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 FINANZIATI/ dai prelievi forzosi sulle buste paga, i banchieri della Merrill Lynch... di giuseppe
 
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“Nessuna meta è irraggiungibile, quando ho qualcosa da dire”

Nicola Vacca
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Di giuseppe (del 28/06/2006 @ 13:13:53, in blog, linkato 659 volte)

Sono cose private. Perché non posso essere socio di un’azienda?”.

Così Francesco Cosimi Proietti, detto Cecchino, da una vita segretario particolare di Gianfranco Fini e da pochi mesi pure deputato al Parlamento, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano di commentare le indagini in corso della magistratura che su vari fronti lo riguardano direttamente o indirettamente.

Lasciamo stare tutte le altre e vediamo soltanto quelle sugli affari fatti in società con Daniela Fini, moglie del presidente di Alleanza Nazionale. Vediamola, senza aspetti processuali, o giuridici, che non ci interessano più di tanto: vediamola sul piano morale e politico, gli unici che ci importano.

Visto che Cecchino non lo sa, glielo spieghiamo noi, perché non poteva essere socio di un’ azienda. Noi che ci vergogniamo profondamente, anche per chi non si vergogna, o, peggio, nemmeno capisce perché dovrebbe vergognarsi.

Noi che da una vita abbiamo creduto nella diversità, intesa come superiorità, della politica e di una parte della politica; che abbiamo criticato chi per decenni faceva dell’intrallazzo e del malaffare un regime e che per questo siamo stati emarginati e perseguitati; che adesso, dopo cinque anni, i primi in cui era andato al potere chi tutto questo doveva rappresentare, ci accorgiamo con profonda amarezza che sì, non sono stati uguali agli altri: sono stati peggio.

Quand’anche non ci sia niente di rilevante penalmente, è moralmente squallido che il segretario particolare e la moglie del vicepresidente del consiglio e leader di un partito che esprime il Governatore della Regione Lazio prima e il Ministro della Salute poi, costituiscano società private che fanno affari nella sanità.

Così, semplicemente. Basta e avanza. Ecco perché non poteva essere socio di un’azienda, di quelle aziende, egregio onorevole Francesco Cosimi Proietti, detto Cecchino.

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Di giuseppe (del 23/06/2006 @ 15:33:54, in blog, linkato 827 volte)

E’ uscito il n. 38 di “Letteratura e Tradizione”, il bel periodico letterario diretto a Pesaro dal poeta Sandro Giovannini per le Heliopolis edizioni.

Chi volesse richiederne una copia-saggio può scrivere a info@helipolisedizioni.it

oppure telefonare in redazione al numero 0721 32036. L’abbonamento per sei numero annui costa 50 euro, con versamento sul conto corrente postale n. 12061610 intestato a: Edizioni del Veliero srl, piazza Garibaldi 4, 61100 Pesaro.

 

In questo secondo numero di seguito diretto da Luca Gallesi ( di solito il bimestrale cambia ogni volta direttore letterario) ci sono tanti articoli interessanti, alcuni dei quali veri e propri saggi. Segnaliamo il vivace ritratto di Gabriele D’Annunzio di Giano Accame; la corposa riflessione di Stefano Taddei sul neocapitalismo; la stimolante intervista al sociologo Carlo Gambescia sul “buon uso dell’economia” e la rievocazione sulla letteratura fantasy degli anni Sessanta di Gianfranco de Turris.

Come ogni volta, seguono le pagine delle redazioni locali, da Trieste, Milano, Firenze, Roma, Palermo e – da me coordinata- Torino. Questa volta, le segnalazioni delle novità letterarie ed artistiche partite dal Piemonte sono incentrate sui due romanzi di Francesco Rodolfo Russo, “Prima di entrare, eri già qui” ( Giancarlo Zedde editore) e di Manlio Bichiri e Giovanni Monaco “Omicidio al grande fratello” ( edizioni Ananke ).

Poesie, segnalazioni, recensioni e polemiche completano al solito una rivista di difficile approccio, ma capace di regalare tante e belle soddisfazioni intellettuali.

