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 RINNOVATA/ "Letteratura-tradizione" ritorna presto. ... di giuseppe
 
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“Nessuna meta è irraggiungibile, quando ho qualcosa da dire”

Nicola Vacca
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Di giuseppe (del 10/11/2008 @ 18:38:27, in blog, linkato 489 volte)

Nel solco tracciato dal mito modernismo, il movimento fondato a Milano agli inizi degli anni Novanta da Giuseppe Conte, Tommaso Kemeny e Stefano Zecchi, l’avvio del percorso autonomo compiuto da POESIA ATTIVA si è sostanziato della valorizzazione della mito poetica, intesa come possibilità di dire l’originario e, insomma, dare prospettiva e senso profondo alle semplici parole. Poesia Attiva è nata il 12 dicembre 1994, con una manifestazione tenuta a Torino dinanzi al monumento di Massimo d’Azeglio, da un’idea di Emilio Gay, Bruno Labate e Roberto Lupo. Presieduta fino al 2004 da Emilio Gay, alla sua morte, ne è diventato presidente Bruno Labate. Tra i soci fondatori: Rosy Bianchini di Martino, Sissi Ceresa, Silvana Garda e Gianluigi Marianini.

XIII CONVEGNO

POESIA DI IDEE E POESIA CIVILE

L’UNITÀ E LA CONTINUITÀ TORINO

sabato 15 novembre 2008 – ore 15.00

REGIONE PIEMONTE Centro Incontri Corso Stati Uniti, 23

PROGRAMMA INVITO

Con il patrocinio di: Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino

ASSOCIAZIONE POESIA ATTIVA

XIII CONVEGNO

POESIA DI IDEE E POESIA CIVILE L’UNITÀ E LA CONTINUITÀ

Introduzione del Presidente di Poesia attiva, Bruno Labate

Relatori:

TOMASO KEMENY: poeta e scrittore

GUGLIELMO GALLINO: saggista

ROSY DI MARTINO: Roberto Lupo, in memoriam

L’attrice BEATRICE BONINO recita brani di Dante, Parini e Foscolo

Accompagnamento musicale del Maestro STEFANO ROSSO

Presenta Giuseppe Puppo, giornalista e scrittore

Nel Convegno dell'anno passato, è stato sviluppato il profilo teorico della relazione tra la poesia d'idee e quella propriamente civile. Il presente XIII Convegno della Poesia Attiva, a sostegno esemplificativo di questa linea argo-mentativa, vuole invitare a seguire un percorso storico, puntualizzato in figure indicative, che possa convenientemente mostrare, nel vivo della parola documentata, il nucleo essenziale della poesia civile. Per coglierne la rilevanza (qualunque ne sia l'oggetto specifico), s'impone la preliminare precauzione di non costringerla nelle strettoie di una semplice adesione passiva, ma di rilevare l'orientamento verso un senso, in cui l'individuo possa ritrovare, mediante la messa a prova del suo personale impegno, le proprie radici. Con quest'intento, l'autenticità della poesia civile è interpretabile secondo il registro dell'unità e della continuità di un'appartenenza storica. Sono aspetti correlativi, che, nella letteratura italiana, trovano in Dante il suo massimo referente. Da quest'origine, si snoda un percorso, di cui, all'interno della modernità, il presente Convengo riscontra gli esiti più alti in Parini, e, con particolare intensità d'affetti, nonché di pensiero, in Foscolo. Per cogliere la portata di questa campitura della poesia civile, s'impone però un presupposto: la sua radicale antitesi, sotto la dimensione formativa ed etica, alle pretese di parte d'ogni presa di posizione ideologica. L'ideologia è l'anarchia della differenza; l'impegno civile è l'affermazione dell'unità-continuità dell'appartenenza. 

Info: cell. 333 6519941 – mail poesiattiva@libero.it www.poesiattiva.it

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Di giuseppe (del 04/11/2008 @ 20:04:26, in blog, linkato 415 volte)

Non capisco tutta questa italica eccitazione, per di più provinciale, ai margini dell’impero, per le elezioni americane.

Non la capisco, perché so che tanto, che esca il bianco, o il nero, non cambierà niente, nella politica statunitense, soprattutto in quella internazionale, in cui – è vero – far peggio è difficile, ma – è altrettanto vero – al peggio non c’è mai fine.

