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<title>Il blog di Giuseppe Puppo</title><link>http://www.giuseppepuppo.it/dblog/</link>
<description>Il blog di Giuseppe Puppo</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[FENOMENOLOGIA DEL GRANDE FRATELLO]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong><em>Ci piace!?!</em> </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong></strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Mah, francamente no, non ci piace, non ci pu&ograve; piacere. </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Quello che abbiamo imparato a chiamare l&rsquo;immaginario collettivo &egrave; in gran parte alimentato dai modelli di comportamento e dalle pratiche indicazioni fornite dalla televisione, comunque da tutto il can can mediatico, vecchio e nuovo, che intorno ad essa continua a ruotare. Il &ldquo;Grande Fratello&rdquo; ne &egrave; l&rsquo;espressione migliore, nel senso di pi&ugrave; completa, immediata e invasiva.</strong></font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Quello che stupisce &egrave; la mancanza di autenticit&agrave;, cio&egrave; di realt&agrave;, in ci&ograve; che pure viene definito &ldquo;reality&rdquo;. Sono gli autori del programma che, a tavolino, a freddo, artificialmente, impostano e pianificano le vicende ( per quanto il termine sia qui sprecato ) che accadono &ldquo;nella casa&rdquo;, a cominciare dalla scelta dei &ldquo;protagonisti&rdquo; e dalle loro successive caratterizzazioni. </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>C&rsquo;&egrave; un obiettivo preciso: creare artificialmente, dal nulla, l&rsquo;interesse ( ma quali emozioni? ), l&rsquo;audience, quindi le operazioni materiali ad esso connesse, che sono poi il senso dell&rsquo;intera operazione. </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>L&rsquo;obiettivo preciso dei protagonisti sta invece nella loro ferma volont&agrave; ( che pare l&rsquo;unica cosa che abbiano ben chiara ) di riuscire nel mondo dello spettacolo. Un tempo, ci&ograve; significava sacrificio, studio, applicazione, esercizio e gavetta, oltre al genio e al talento; oggi, tutto ci&ograve; rimane marginale, riservato a una esigua minoranza, mentre per lo pi&ugrave; la riuscita consiste nell&rsquo;apparizione in qualche spettacolo televisivo, non importa in che veste, anche di semplice comparsa, senz&rsquo;arte, n&eacute; parte. </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong></strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Quello che stupisce ancora, in seconda battuta, &egrave; l&rsquo;egoismo, la sopraffazione, la falsit&agrave; con cui i protagonisti del &ldquo;Grande Fratello&rdquo; rispondono alle sollecitazioni da cui sono impostati, assecondando i fili da cui sono manovrati. Possibile che a nessuno sia mai sorta, o almeno abbiano mai manifestato, un filo di ironia, e auto &ndash; ironia, in tutti questi giorni passati &ldquo;nella casa&rdquo; sotto le inquadrature delle telecamere? </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Come &egrave; possibile che abbiano preso tutto sul serio, troppo sul serio, in maniera univoca e totalitaria? Ci&ograve; stupisce, ancora di pi&ugrave; del fatto che nessun dubbio sia venuto alla grandissima fetta di pubblico che li segue e ad essi si uniforma. </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Vedete, &ldquo;Amici&rdquo; ( tanto per citare l&rsquo;altro programma di culto del momento ) almeno dimostra che al successo si arriva con talento innato, con la passione coltivata, con l&rsquo;esercizio quotidiano, col sacrificio diuturno. &ldquo;Il Grande Fratello&rdquo;, no. &ldquo;Il Grande Fratello&rdquo;, al contrario, indica che per arrivare a essere famosi basta riuscire a stare dietro una telecamera, non importa come e perch&eacute;, manifestando comportamenti marci di consumismo, retorica, menefreghismo e finzione. Cos&igrave;, si