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NO
Di giuseppe (del 22/06/2006 @ 15:48:55, in blog, linkato 927 volte)

NO

Non ci sono dubbi. Domenica ( e lunedì mattina: c'è tempo fino alle ore 15.00 e il risultato sarà valido qualunque sia il numero dei partecipanti; a differenza di quanto avviene solitamente per i referendum abrogativi e infatti si tratta di un referendum consultivo, appositamente previsto dalla legge)

NO

alla modifica della Costituzione varata nella scorsa legislatura.

E cioè NO alla divisione dell'Italia, NO agli interessi egoistici dei più ricchi, NO alle rivendicazioni razziste e particolaristiche della Lega nord supinamente accettate dal centro-destra. Insomma:

NO.

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Di giuseppe (del 01/06/2006 @ 12:57:47, in blog, linkato 760 volte)

E’ proprio vero, al peggio non c’è mai fine.

Odiavo già Luciano Moggi quanto basta, come possono odiarlo – tifosi della Juventus compresi - tutti coloro i quali seguono il calcio con spontanea e genuina passione popolare, per quello che ha combinato in questi anni. In più, mettiamoci, per quanto mi riguarda, che sono tifoso del Lecce e grande estimatore di Zeman – bersagli preferiti delle manovre mafiose del boss – e quindi eravamo già ad un livello superiore...

Ma oggi siamo arrivati proprio al massimo. Ho scoperto infatti che il MIO quadro, quello che amo di più e più mi è caro all’universo mondo e nell’intera storia dell’arte universale, non sta, come beatamente pensavo, in qualche museo, o conservato a cura degli eredi dell’autore, bensì – NON CI POSSO CREDERE! – appeso alle pareti della casa di Luciano Moggi!

Nooooo...

Sì’, purtroppo sì! E come se non bastasse, lui se l’è pure fregato e ora lo detiene a piacimento.

Il quadro si chiama “Le muse inquietanti”, è di una rara e prorompente bellezza espressiva. Lo dipinse nel 1917 Giorgio De Chirico e ci mise dentro tutta le inquietudini e tutte le suggestioni del Novecento, che hanno guidato e plasmato la nostra identità di contemporanei. Chiamarlo capolavoro è dire poco. E’ un unicum, un’espressione grandiosa della metafisica, una tappa miliare dell’umana creatività, questo, esattamente questo.

L’avevo anche riprodotto sulla copertina dei “Ritratti del Novecento”, il mio saggio che potete trovare su questo sito, in lettura libera e gratuita.

Beh, come dicevo, invece che a disposizione di tutti in qualche importante museo, adesso ho scoperto con mio grande sconforto che se l’è fregato Luciano Moggi e che se lo tiene a casa sua.

Il verbo “fregare” è impreciso, a dire il vero: il verbo esatto è “estorcere”.

I fatti sono andati così come li ha racconti Luciano Gaucci, ex presidente della squadra di calcio del Perugia e come li ha riportati il settimanale “L’Espresso.

Sentiamo il piccato racconto e poi piangiamo insieme, furenti di sdegno.

“...Sono una vittima della cupola. Quanto mi è costato Moggi, tra orologi e quadri di gran valore! A Moggi ho dovuto regalare tre tele di De Chirico. La più importante era ‘Le muse inquietanti’, poi due paesaggi. Questi ultimi li ho pagati duecento milioni di lire ciascuno, ma il primo è un capolavoro: nel 1990 mi è costato settecento milioni di lire, ora vale sui tre milioni di euro. Era appeso nel mio salone quando l’ha visto Moggi, con cui stavo parlando di affari. Se ne è innamorato e me lo ha chiesto. Io ho risposto di no, ma lui è tornato poche ore dopo e mi ha detto: ‘Mi devi dare quel quadro!’. Sono stato costretto a eseguire. Lui sapeva bene che, quando forzava la mano, poteva fare quello che voleva. Io la definirei una tangente”.

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