Mancano ancora quattro mesi e mezzo, ma da sei e in particolare in queste ultime settimane la campagna elettorale per le regionali è già cominciata. Fosse almeno quella dei dibattiti, dei confronti, delle proposte…No, invece è quella dei candidati al consiglio partiti con grande anticipo e grande dispiego di mezzi economici.
Va bene che è in palio uno stipendio sui quindicimila euro per cinque anni, più liquidazione e pensione: meglio del “win for life”, il nuovo concorso della Sisal, insomma…
Per quanto abbastanza noioso, fare il consigliere regionale è comunque un buon posto nella nomenklatura di regime, un privilegio nella casta, e dunque, ora che, a differenza delle elezioni politiche, l’incarico bisogna conquistarselo di persona e gli elettori sono chiamati ad eleggere, non a ratificare scelte già compiute, con le preferenze, la caccia grossa al tesoro è partita con largo anticipo, e però…
Mancano quattro mesi e mezzo, ma ho visto già le cose più incredibili: c’è chi ricorda l’ortografia del proprio cognome; chi ha fatto contratti con giornali e giornalisti compiacenti per pubblicità occulte; chi si è messo sui cartelloni davanti alle edicole e chi semplicemente ha riempito con foto e slogan gli spazi della pubblicità commerciale, come se fosse un salame, o un detersivo, visto che la pubblicità elettorale in senso stesso sarebbe vietata.
Il peggiore di tutti, quello ( meglio stendere sul nome il pietoso velo del silenzio ) che è partito adesso col telemarketing – le telefonate a tappeto con un disco pre – registrato - un servizio che costa fra l’altro moltissimo e che fino ad ora faceva, con le abitudini consolidate, chi poteva permetterselo, soltanto negli ultimi quindici giorni.
Così, non cambia molto: alle scelte dei partiti nelle politiche, si sono sostituite le differenze economiche, dal momento che, come è ovvio, soltanto chi può permettersi di spendere cifre astronomiche ha possibilità di essere eletto, altro che la democrazia partecipativa, altro che la democrazia classica!
Triste segno dei tempi, una politica ridotta a commercio mercantile, senza più non dico ideali, ma nemmeno idee, e tanto meno le gambe degli uomini e delle donne che le idee, quando c’erano, facevano camminare.
Una politica di casta, incapace di modernizzare, progettare il futuro, rispondere alle sfide epocali, risolvere i problemi e dare fiducia, speranza, entusiasmo; capace soltanto di gestire e male l’ordinaria amministrazione, al servizio dei propri interessi e delle proprie clientele. Uno squallore unico. Io che, se non altro per coerenza con le mie radici, oltre che perché questi comunisti sono sempre comunisti, tutti, e mi dispiace dare ragione a Silvio, voterò nell’ambito della coalizione di centro – destra, a marzo sceglierò un candidato giovane e senza mezzi economici: ammesso che ne mettano in lista uno da qualche parte, uno che abbia fatto gavetta da ragazzo; che si sia esercitato proficuamente nelle sezioni di partito e nel proprio comune, o quartiere; estraneo ai potentati economici e politici; attento ai valori culturali, di supremazia della cultura sulla politica; che vada in giro a fare comizi; che abbia idee e buona volontà e non abbia perso il contatto col mondo reale, con la vita vera.
Gli farò campagna elettorale per quel che posso, a modo mio, e gratis, naturalmente. E’ il mio modo di sopravvivere e di reagire allo squallore.
Se c’è qualcuno che la pensa come me, parliamone…