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Noi siamo letterati ed artisti, e siamo uomini pensanti e responsabilmente coinvolti nelle cose che cupamente ci attorniano. Traiamo la nostra legittimazione più profonda ed individuata dalla visione, dall’emozione, dalla persuasione della sacralità, dell’identità, della socialità nazionale ed europea. Questo è il nostro mondo e per questo noi viviamo e ci battiamo.

Sandro Giovannini
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CONTRO IL VELTRONISMO, INVOLUZIONE POSTMODERNA DEL COMUNISMO, PER EVITARE LA BASSOLINIZZAZIONE DELL' ITALIA INTERA.
Di giuseppe (del 26/06/2007 @ 18:12:26, in blog, linkato 36450 volte)

Ancora non c’è e già appare francamente insopportabile.

Domani Walter Veltroni diventerà per accettazione di una generale richiesta e quindi per acclamazione, leader del nascituro partito democratico; di conseguenza, sarà il candidato a premier della coalizione di centro sinistra alle prossime elezioni, quando, per una ragione o per l’altra, verrà meno il governo Prodi, che forse, addirittura, sarà chiamato a sostituire già adesso, all’interno dell’attuale maggioranza.

L’accettazione avverrà a Torino e non a caso: perché città del nord Italia, dove il centro sinistra è maggiormente in difficoltà, mentre invece qui esso non solo gode di ottima salute, ma pure prospera, sotto la cabina di regia di Sergio Chiamparino. Anzi, Torino del veltronismo è una anticipazione e una evoluzione al tempo stesso. Lo ha sperimentato e messo a punto con dieci anni di sindaco Castellani e lo sta ora perfezionando ed estendendo con i dieci anni del sindaco Chiamparino: la marmellata indistinta che mette insieme e amalgama un sistema di potere chiuso, controllato dalle famiglie dei finanzieri e dei banchieri, poi dei grandi industriali, che hanno sotto di sé gli apparati di partito, con cui hanno avviato un proficuo interscambio di interessi. Questi solamente contano. I problemi, non importano. Sicurezza, legalità, trasporti, interventi sociali e culturali vengono affrontati solamente nella misura in cui permettono agli amici di intervenire, o creano condizioni di intervento per gli amici degli amici e i loro parenti, i loro dipendenti e le loro società.

A Palermo, un sistema del genere – ma rozzo, arcaico, geneticamente criminale - viene comunemente chiamato mafia e più o meno seriamente combattuto e comunque esecrato.

A Torino, non si chiama, non lo si combatte e anzi lo si esalta.

Il consenso viene poi recuperato, quando è il momento, sia attraverso i voti dei molti direttamente coinvolti e quindi beneficiati dal sistema; sia di quelli che vengono raggiunti da una serie molteplice di suggestioni culturali e sociali; sia perché è stato accuratamente eliminato ogni conflitto e quindi ogni credibile, reale, seria alternativa.

Al di là delle votazioni, poi, la fabbrica del consenso opera quotidianamente, attraverso i mass media, che si danno ragione e si rimbalzano l’un l’altro motivi e personaggi, strettamente controllati dai poteri forti che tutto gestiscono in combutta con la politica.

Napoli, per esempio, dopo quasi vent’anni di Bassolino, quella Napoli della quale si cantava la rinascita e si celebrava il rinascimento, invece adesso è ridotta allo stremo, Sodoma della politica di sinistra, Gomorra della Camorra, seppellita dai rifiuti, in balia della criminalità, divisa fra poche zone - bene per ricchi e intere periferie degradate, senza tetto né legge, di milioni di diseredati, ai quali è stata tolta anche la speranza di un destino migliore e quindi incattiviti senza più rimedio.

Parimenti Torino, dopo sei anni di Chiamparino, è illusa di aver trovato nuove energie e nuove identità: e non è certo un caso che Antonio Bassolino e Sergio Chiamparino siedano fra i quaranticinque saggi – e complimenti alla saggezza! – del nascituro partito democratico.

La Roma di Walter Veltroni è la paradigmatica esemplificazione della città futura in cui i ricchi diventano più ricchi e i poveri sempre più poveri; gli integrati, sempre più integrati e gli apocalittici sempre più apocalittici: i privilegiati aumentano in qualità e quantità, esattamente come avviene in maniera speculare per gli esclusi. Eppure, la città in cui i problemi sono scomparsi, con essi i conflitti; in cui tutti sembrano felici e contenti; in cui pare che non ci siano più né identità né differenze.

Ora, il veltronismo, involuzione postmoderna del comunismo, in cui comunque i comunisti sono dentro per memoria storica sopravvissuta agli storici fallimenti, per retaggio di appartenenza e convergenza di interessi, con l’ascesa del leader onomatopeico, tende a diventare modello di potere nazionale.

Un logo da esportare in un’operazione di marketing su vasta scala, per cittadini consumatori, spettatori e vittime della politica spettacolo, in cui i partiti sono contenitori di facciata che mascherano intereressi economici singoli e di gruppo; che non danno più né ideali, né passioni e spingono all’individualismo parcellizzato caso per caso e casa per casa , alla competizione materialista, al riflusso non soltanto più nel privato, ma nella dimensione dell’egoismo più sfrenato.

Il veltronismo ora è il nemico principale.