diventa eroi per una stagione, non importa se breve, che comunque risolve l&rsquo;esistenza: perch&eacute; poi c&rsquo;&egrave; la parte delle foto sui settimanali scandalistici, e l&rsquo;arte della partecipazione lautamente retribuita alle feste in discoteca. </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Un&rsquo;altra cosa poi, ancora pi&ugrave; importante. Come &egrave; possibile che ragazzi di venti, trenta anni, quelli che fino a una generazione fa, da secoli hanno sempre sognato di cambiare il mondo e si sono comunque battuti per riuscirci, siano da oltre tre mesi alle prese con discorsi fondati sul nulla? Eppure, bene o male, hanno studiato, qualcuno pure abbastanza, ma &egrave; come se non l&rsquo;avessero fatto. Parlano un italiano storpiato, involuto, portatore di handicap morfologici e sintattici. In una lingua di tal genere, il loro universo culturale spazia poi dal taglio dei capelli, ai tatuaggi; dalle liti per una valigia, o un pupazzo, ai flirt veri o presunti. Non il crollo delle borse, la crisi economica, Gandhi, o Che Guevara, sia mai non dico entrato, ma abbia mai almeno sfiorato anche uno solo dei loro discorsi? Possibile che in oltre tre mesi non abbiano letto un libro? O non si siano mai interrogati sulla guerra in Afghanistan, sulla desertificazione, sull&rsquo;inquinamento? Possibile che il loro universo sia delimitato dai guantini di Maicol che fa la caricatura delle caricature da avanspettacolo dei gay, e dagli abiti sgargianti in pura seta di un sedicente Principe, falso come il suo nome? Peggio. </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Possibile che nessun dubbio, almeno un sospetto, una perplessit&agrave;, non sia venuto nemmeno a uno degli &ldquo;intellettuali&rdquo; che fanno da contorno all&rsquo;ambaradan mediatico del &ldquo;Grande Fratello&rdquo;? Lasciamo stare Platinette, ma, ecco, uno come Alfonso Signorini, che dirige due giornali dalle tirature sensazionali, come fa a parlare di amenit&agrave; simili come se parlasse dei pi&ugrave; importanti temi economici e sociali, e per di pi&ugrave; con un fiore in mano? Uno come Alessandro Cecchi Paone? Una come Barbara Palombelli? </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Per non dire di un fine intellettuale imprestato di volta in volta alla psichiatria, alla politica, alla religione e ora alla critica sociale quale Alessandro Meluzzi?</strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Come fanno anche a parlare sul serio delle amenit&agrave; false, oltre che diseducative, propinate dai protagonisti del &ldquo;Grande Fratello&rdquo;? </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Il &ldquo;sogno&rdquo; italiano che dalla televisione part&igrave; agli inizi degli anni Novanta e prese poi corpo, con tutto il suo peso, in termini di rinnovamento e creativit&agrave;, con un&rsquo;occasione di riuscita per tutti, la ventata di rinnovamento che dalla societ&agrave;, pass&ograve; alla politica, dopo due decenni ha perso gran parte delle sue connotazioni positive e nella degenerazione degli stanchi imitatori con vent&rsquo;anni di ritardo mostra oramai un cupo disfacimento. </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>No, non ci piace. Non possiamo ottenere nessuna soddisfazione dalle ragioni del marketing e di tutto un sistema ad esso finalizzato. </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong><em>Punto.</em> </strong></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>Giuseppe Puppo</strong></font> </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.giuseppepuppo.it/dblog/articolo.asp?articolo=282]]></link>
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	<dc:date>2010-02-28T10:52:50+01:00</dc:date>
