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NON CI SONO GUERRE GIUSTE
Di giuseppe (del 18/03/2007 @ 12:51:39, in blog, linkato 40568 volte)

Trascrivo qui di seguito un brano di un articolo del “Corriere della sera” di pochi giorni fa. Leggetelo, ché poi vi faccio una domanda.

Erano di pattuglia, al buio. All’improvviso i nostri soldati, una decina, sistemati su due mezzi blindati, hanno inquadrato tre strane sagome, tre uomini con lanciarazzi che si portano a spalla. Gli alpini del reggimento ‘Pinerolo’ non hanno aspettato che i tre tirassero: hanno sparato subito. Uno scambio di colpi furioso, dai blindati nelle campagne intorno. Pochi minuti, quanto è bastato per far scappare le sagome e, come si dice fra i militari, mettersi in sicurezza.”

La domanda: il brano descritto si riferisce a un episodio:

a) della prima guerra mondiale

b) della seconda guerra mondiale;

c) della guerra del Vietnam

d) della guerra in Afghanistan.

Come dite?

E' la vostra risposta definitiva?

L’accendiamo?

Sì, d.

Si riferisce a un episodio accaduto pochi giorni fa, in Afghanistan.

In queste ore in cui la sorta di un altro giornalista è appesa un filo, il pensiero va ai nostro soldati, che fanno il proprio dovere, in mezzo ai pericoli di ogni tipo e di ogni momento.

La colpa non è mai dei soldati, che sono poi gli umili, i poveri, gli innocenti. La colpa è sempre di chi ce li manda, a fare la guerra, comunque e dovunque, senza se e senza ma: non ci sono guerre giuste.

Ricordiamocelo: la guerra continua, la guerra è vicina a noi.

Tutti noi dobbiamo ricordarcelo e costruire la cultura della pace, la sfida, difficile ed esaltante, per le giovani generazioni del nuovo secolo e del nuovo millennio, in cui la guerra dovrà diventare una parola tabù, dovrà finire per sempre.

Costruire la cultura della pace significa anche non farsi prendere per il culo. Da Prodi e da D’Alema in primo luogo, perché sono essi che adesso mandano i nostri soldati, i figli del popolo, a morire senza ragione, in nome e per conto degli interessi economici e finanziari delle fabbriche di armi, delle multinazionali del petrolio, delle oligarchie dell’alta finanza internazionale, che sostengono gli Usa di George W. Bush.