Denunciandone le insanabili contraddizioni strutturali e indicandone puntualmente le inevitabili errori gestionali, bisogna serrare i ranghi, coordinare le fila, agire e reagire quotidianamente, costruendo il dissenso: si tratta di evitare la bassolinizzazione dell’ intera Italia!

Tremo al solo pensiero di questa marmellata colorata e profumata, che però poi ti si piazza sullo stomaco, ti fa diventare un automa indistinto, appesantito e grigio – giallo di asfissia, inappetenza e impotenza; di questa società, americanizzata fin nel midollo, un guazzabuglio indistinto di tutto e del contrario di tutto, apparentemente chich e nuova, in realtà conformista e passatista; buonista e perbenista nella forma, mentre nella sostanza nasconde, perpetua ed esalta gli apparati di controllo del grande capitale, delle multinazionali, dei poteri forti e dei loro complici politici asserviti.

Gestione del potere, per il potere fino a sé stesso, dietro la facciata di una politica che abilmente sa presentarsi quale servizio e partecipazione, nella matassa inestricabile di vetero marxismo, socialismo, liberalismo, cattolicesimo; nell’ultima trasformazione dei comunisti vecchi e nuovi, questo, esattamente questo, è il veltronismo, che poi non si capisce come fa a mettere insieme e anzi esaltare l’Africa, l’Europa, l’America e l’India; Israele e i Palestinesi; John Kennedy e Martin Luther King; Mahtma Gandhi, Fidel Castro ed Enrico Berlinguer; Madre Teresa di Calcutta, Papa Giovanni e Papa Woytila; dialetto romanesco e slang anglofono internazionale; Carlo De Benedetti, Diego Della Valle e la famiglia Agnelli; i sindacalisti e i banchieri; i mercati finanziari e i mercati di quartiere; le cooperative rosse e la compagnia delle Opere; la borsa della City degli agenti londinesi e la borsa della spesa dei pensionati milanesi; l’ecologia, le battaglie in difesa della qualità dell’aria, che chissà per quale miracolo non viene invece inquinata dalle centrali di Civitavecchia di Aprilia, in quanto di proprietà di De Benedetti e di altre società in combutta con la legacoop; stilisti e coatti; Jovanotti, Alessandro Baricco, Sabrina Ferilli, Roberto Benigni e Fabio Fazio; narrativa contemporanea in versione simil sofisticata per casalinghe - bene annoiate e in mancanza di meglio in fregola almeno di eccitazioni letterarie, piaciuta tanto pure a Gianfranco Fini e infantilismo di ritorno, nutrito di nostalgia per Tex Willer, Diabolik, le figurine Panini e la Nutella; operai del terziario e del quartiario e precari a vita; le tute dismesse e le camicie “botton down” di Brooks Brothers comprate rigorosamente a New York; family pride e gay pride; nani, saltimbanchi e ballerine; la batteria, il contrabbasso eccetera, io, tu, noi, tutti.

Nemmeno due anni fa, aveva detto che, finito di fare il sindaco di Roma, avrebbe lasciato la politica e se ne sarebbe andato in Africa, a seguire da vicino le missioni laiche, quel volontariato di maniera, tanto caro ai suoi amici cantanti, che in nome dei diritti umani o delle risorse negate promuovono sè stessi e i propri intressi, quel filantropismo capitalista, che in realtà diventa anch’esso un vantaggioso strumento di business, alla Bill Gates. Aveva detto comunque che se ne sarebbe andato in Africa. E infatti...

Proprio mentre il suo coetaneo e anticipatore in sedicesimo Tony Blair si ritira sotto il peso dei fallimenti, Walter Veltroni vorrebbe cominciare adesso.

Comincia con un partito nuovo che nasce già vecchio, questo partito democratico scopiazzato dal partito democratico americano, come quello stanca riproposizione di scialbi luoghi comuni, a nascondere l’essenza costituita dai comitati d’affari uniti nel business della politica. Non è un caso che adesso lo abbiano chiamato, i suoi amici e compagni. Adesso che il governo – Prodi è in estrema difficoltà, soprattutto per non aver dato segnali di discontinuità con il recente passato e quindi per non aver dato risposte credibili ai bisogni e alle emergenze. Adesso che sono rossi di vergogna per lo scandalo rivelato dalle intercettazioni telefoniche, di cui su questo blog avevamo denunciato l’enorme gravità (‘I furbetti del quartierino rosso’, 12 giugno ).

Qualcuno di quelli che preferiva credere alle favolette messe in giro da D’Alema e da Fassino ci aveva accusati di catastrofismo e di anticomunismo viscerale. Invece avevamo colto la realtà effettuale delle cose. Ieri, a darci ragione, sia pur indirettamente, in un’intervista a “Repubblica”, niente di meno che l’ex segretario delll’ultimo Pci, Achille Occhetto: “Le intercettazioni telefoniche, terribili da un punto di vista strategico. Lì dentro c’è la prova dell’esaltazione del capitalismo finanziario peggiore, che è invece la cancrena delle società moderne. Quel tifo...Fassino che dichiara che tutto ciò cha sta sul mercato va bene”.

Così come questo Veltroni, che ci dice che tutto ciò che sta sul mercato della politica va bene, purché serva agli interessi del formidabile centro di interessi e dello straordinario strumento di potere che nasconde, contro cui nemmeno da domani, fin da oggi, subito, occorre costruire il dissenso ideologico e il contrasto pratico.

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