	<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[DUE O TRE COSE CHE SO SULLE DROGHE...]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font face="Times New Roman" size="3"><strong>In un&rsquo;altra vita, ho fatto per sette anni l&rsquo;addetto &ndash; stampa dell&rsquo;assessorato alla sanit&agrave; della Regione Piemonte, e quindi dal mio osservatorio privilegiato qualche cosa ho potuto vedere e ho potuto capire, anche a proposito di sostanze stupefacenti. </strong></font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3"><strong>In particolare, ho imparato alcuni concetti forti e chiari, che mi sono tornati in mente in questi giorni, a proposito dell&rsquo;attenzione mediatica concentrata sulle dichiarazioni del musicista italiano Morgan. </strong></font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3"><strong>Quello che so io, poco, ma semplice, &egrave;, in primo luogo, che quando si parla di droghe vecchie e nuove, bisogna contare fino a &hellip;dieci, qualunque sia il messaggio che si vuol estrinsecare, anche se con intenti positivi. V</strong></font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3"><strong>edete, per esempio: alcuni anni fa Alleanza nazionale lanci&ograve; una campagna contro gli spinelli e lo fece con uno slogan - boomerang, tale che se i produttori di hashish e marijuana si fossero messi a posta a pubblicizzare la diffusione dei loro prodotti non avrebbero potuto fare di meglio. Ci&ograve; vale anche e soprattutto quando a parlare sono personaggi pubblici, a maggior ragione coloro i quali, per una ragione, o per l&rsquo;altra, a torto, o a ragione, sono punti di riferimento, modelli di comportamento, miti per le giovani generazioni: in tal senso le dichiarazioni di Morgan, di una gravit&agrave; inaudita, hanno avuto un effetto devastante. </strong></font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3"><strong>Va da s&eacute; che le droghe non sono curative, ma distruttive: che non risolvono nessun problema, anzi lo acuiscono. </strong></font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3"><strong>Poi in nessun caso possono essere taciuti gli effetti perniciosi che esse, cocaina in primis, hanno sempre e comunque sulla salute fisica e psichica di chi le assume, anche saltuariamente. </strong></font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3"><strong>So poi che l&rsquo;intera questione non pu&ograve; essere rivestita, o coperta, o strumentalizzata, dagli interessi partitici: non pu&ograve; essere materia di scontro fra centro &ndash; destra o centro &ndash; sinistra, insomma, anche perch&eacute; non esistono soluzioni univoche, non c&rsquo;&egrave; una soluzione, quando il problema si presenta, a volte in tutta la sua drammaticit&agrave;, ma possono esistere soltanto rimedi parziali, mirati, valutati caso per caso e che comunque una liberazione soggettiva &egrave; una vera e propria impresa, lenta e difficile. Infine, so che l&rsquo;unica arma efficace &egrave; la prevenzione: si tratta di dare a ognuno di noi, affinch&eacute; non cada nel baratro delle droghe, da cui da cui poi rimane molto problematico venir fuori, occasioni, motivazioni, interessi, passioni, ideali. </strong></font><font face="Times New Roman" size="3"><strong>Esattamente quello che la nostra societ&agrave; contemporanea e l&rsquo;immaginario collettivo che la sottende non hanno saputo fare negli ultimi decenni. </strong></font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3"><strong>Questo so io. E voi?</strong></font> </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.giuseppepuppo.it/dblog/articolo.asp?articolo=281]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.giuseppepuppo.it/dblog/articolo.asp?articolo=281</guid>
	<dc:date>2010-02-14T09:52:25+01:00</dc:date>
	<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[NICOLA VACCA - AGGIORNAMENTO "Ritratti del Duemila"]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font size="4">Dagli inizi del 2010 Nicola Vacca &ldquo;riapre&rdquo; la sua rubrica di poesia, ospitata da &ldquo;Linea quotidiano&rdquo;: </font></p>
