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Di giuseppe (del 05/06/2008 @ 15:53:08, in blog, linkato 477 volte)

Questa città ha una data e un motivo ufficiale per la sua fondazione, un fondatore pure. Siamo nel dodicesimo secolo, al tempo delle guerra di Federcio Barbarossa, contro i comuni italiani, alleati col Papa. Fu appunto Papa Alessandro III che la fondò, in funzione anti – imperiale e, nelle vicinanze, in funzione anti - Casale, che stava invece, appunto, con l’imperatore: quasi un secolo dopo di guerre e battaglie, Alessandria, alleata con Vercelli e Milano, distrusse l’odiata Casale.

Rimase poi nell’orbita dei Visconti, quindi del ducato di Milano, per secoli, sia al tempo della dominazione degli Spagnoli , sia di quella successiva degli Austriaci, per poi seguire le sorti napoleoniche e sabaude.

Perchè rievoco tutto questo? Lo rievoco per dire che neanche la Storia, come la matematica, è un’opinione.

Insomma, voglio dire che non è un caso se oggi esiste la rivalità fra Alessandria e Casale, il grosso centro della provincia che ne fa parte, appunto mal volentieri: sono trenta chilometri di distanza geografica, ma sono tremila, due mondi diversi, distinti, distanti e diversi, di distanza reale.

Non è poi un caso nemmeno che sempre Alessandria gravita su Pavia, e quindi su Milano, e la Lombardia, anziché su Torino e il Piemonte. Del resto, Ezra Pound era a Milano, quando scriveva i suoi articoli per il settimanale locale “Il Popolo di Alessandria” e fu così per due anni, dal 1944 al 1945 e adesso quegli articoli stanno nella biblioteca civica di Alessandria, insieme al mio cuore, perchè la biblioteca di Alessandria d’Italia e più famosa della famosissima biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Ancora, l’alessandrino più famoso, Gianni Rivera, andò a giocare nel Milan e va beh.

Terra comunque di confine: un’ora da Torino, un’ora da Milano, un’ora da Genova e vicinissima è l’Emilia, della provincia di Piacenza, che s’attacca nei monti di un Appennino impervio, solitario e isolato, a quella di La Spezia e vicina è pure la Toscana, quella alta, montuosa.

Centomila abitanti, città industriale, agricola, commerciale, un po’ di tutto e niente di particolare, se non strana e difficilmente catalogabile, etichettabile, inquadrabile. Profondo nord, moderno e contemporaneo.

L’orologio del palazzo sulla piazza ampia e profonda, davanti alla stazione. Un fiume, il Tanaro, che scorre fra i ponti vecchi e nuovi e un centro antico, pure di strade di ciotoli, fra vecchie costruzioni, con tutti gli enti, le associazioni e le istituzioni, fra pochi pedoni, a qualunque ora e molte biciclette.

Tutti vanno e vengono, in Alessandria, da qualche parte intorno ad Alessandria, nè vicina, nè lontana e d’inverno che il freddo gela, secco di vento tagliente e dura molto, fino a quando arriva l’estate, d’un caldo afoso e appiccicaticcio, a segnare le stagioni della modernità, anzi della contemporaneità, viste da quest’angolo d’Italia così normale e particolare, così tranquillo e strano al tempo stesso, anzi insieme.

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