Oggi, conferenza – stampa “all’estero”, evento esportato dal capoluogo piemontese.
Novara sta a un centinaio di chilometri da Torino e a una quarantina da Milano, però, quindi “appartiene” alla Lombardia, checché ne dica la geografia “politica”, che tanto, come pure quella fisica, nessuno studia più e comunque ha il baricentro sposato sulla Lombardia, sulla grande Milano gravita e non sul Piemonte.
L'autostrada fra le due metropoli, a proposito, non una strada qualsiasi, è ancora in parte ridotta a un pericolosissimo percorso da gincana automobilistica, con tanto di trappole e di passaggi segreti, roba incredibile, a volerla descrivere nemmeno ci si riesce, per via di lavori eterni, che, per le solite storie italiane di mafie e intrallazzi, sono diventati permanenti, se non eterni, roba che in altri Paesi avrebbero costruito centomila chilometri di autostrade e di alta velocità ferroviaria, nel tempo, ormai infinito, sono anni e anni, in cui in Italia non si riescono a concludere i meno di centocinquanta chilomentri fra Milano e Torino, con costi economici esorbitanti e pure non indifferenti costi sociali.
Questo anche storicamente, al confine del Lombardo –Veneto degli Austriaci e del Piemonte di casa Savoia: terra di contese e di battaglie, ai tempi delle guerre di Indipendenza. Di “piemontese” ha, nei campi vicini, le risaie ( A PRANZO, D’OBBLIGO IL RISOTTINO, NEH? ) e, in centro, la cupola della basilica di San Gaudenzio, opera dell’Antonelli, verso la fine dell’Ottocento, dopo l’Unità, un po’ il suo simbolo, visto che la sovrasta tutta quanta e si vede da ogni lato da lontano: poi, l’Antonelli era originario di queste zone e, infine, la sua cupola novarese è più bella e più imponente della meglio conosciuta e meglio celebrata “mole” torinese, ma va beh.
Il centro storico è medioevale, come l’impianto originario della cattedrale, poi riedificata ancora nel Seicento, prima dell’ultimo tocco, di classe, di Alessandro Antonelli, come detto: ordinato, pulito, con i portici sotto ai palazzi e l’acciottolato per terra; chiuso al traffico, percorso dalle biciclette, negozi e negozietti, bar, a seguire e le sedi delle istituzioni; vicina, la stazione ferroviaria.
Mezz’ora da Milano in treno, giusto fino alla Centrale, di fronte al Pirellone, anche meno in auto, sull’autostrada: migliaia e migliaia di persone che ogni giorno fanno su e giù, da e verso la grande Milano, col suo abitatissimo hinterland, di cui Novara ormai fa praticamente parte, coi suoi centomila residenti.
Si vede il tg3 della Lombardia, mica quello del Piemonte; “La Repubblica” esce con l’edizione di Milano, mica con quella di Torino. Ma è provincia, la profonda provincia italiana, ed è questa la vera differenza, ormai, non fra nord e sud, ma fra metropoli e città di provincia. In provincia la vita scorre senza fretta e ogni occasione è buona per sentirsi un po’ protagonisti, anche la "conferenza - stampa" del "presidente che viene da Torino", senza l’egoismo esasperato, la fretta, l’anonimato delle metropoli. Quando qualcuno ti parla perché sei un essere umano, e non un numero, o un oggetto, o soggetto soltanto di consumo; e magari – pensa un po’ – ha pure la faccia che sorride, che cerca comunque di rendersi simpatica, non tante facce che diventano una e finiscono per confondersi e annullarsi, dopo aver annullato tutti quelli che guardano, con tristezza e anzi pure ostentata, misteriosa sofferenza, la pena di vivere così.