<p><font size="4">&ldquo;Dal 2001 al 2006 ho curato sul Secolo d&rsquo;Italia una rubrica fissa di poesia. Si chiamava &lsquo;Nel verso giusto&rsquo; e usciva il marted&igrave;. Per molti era diventata un appuntamento imperdibile. Cosa insolita nella storia della stampa quotidiana italiana, uno spazio di 3000 battute dedicato alla poesia. L&rsquo;iniziativa riscosse l&rsquo;attenzione dei media. Ma soprattutto ho ricevuto l&rsquo;attenzione di molti lettori , poeti e di lettori &ndash; poeti che mi facevano pervenire in redazione i loro libri. Molti critici mi invidiavano , nel senso buono del termine, questo spazio nel quale ampiamente e in assoluta libert&agrave; potevo parlare e sparlare con onest&agrave; intellettuale di tendenze poetiche, libri e tutto quello che riguardava il mondo del verso. Personalmente l&rsquo;ho sempre definito uno spazio corsaro, e cos&igrave; lo hanno percepito anche i miei lettori affezionati. Il mio interesse andava e va soprattutto alla piccola e media editoria, in cui oggi &egrave; possibile trovare ancora la buona poesia. Non ho fatto sconti ai poeti laureati e al loro potere culturale. Dopo qualche anno la rubrica ritorna: torno a firmare Nel verso giusto con lo stesso spirito corsaro e sempre dalla parte di chi ama la poesia e la considera una cosa onesta. Chi volesse inviarmi i propri libri pu&ograve; farlo al seguente indirizzo: Nicola Vacca c/o Gianni Lendini, via Po 116, 00198 Roma. Vi assicuro che nulla passer&agrave; inosservato. Poi, come sempre ho fatto, dedicher&ograve; maggiore attenzione alla piccola e media editoria. Sono contento di questa possibilit&agrave; per la poesia che ha sempre pi&ugrave; necessit&agrave; di essere divulgata e testimoniata. Soprattutto mi auguro che nel nostro Paese si torni a dare al mondo del verso la giusta considerazione&rdquo;. </font></p>
<p><font size="4">*** </font></p>
<p><font size="4">LA CRISI </font></p>
<p><font size="4">La vita non &egrave; facile </font></p>
<p><font size="4">lo sanno i poeti. </font></p>
<p><font size="4">Tutte le mattine fanno i conti con le </font><font size="4">parole </font></p>
<p><font size="4">camminano senza mappa. </font></p>
<p><font size="4">Tengono tra le mani </font></p>
<p><font size="4">la poesia </font><font size="4">che succede nella crudelt&agrave; </font></p>
<p><font size="4">di un altro giorno di paura. </font></p>
<p><font size="4"></font></p>
<p><font size="4">E sempre agli inizi del nuovo anno &egrave; pronta la sua nuova raccolta, la nona, di trentotto componimenti,&ldquo;Esperienza degli affanni&rdquo;, per le edizioni Il foglio ( 84 pagg. 6 euro ). </font></p>
<p><font size="4">Si tratta di una splendida conferma. </font></p>
<p><font size="4">Dal &ldquo;personale&rdquo; dell&rsquo;intimo quotidiano che nei suoi versi diventava valore universale ed assoluto delle prime raccolte, al &ldquo;politico&rdquo; dell&rsquo;impegno civile, nella protesta e nella ricerca incessante di lampi di luce nel buio che circonda la nostra identit&agrave; di contemporanei, degli ultimi lavori, Nicola Vacca d&agrave; un&rsquo;altra superba prova di maturit&agrave; espressiva, senza retorica, e con semplice, ma precisa efficacia di contenuti. &ldquo;Giriamo a vuoto, perch&eacute; abbiamo perso il baricentro. Siamo avvitati intorno a una pericolosa involuzione che sta minando le fondamenta della nostra specie, che non &egrave; pi&ugrave; capace di guardarsi dentro. Manchiamo di impegno e di responsabilit&agrave;. La politica non &egrave; pi&ugrave; in grado di dare risposte alla societ&agrave;, il primato della cultura &egrave; stato demolito da un&rsquo;omologazione mediatica che ha completamente reso superfluo il valore fondamentale della conoscenza. C&rsquo;&egrave; una brutta aria, un asettico analfabetismo emotivo ci sta togliendo definitivamente la meraviglia dello stupore. Insomma, dovremmo iniziare a fiutare l&rsquo;odore del pericolo, invece continuiamo a farci del male