La partecipazione dei lavoratori agli utili delle aziende è ritornata prepotentemente d’attualità nel dibattito politico italiano delle ultime settimane. Non si tratta nemmeno più di un’utopia, perché essa è stata e da tempo effettivamente realizzata in alcune realtà europee, specie in Germania, per quanto in forme limitative, mentre in Italia si discute ancora, più o meno a titolo di esercitazione accademica.
Bene, anche questa è una idea – forza che la destra sociale – e penso al Msi – ha sempre cavalcato, senza purtroppo riuscire ad attuarla, per poi improvvisamente e colpevolmente dimenticarla e cancellarla, nelle sue evoluzioni nel frattempo sopravvenute, in Alleanza nazionale e tanto più in Popolo della libertà, insieme a tanti valori e tante proposte quanto mai ancor oggi inedite e più che mai valide.
Per la precisione, anche a livello ideologico, la partecipazione dei lavoratori agli utili e non solo, pure alla gestione delle imprese, costituisce una caratteristica di forza dirompente, che supera d’un sol colpo logiche vetero – marxiste e neo – capitaliste.
Il modello della democrazia partecipativa va esteso anche a tutti gli altri lavoratori e ai liberi professionisti, affinché tutti quanti, attraverso le loro categorie professionali, possano partecipare e decidere, non soltanto parlare e ratificare come adesso, nei processi costituivi e ordinativi dello Stato, la cui autorità, per inciso, va urgentemente riaffermata.
Infine, le logiche del lavoro just in time, delle persone utilizzate e spremute, oltre che sottopagate, finchè servono e poi relegate e variamente riconvertite, in spregio a ogni dignità umana, vanno subito cancellate in ogni forma, a cominciare da quella del precariato e a finire con le gabbie salariali.
Se c’è ancora una destra sociale, prenda nota, sia capace di rimettere tutto questo nell’agenda del dibattito politico e con questo tutto affronti le prossime prove elettorali.