabriele Adinolfi. In previsione di una certa affluenza di pubblico, certo interessato a un vivace e comunque stimolante scambio, se non scontro di opinioni come quello in programma, aveva previsto di non tenere la manifestazione nei suoi angusti locali, bensì in una sala pubblica, regolarmente richiesta, prenotata e concessa dalla circoscrizione cittadina.
Bene, allora...Apriamo il dibattito?
No.
Infatti, raccogliendo le vesti dei fantasmi del passato, qualcuno aveva deciso di impedire questa manifestazione di civile confronto e di stimolante dialogo. In nome dell’antifascismo. Quindi, seguendo un collaudato copione, per quanto ormai logoro, stantio, ammuffito, hanno cominciato a starnazzare i partiti dell’estrema sinistra, contro il dibattito.
Capito? Contro un civile, democratico, educatissimo confronto di idee, fra l’altro provenienti da posizioni diverse.
“I fascisti non devono parlare”- titolava il quotidiano cittadino e trent’anni dopo non ci potevo credere. No al fascismo, dai…
Poi, secondo copione, appunto, ecco gli extraparlamentari mobilitarsi e annunciare manco a dirlo un presidio antifascista in prossimità del luogo dove si sarebbe dovuto tenere il dibattito, cioè annunciare la volontà di impedirlo con la forza.
A questo punto, sempre secondo copione, ecco le dichiarazioni della sinistra più moderata, che si dice seriamente preoccupata, del clima di violenza, della tensione, delle prese di posizione neo – fasciste ( bah ). Da qui, parte comunque una nutrita e ben articolata serie di menzogne, cui seguono vere e proprie offese e calunnie.
Quale ciliegine sulla torta, ecco poi le dichiarazioni di qualche vecchio e serioso storico esponente, che deve disperatamente pur provare di essere ancora politicamente vivo e soltanto in simili occasioni ormai ci riesce, chiamare alla vigilanza, alla mobilitazione, alla repressione.
Di solito, a questo punto le varianti sono due: il questore democrticamente vieta la manifestazione, per ragioni di ordine pubblico e quindi esultano gli antifascisti; o se non la vieta, gli extraparlamentari di sinistra attaccano e comunque vada, a loro va bene: minimo, spaventano e spargono odio, massimo scatenano incidenti, di cui poi ovviamente la colpa ricade sui “fascisti”, e certo.
Oddio, un ritorno al passato vecchio di trent’anni, questi giorni a Torino.
L’unica differenza, la variante del caso, è stato che quelli dell’Araldo hanno rinunciato essi stessi a tenere la loro conferenza, e non so nemmeno se abbiano fatto bene, o male, comunque l’hanno annullata essi stessi. E comunque abbiamo avuta un’attualizzazione di che cosa significa l’antifascismo: spargere menzogne, offendere, ferire, spargere odio, seminare e far crescere violenza.
Meditino i nuovi antifascisti. Mentre quelli vecchi vadano a rileggersi cosa scriveva dell’antifascismo, giusto trent’anni fa, uno di loro, Pier Paolo Pasolini e in più leggano cosa ne ha scritto sempre uno di loro, Giampaolo Pansa, adesso.
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