aprendo la strada a un&rsquo;Apocalisse postmoderna che ci annienter&agrave;. Ezra Pound scriveva che il compito del poeta &egrave; quello di riempire il caos. E aveva perfettamente ragione. La poesia riesce a vedere quello che altre discipline non guardano nemmeno. L&rsquo;invisibile che contiene verit&agrave; assolute. Bisogna costruire con parole che dicono e che a volte possono risultare scomode, ma devono dire, quindi significare. L&rsquo;immagine del vuoto che annuncia tumulti &egrave; la fotografia dell&rsquo;impoverimento del nostro tempo interiore che ha bisogno dell&rsquo;unica rivoluzione possibile, quella del cuore che tarda a venire. Dal punto di vista relazionale bisogna stare attenti al nulla nel quale la crisi economica, che &egrave; soprattutto crisi morale, ci ha trascinato. Si avverte il pericolo del conflitto sociale. E questa volta i tumulti lascerebbero il segno. A questo serve la poesia. Porre domande sulla vita, non smettere mai di interrogarsi, cercare di evocare, affermare per combattere il nichilismo che avanza dappertutto. Soltanto la parola che chiama le cose con il loro nome pu&ograve; limitare i danni&rdquo;. </font></p>
<p><font size="4">*** </font></p>
<p><font size="4">&quot;A destra per caso. Conversazioni su un viaggio&quot; ( Il Foglio letterario, pp. 90, euro 10 ) </font></p>
<p><font size="4">A marzo, poi, in uscita una riflessione propriamente politica di Nicola Vacca, scritta a quattro mani e anzi a due voci con Carlo Gambescia: un poeta e un sociologo, due intellettuali curiosi e intelligenti, affascinanti e creativi, comunque due uomini liberi, che si interrogano, a met&agrave; fra convincimento e delusione, sui loro percorsi politici degli ultimi anni, fra i sentieri impervi e a volte scalcinati della destra italiana.</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.giuseppepuppo.it/dblog/articolo.asp?articolo=280]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.giuseppepuppo.it/dblog/articolo.asp?articolo=280</guid>
	<dc:date>2010-02-13T09:11:56+01:00</dc:date>
	<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[SE UNA NOTTE D’INVERNO TANTI VIAGGIATORI…]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font size="4">Lontano. Sono andato via e ci sono rimasto tanto, e per viaggiare ho usato il treno. </font></p>
<p><font size="4">Ho in memoria viaggi interminabili, gi&agrave; di per s&eacute; resi estenuanti dalla lontananza e fatti diventare poi allucinanti da lunghe soste inspiegabili in aperta campagna; ma conservo pure immagini piacevolissime che mi tornano gradite: del mare aperto, su spiagge, affollate, o deserte, a seconda delle stagioni, lungo la costa adriatica, vicino a case, palazzine, o villette, con il giardino, le piante, la salvia e il rosmarino, lungo le strade provinciali, su cui corrono auto, coi fari accesi di notte, che si incrociano e incrociano le cose della vita. </font></p>
<p><font size="4">Conserviamo poi tutti in quello che abbiamo imparato a chiamare l&rsquo;immaginario collettivo le memorie eroiche di quando il treno era sinonimo di progresso, di velocit&agrave;, di forza e ingegno degli esseri umani. </font></p>
<p><font size="4"></font></p>
<p><font size="4">Ora, in Italia abbiamo un&rsquo;emergenza, comunque un gravissimo problema. Certo, ce ne sono tanti altri, ma quando si parla di riforme, di assetti istituzionali, di organi e settori specifici, si dovrebbe considerare che fra le criticit&agrave; da affrontare immediatamente ci sono le Ferrovie dello Stato, o Trenitalia che dir si voglia, come si chiama l&rsquo;ente dopo la sostanziale privatizzazione di alcuni anni fa, quando si credeva che l&rsquo;aziendalizzazione fosse un toccasana per tutto e per tutti. Invece- ci scusiamo per il disagio, e certo&hellip; - la realt&agrave; &egrave; ben diversa. </font></p>
<p><font size="4">Certo, magari prima molti settori erano dispersivi e, senza razionalizzazione di spesa, risultavano onerosi per lo Stato. </font></p>