Tanto per levare ogni illusione, pure se esce il nero, non cambierà niente: prova ne sia, che egli ha raccolto più finanziamenti di tutti gli altri candidati nella storia e chi lo ha tanto generosamente finanziato non lo ha fatto certo per simpatia disinteressata. E poi, insomma: tutti e due fanno parte integrante del sistema, altro che cambiamento.

Ecco, ecco che cosa può cambiare, al massimo, che vinca uno, o l’altro: che nella prossima guerra che scateneranno, gli Stati Uniti d’America useranno bombe di una determinata marca, o missili di un’altra, ecco che cosa cambierà.

Un mondo peggiore è possibile.

Già, del resto, sono a buon punto: hanno prodotto un sistema economico che sta franando sotto il peso del suo egoismo e delle sue sperequazioni sempre più evidenti e sempre più ingiuste, mentre hanno esportato, a suon di bombe, un sistema di controllo e sfruttamento che chiamano “democrazia”, fra l’altro in aperto contrasto con ogni principio del diritto internazionale e in spregio a ogni determinazione delle Nazioni Unite. Per di più, continuano a farlo: ogni giorno arrivano nuove notizie dall’Iraq, dall’ Afghanistan, dalla Siria; mentre si preparano a farlo contro l’Iran e contro Bolivia e Venezuela, che hanno il solo torto di essere gli unici oppositori alla dominazione planetaria, politica ed economica, americana.

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Di giuseppe (del 03/11/2008 @ 20:49:06, in blog, linkato 411 volte)

E’ strano come a volte ritornino in mente parole e musiche, canzoni dunque, forse poesie, che sembravano sepolte dal tempo e perciò poi per sempre irrimediabilmente dimenticate.

Io lo so perché mi è successo oggi. E non è per il titolo, no, che pure vale ora, in mancanza d’altro, tanto meno di ogni certezza, come paradigmatico esempio di ottimo auspicio.

Nemmeno per la circostanza di una vecchia audio - cassetta ( uno dei reperti storici, come le cassette video, che stanno accumulate a casa mia ) che una settimana fa non aveva fatto in tempo a suonare la traccia più giusta per noi. Ma per…

Ma perché bisogna spiegare sempre tutto? E’ successo, e basta.

Quale canzone? Ora ve la racconto, come se fosse un film.

Sono passati 35 anni esatti, una breve eternità. Mi ricordo, era l’autunno del 1973. C’erano Nixon, Breznev, la guerra in Vietnam, l’Urss, la Dc, le Brigate rosse, gli anni di piombo, il muro di Berlino, le ideologie, dai, un’altra epoca, insomma.

Quasi a fare da contro - altare, però, per molte stagioni la durezza degli scontri, il gelo dei comportamenti pubblici, erano ampiamente ripagati, nel privato, da una nuova ondata di romanticismo, che trovava nella musica popolare dei cantanti più in voga, tipo Battisti, Baglioni, Cocciante e tutti gli altri, un’incredibile espressività e un’entusiasmante adesione di massa, pure fra quelli che lo tenevano nascosto nel personale più intimo e profondo.

In quell’estate di drammatici avvenimenti storici, ce ne fu uno assai significativo, sia pur dall’altro versante. Uno dei gruppi pop allora emergenti, i Pooh, pure lasciati dal loro elemento più noto, la voce solista e chitarrista Riccardo Fogli, uscirono con un album ambizioso quanto maestoso, statuario, pressoché perfetto nell’esito e che rimane la loro espressione migliore.

“Parsifal”, si chiamava, anzi si chiama ancora adesso, ché non ha perso niente, anzi, ha guadagnato, a distanza di tanto tempo e rimane un capolavoro di rock sinfonico in assoluto, a livello e pure più dei tanto citati e tanto rimasti famosi Pink Floyd, Genesis, King Krimson di quel periodo irripetibile.

Perfettamente in linea con lo stile musicale, come già detto di maestosità orchestrale, dall’intero 33, su 45, come si usava all’epoca, venne lanciato il brano singolo “Io e te per altri giorni”, firmato al solito dalla coppia Facchinetti – Negrini.

