Dagli inizi del 2010 Nicola Vacca “riapre” la sua rubrica di poesia, ospitata da “Linea quotidiano”:
“Dal 2001 al 2006 ho curato sul Secolo d’Italia una rubrica fissa di poesia. Si chiamava ‘Nel verso giusto’ e usciva il martedì. Per molti era diventata un appuntamento imperdibile. Cosa insolita nella storia della stampa quotidiana italiana, uno spazio di 3000 battute dedicato alla poesia. L’iniziativa riscosse l’attenzione dei media. Ma soprattutto ho ricevuto l’attenzione di molti lettori , poeti e di lettori – poeti che mi facevano pervenire in redazione i loro libri. Molti critici mi invidiavano , nel senso buono del termine, questo spazio nel quale ampiamente e in assoluta libertà potevo parlare e sparlare con onestà intellettuale di tendenze poetiche, libri e tutto quello che riguardava il mondo del verso. Personalmente l’ho sempre definito uno spazio corsaro, e così lo hanno percepito anche i miei lettori affezionati. Il mio interesse andava e va soprattutto alla piccola e media editoria, in cui oggi è possibile trovare ancora la buona poesia. Non ho fatto sconti ai poeti laureati e al loro potere culturale. Dopo qualche anno la rubrica ritorna: torno a firmare Nel verso giusto con lo stesso spirito corsaro e sempre dalla parte di chi ama la poesia e la considera una cosa onesta. Chi volesse inviarmi i propri libri può farlo al seguente indirizzo: Nicola Vacca c/o Gianni Lendini, via Po 116, 00198 Roma. Vi assicuro che nulla passerà inosservato. Poi, come sempre ho fatto, dedicherò maggiore attenzione alla piccola e media editoria. Sono contento di questa possibilità per la poesia che ha sempre più necessità di essere divulgata e testimoniata. Soprattutto mi auguro che nel nostro Paese si torni a dare al mondo del verso la giusta considerazione”.
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LA CRISI
La vita non è facile
lo sanno i poeti.
Tutte le mattine fanno i conti con le parole
camminano senza mappa.
Tengono tra le mani
la poesia che succede nella crudeltà
di un altro giorno di paura.
E sempre agli inizi del nuovo anno è pronta la sua nuova raccolta, la nona, di trentotto componimenti,“Esperienza degli affanni”, per le edizioni Il foglio ( 84 pagg. 6 euro ).
Si tratta di una splendida conferma.
Dal “personale” dell’intimo quotidiano che nei suoi versi diventava valore universale ed assoluto delle prime raccolte, al “politico” dell’impegno civile, nella protesta e nella ricerca incessante di lampi di luce nel buio che circonda la nostra identità di contemporanei, degli ultimi lavori, Nicola Vacca dà un’altra superba prova di maturità espressiva, senza retorica, e con semplice, ma precisa efficacia di contenuti. “Giriamo a vuoto, perché abbiamo perso il baricentro. Siamo avvitati intorno a una pericolosa involuzione che sta minando le fondamenta della nostra specie, che non è più capace di guardarsi dentro. Manchiamo di impegno e di responsabilità. La politica non è più in grado di dare risposte alla società, il primato della cultura è stato demolito da un’omologazione mediatica che ha completamente reso superfluo il valore fondamentale della conoscenza. C’è una brutta aria, un asettico analfabetismo emotivo ci sta togliendo definitivamente la meraviglia dello stupore. Insomma, dovremmo iniziare a fiutare l’odore del pericolo, invece continuiamo a farci del male aprendo la strada a un’Apocalisse postmoderna che ci annienterà. Ezra Pound scriveva che il compito del poeta è quello di riempire il caos. E aveva perfettamente ragione. La poesia riesce a vedere quello che altre discipline non guardano nemmeno. L’invisibile che contiene verità assolute. Bisogna costruire con parole che dicono e che a volte possono risultare scomode, ma devono dire, quindi significare. L’immagine del vuoto che annuncia tumulti è la fotografia dell’impoverimento del nostro tempo interiore che ha bisogno dell’unica rivoluzione possibile, quella del cuore che tarda a venire. Dal punto di vista relazionale bisogna stare attenti al nulla nel quale la crisi economica, che è soprattutto crisi morale, ci ha trascinato. Si avverte il pericolo del conflitto sociale. E questa volta i tumulti lascerebbero il segno. A questo serve la poesia. Porre domande sulla vita, non smettere mai di interrogarsi, cercare di evocare, affermare per combattere il nichilismo che avanza dappertutto. Soltanto la parola che chiama le cose con il loro nome può limitare i danni”.
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"A destra per caso. Conversazioni su un viaggio" ( Il Foglio letterario, pp. 90, euro 10 )
A marzo, poi, in uscita una riflessione propriamente politica di Nicola Vacca, scritta a quattro mani e anzi a due voci con Carlo Gambescia: un poeta e un sociologo, due intellettuali curiosi e intelligenti, affascinanti e creativi, comunque due uomini liberi, che si interrogano, a metà fra convincimento e delusione, sui loro percorsi politici degli ultimi anni, fra i sentieri impervi e a volte scalcinati della destra italiana.
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