<p><font size="4">Ma, tanto per fare due altri esempi, la Sip era un&rsquo;azienda seria, anzi fiore all&rsquo;occhiello dello Stato, di cui era emanazione, suoi qualificati e prestigiosi dipendenti compresi e nella realt&agrave; dei fatti al servizio dei cittadini: e lo stesso le Poste, e l&rsquo;Enel. </font></p>
<p><font size="4">Ora, ci sono settori, campi di attivit&agrave;, che non possono essere liberalizzati, sottoposti alle logiche dei processi di aziendalizzazione e delle logiche del mercato, come invece &egrave; avvenuto in Italia, in quanto non producono formaggini, o succhi di frutta, ma servizi essenziali, e quindi devono essere emanazione dello Stato, non campo di speculazione, e profitto, e arricchimento per i privati, come sono diventate tutte, grazie alle logiche politiche del neocapitalismo selvaggio e della globalizzazione, grazie alle servit&ugrave; dei potere e dei sindacalisti della triplice , coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti: servizi diventati di qualit&agrave; pessima, rispetto a prima e a costi per i cittadini e le famiglie italiane diventati operosissimi. </font></p>
<p><font size="4">Gi&agrave;, proprio cos&igrave;: servizi sono diventati di infima qualit&agrave;, mentre i costi sono saliti in maniera spropositata, con buona pace di tutte le cos&igrave; dette Authority, introdotte anch&rsquo;esse dal potere, quale ipotetico contrasto allo strapotere delle aziende: in realt&agrave; sono una vera e propria ulteriore presa in giro per i cittadini, che fingono di difendere, o tutelare: insomma, oltre ai danni, pure le beffe. </font></p>
<p><font size="4">In particolare, per le Ferrovie siamo a una vera e propria emergenza. </font></p>
<p><font size="4">Pochi centimetri di neve sono bastati prima di Natale a far saltare i collegamenti fra Milano e Bologna, con conseguenze catastrofiche che molti di noi hanno vissuto direttamente, o quanto meno conoscono bene, perch&eacute; le si debba ricordare qui. </font></p>
<p><font size="4"></font></p>
<p><font size="4">Una notte d&rsquo;inverno molti viaggiatori sono stati trasportati da Trenitalia direttamente all&rsquo;inferno. </font></p>
<p><font size="4">Lo stesso invece non &egrave; avvenuto nei tratti milanesi gestiti dalle Ferrovie Nord di Milano, una societ&agrave; autonoma, che ha provveduto a impedire che gelassero i cambi, cosa che Trenitalia, o chi per essa, non ha fatto, perch&eacute; non pu&ograve; pi&ugrave; fare, perch&eacute;, grazie alle logiche dell&rsquo;aziendalizzazione, sono stati tagliati molti posti di lavoro, a tutto danno degli utenti. Infatti, non &egrave; un caso. </font></p>
<p><font size="4">Catastrofe di Natale a parte, sempre come ognuno sa, o pu&ograve; agevolmente constatare, frequentando le stazioni ferroviarie, i ritardi non sono pi&ugrave; un&rsquo;eccezione, per quanto diffusa: sono la regola; e ritardi che rispondono a logiche misteriose e imponderabili, spesso tout court assurdi. </font></p>
<p><font size="4">A proposito di stazioni: sono diventati luoghi di bruttezza estrema, che deturpano le nostre citt&agrave;, concentrato di disagio, ricettacolo di disperazione, con le aree dei dintorni intere, pressoch&eacute; infrequentabili. </font></p>
<p><font size="4">A Torino, per dire di quella che conosco meglio, per esempio, sono pi&ugrave; di dieci anni che Porta Nuova e le strade vicine sono interessate da lavori interminabili, con conseguenze estetiche e sociali ugualmente allucinanti. Per non dire delle nuove gi&agrave; realizzate. Roma e Milano diventano invivibili, non appena si supera il ristretto cerchio degli arrivi/partenze; Trieste &egrave; un percorso assurdo, imbarazzante. Tutte, vecchie nuove, posti allucinanti: senza sale d&rsquo;attesa, servizi igienici, o servizi. Da poco ci raccontano, favoleggiando, della cos&igrave; detta alta velocit&agrave; nel frattempo realizzata. </font></p>