Una storia d’amore. Ma un amore finalmente liberato dai solluccheri tardoadolescenziali e dalle sdolcinature di maniera di cui i Pooh avevano fatto fino a quel momento uso e abuso.

Un amore adulto, malgrado la notevole differenza d’età, sofferto, fortissimo, folle e disperato, ma al tempo stesso lucido e consapevole:

“due menti malate che si sono incontrate”

e si sono unite in maniera irresistibile, contro ogni logica, a dispetto di ogni ragione.

Un uomo e una donna stanno insieme per passione irresistibile. Estranei al mondo intero, si sono rintanati in casa e là sono rimasti a lungo, senza tempo ( “Cena all’alba soli tu e io”), là ancora stanno, stranieri a ogni altro evento. Là sono felici, perché hanno tutto quello di cui hanno bisogno: l’uno, dell’altra.

Sono scappati sì, ma c’è una cosa da cui non riescono a liberarsi: il loro passato e un passato che non permette loro di essere felici, come dovrebbero e come vorrebbero.

LUI lo capisce. “A quest’ora sanno già di noi", e poi tenta di convincerla: “Tutto è fatto ormai”. Ma tutto fatto un cazzo.

In realtà, davvero “i problemi cominciano adesso”.

Ecco, la particolarità di questa canzone è che coglie un frammento specialissimo, quando cioè pure l’amore più forte deve fare i conti con la realtà, e il futuro si scontra col passato.

LUI lo sa. E’ più maturo, non soltanto ben più avanti negli anni, ma ben più avanti pure nell’essersi liberato dal suo passato, per quanto ben più lungo. Ha lasciato le altre donne in passato, pure quelle che gli avevano creduto. Se ne è liberato.

Pure LEI, quando, sia pur indistintamente, aveva intuito che cosa stava succedendo, aveva lasciato, all'inizio, quasi subito. Mettiamo per un mese circa. Ma invano.

Contro ogni logica, ha fatto poi una scelta precisa: l’ha scelta quale donna della sua vita. L’ha ritrovata e non c’è stato più nulla da fare.

Si sono ritrovati e stanno insieme. Sono scappati dal mondo.

Ora però deve fare i conti con gli scossoni dei dubbi e dei ripensamenti di LEI, gli scossoni che gli arrivano di rimando e lo fanno vacillare.

Non lo sopporta più, l'indecisione di LEI, che pure capisce, non riesce però a reggerla più.

Anche LEI ha un passato e a differenza di lui non è riuscita a liberarsene. Non del tutto, almeno. Ci sta provando, “nei tuoi occhi un po’ stanchi ritorna la tua giusta età”, ma i risultati sono altalenanti.

Quanto il passato può condizionare il futuro?

Quanto il presente può reggere i casini di proporzioni bibliche che ha provocato?

Sono le terribili domande evocate da questa canzone e che in questa canzone rimangono senza risposta, perché sono troppi i significati che questo amore racchiude in sé: gli anni persi, la vita che appartiene a noi soltanto, l’amore che solo può dare la felicità, l’amore giurato fino all’ultimo dei giorni, questo guazzabuglio pressoché inestricabile, che si mischierà ancora, facile prevederlo, con le invidie, le cattiverie, le maldicenze degli altri, di tutti gli altri, che non capiranno e condanneranno senza rimedio, vi trova posto tutto quanto.

E’ così e non è possibile alleggerire il carico, o prenderlo in un altro modo, magari più soft, o disimpegnato: “Questa è la cosa più importante”.

Che fare allora?

LUI lo sa, adesso: basta nascondersi, basta stare chiusi.

L’orgoglio dell’appartenenza, la voglia di una eroica sfida contro ogni umana ragione, la bellezza dell’amore più forte di tutto e di tutti.

Novello Parsifal, le grida alla fine: “Vieni, voglio uscire tra la gente” e la prega quasi: “Dimmi che è così per te”.

Ma cosa LEI gli risponderà, la canzone non lo dice, perché finisce qui.

Se “incomincia qui la nostra vita”, non lo possiamo sapere. “Io e te per altri giorni” rimane al momento un anelito sospeso in un frammento d’eternità.

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