<p><font size="4">Ora, in primo luogo, essa &egrave; costata uno sproposito per tutti noi, cio&egrave; allo Stato ( gi&agrave;, bella logica, quella di TreniItalia, pubblica quando deve battere cassa, o scaricare perdite, privata quando deve incassare e assicurarsi guadagni: vorrei capire che aziende ibride sono queste: come la Fiat, gi&agrave;, che ha fatto scuola&hellip; ) cifre astronomiche, superiori a quelle degli altri Paesi europei. </font></p>
<p><font size="4">Poi, come il Cristo di Carlo Levi, si &egrave; fermata a Eboli, o gi&agrave; di l&igrave;, colpendo e penalizzando ulteriormente il Mezzogiorno d&rsquo;Italia; infine, ha costi di utilizzo per gli utenti proibitivi, riservati a una fascia precisa di utenti, quelli che possono permettersi di pagare biglietti elevatissimi, i ricchi e i nuovi ricchi e gli arricchiti. </font></p>
<p><font size="4">Per tutti gli altri, come i pendolari, altro che alta velocit&agrave;: a costi comunque rilevanti, bassissima velocit&agrave;, con orari da anni Trenta; su vagoni super-affollati, cos&igrave; programmati apposta; senza manutenzione e che partono gi&agrave;, anche sulle lunghe distanze, con i riscaldamenti rotti, le porte scassate e i bagni sporchi: una vergogna, una vera e propria vergogna, di cui non sappiamo nemmeno a chi dobbiamo dire grazie.</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.giuseppepuppo.it/dblog/articolo.asp?articolo=279]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.giuseppepuppo.it/dblog/articolo.asp?articolo=279</guid>
	<dc:date>2010-02-05T14:47:06+01:00</dc:date>
	<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[BACIAMI ANCORA...]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font size="4">Come in precedenza il critico letterario francese Roland Barthes si era &ldquo;divertito&rdquo;, nel 1977, a ricavare dai personaggi dei romanzi una sorta di &ldquo;summa&rdquo; nel suo bellissimo, quanto impegnativo, saggio &ldquo;Frammenti di un discorso amoroso&rdquo; ( Einaudi ), cos&igrave; io nel 2006 cercai di fare lo stesso, aggiornamento incluso delle regole e teorie sull&rsquo;argomento, nel mio libro &ldquo;Breviario d&rsquo;amore&rdquo; ( Azimut libri ), partendo per&ograve; dai protagonisti del &ldquo;gossip&rdquo; e dalle manifestazioni artistiche pi&ugrave; popolari, come i film e le canzoni. </font></p>
<p><font size="4">In particolare, dal &ldquo;pezzo&rdquo; di Jovanotti &ldquo;Un raggio di sole&rdquo; elaborai tutta una attualizzazione dei comportamenti di coppia scaturiti dalle vere e proprie modifiche epocali nel frattempo sopravvenute. In questi giorni ho sentito la nuova canzone del cantautore romano, &ldquo;Baciami ancora&rdquo;, inserita nel film omonimo, di Gabriele Muccino, come &egrave; noto &ldquo;sequel&rdquo; del fortunato &ldquo;L&rsquo;ultimo bacio&rdquo;, da ieri nelle sale: di nuovo, dal brano musicale mi sono scaturite alcune considerazioni, che prover&ograve; qui di seguito sinteticamente ad esporre. </font></p>
<p><font size="4">Intanto, mi &egrave; piaciuta la &ldquo;tecnica narrativa&rdquo;, del testo, di derivazione &ldquo;rap&rdquo;, in linea con lo stile di Jovanotti: un elenco di brevissimi flash che qui si fonde alla perfezione con il linguaggio cinematografico, a comporre, scatto dopo scatto, individuando i momenti pi&ugrave; intensi, senza tempi morti, o di routine, appunto come in un film, &ldquo;<em>una vita in un giorno</em>&rdquo;, ogni giorno, insieme, un mosaico composito e completo di una storia d&rsquo;amore, attraverso <em>&ldquo;&hellip;un&rsquo;impresa impossibile&hellip;un riflesso di sole sull&rsquo;onda di un fiume&hellip;un quaderno di appunti&hellip;una casa&hellip;un aereo che vola&hellip; un cielo&hellip;una stanza&hellip;un pensiero che sfugge&hellip;un errore perfetto&hellip;un diamante.. un difetto&hellip;un respiro profondo per non impazzire&hellip;&rdquo;.</em> </font></p>
<p><font size="4">Poi &ndash; qui la difficolt&agrave;, brillantemente superata, con un puzzle che risulta alla fine luminoso, solare, gioioso &ndash; viene celebrato un amore maturo, una storia che da rivoluzione, dopo esaltazioni, dubbi, vicissitudini, &egrave; diventata istituzione: troviamo quindi la lucida consapevolezza della positivit&agrave; creativa e della poesia quotidiana che l&rsquo;amore pu&ograve; sviluppare anche &ndash; e stavo per dire: soprattutto - nelle fasi successive a quelle iniziali dell&rsquo;infatuazione, quando dal microcosmo a due si esce alla luce del sole e nel mondo, con la convivenza, sempre di per s&eacute; problematica, con le attivit&agrave;, con la quotidianit&agrave; cui prima o poi ogni coppia &egrave; chiamata. </font></p>
<p><font size="4">Voglio dire: &egrave; facile parlare, come di solito fan tutti, delle estasi e dei tormenti, degli afflati erotici e dei cuori che palpitano, quando le cose son facili e quando tutto appare rose e fiori; pi&ugrave; difficile esprimere quanto e certo di pi&ugrave;, pure di vera e propria felicit&agrave; autosufficiente e autoalimentatesi, l&rsquo;amore pu&ograve; dare nelle fasi successive, quelle della maturit&agrave; faticosamente conseguita, a chi ne abbia una consapevolezza, raggiunta attraverso la sofferenza, perch&eacute; &ldquo;l&rsquo;amore fa soffrire&rdquo;, nel crocifiggersi per un altro, come ha scritto il filosofo Michael Quoist; e perch&eacute; soltanto chi ha sofferto tanto, pu&ograve; amare tanto, come ha detto l&rsquo;attrice Sandra Maggio. </font></p>
<p><font size="4">Prima d&rsquo;ora &ndash; si magna, la poesia, parvis, alle canzoni, componere licet &ndash; avevo trovato una capacit&agrave; simile soltanto nelle poesie degli ultimi anni di Nicola Vacca, il grande, il pi&ugrave; bravo e il pi&ugrave; vero poeta d&rsquo;amore dei giorni nostri, per sua moglie Serena. </font></p>
<p><font size="4">Anzi, c&rsquo;&egrave; qui ora una precisa indicazione: se l&rsquo;amore pu&ograve; far mettere le ali e far volare idealmente i due protagonisti, <em>&ldquo;la giustizia del mondo punisce chi ha le ali e non vola&rdquo;</em> a <em>&ldquo;</em></font><font size="4"><em>inseguire tutte le onde del nostro destino&rdquo;.</em> </font></p>
<p><font size="4">&ldquo;<em>Mamma-amante-figlia-impegno</em>&rdquo;: poi, la femmina trova e d&agrave; la completa realizzazione. </font></p>
<p><font size="4">E cos&igrave; &ldquo;<em>&egrave; l&rsquo;amore che detta ogni legge</em>&rdquo;: proprio quell&rsquo; &ldquo;<em>amor che move il sole e le altre stelle&rdquo;</em>, nella splendida attualizzazione e valorizzazione che Jovanotti ne fa adesso per la nostra identit&agrave; di contemporanei, direi a un livello sociologico e metapolitico, tanto per citare i metodi esplorativi e conoscitivi adoperati dal pi&ugrave; interessante novista culturale che mi capiti di leggere ultimamente, Carlo Gambescia. </font></p>
<p><font size="4">Infine &ndash; lo apprendo in questo momento - <em>&ldquo;son tornate le lucciole a Roma nei parchi&rdquo;</em> e me ne rallegro, perch&eacute; lungi dal contraddire la celeberrima metafora di Pier Paolo Pasolini, ci&ograve; gli d&agrave; conforto e assume poi un valore allegorico: quanto basta e avanza per incaricare una profonda conoscitrice della citt&agrave; eterna, come la mia amica Elisa Donghi, di preparare per tempo una mappa dettagliata, che permetta di esplorare e attestare in loco il mirabolante fenomeno, magari con le foto di Giulio, non appena passer&agrave; questo lungo inverno non tanto qui al Nord, quanto al Sud, dove fra poco torner&agrave; la primavera.</font> </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.giuseppepuppo.it/dblog/articolo.asp?articolo=278]]></link>
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	<dc:date>2010-01-30T16:58:16+01:00</dc:date>
	<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
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