Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
MICHELE PLACIDO
Reduce dal “flop” pauroso ad agosto della sua ultima “performance” teatrale, a Marina di Pietrasanta, dove, dopo mezzora di “spettacolo”, gli spettatori hanno preso d’assalto il botteghino, pretendendo la restituzione del costo del biglietto, fa ora il reduce del Sessantotto, un altro, col suo ultimo film, “Il grande sogno”, presentato alla Mostra di Venezia.
Del film, non avendolo visto, è giusto non dire nulla.
Di quello che Michele Placido ha detto e fatto in sede di conferenza – stampa di presentazione, clamorosamente smentendo il suo cognome, invece sì.
Primo, ha dato in escandescenze nei confronti di una giornalista, “colpevole” di aver fatto una domanda “scomoda”. Era straniera, e non è un caso. In Italia oramai, per conformismo, per piaggeria, per timore, sono in pochi i giornalisti capaci di fare ancora domande vere, e non “assist” graditi, al “potente” di turno. La malcapitata, “colpevole” di aver chiesto al “potente” di turno in campo culturale, e quindi dichiaratamente di sinistra, come mai avesse fatto un film con i soldi di Berlusconi - contraddizione palese e del resto ampiamente diffusa - si è vista, basita, assalire da tutta una serie di parolacce e concettacci, entrambi del tutto fuori luogo, nemmeno a sproposito, proprio assurdi.
Già questo è, diciamo così, assai sgradevole.
Qualcuno dovrebbe spiegare ai potenti di turno che le conferenze – stampa, quantunque nella prassi oramai ampiamente svilite, comunque non sono passerelle in cui pavoneggiarsi, ma occasioni di confronto critico; e che alle domande non si risponde con i “cazzo”, ma con le risposte, per quanto difficili e problematiche.
Ma non è finita qui.
Da buon reduce, un altro, del Sessantotto, di quei comunisti che volevano cambiare il mondo, e sono finiti invece nelle banche, nei giornali, o, più semplicemente, a lavorare per Silvio Berlusconi, Michele Placido pontifica prendendosela con Pasolini, che, come è noto, fra studenti – comunisti e borghesi – e poliziotti – servitori dello Stato e figli del popolo – si schierò a favore dei poliziotti.
In ultimo, per finire in bruttezza, dedica il suo film a Dino Boffo, l’ex direttore dell’ “Avvenire”, a suo dire “un uomo che incarna lo spirito del Sessantotto” e davvero non si capisce a quale spirito Michele Placido, nella fattispecie, si riferisse. Lo Spirito Santo, almeno, di sicuro no.
VOTO: 4/ Arrogante
ROBERTO COTA
Rilascia una lunga e prestigiosa intervista a Vittorio Zincone, per il supplemento settimanale del “Corriere della sera”, uscita – coincidenza significativa - proprio nel giorno in cui, quantunque non ancora ufficiale, decolla la sua candidatura a Presidente della Regione Piemonte per il centro – destra, nelle elezioni regionali del marzo prossimo.
Nonostante il “tu” inopinatamente adottato, il giornalista fa abbastanza, come è suo dovere etico, per metterlo il difficoltà, ma Roberto Cota riesce nella non facile impresa di schivare le trappole e scansare le insidie, e soltanto questo già di per sé lo qualifica positivamente: inorridisco al pensiero di cosa sarebbe venuto fuori a certe domande, se al suo posto ci fosse stato qualcun altro esponente della Lega, tipo Matteo Salvini, o Roberto Calderoli.
Arriva a definire “dei pirla” quei leghisti che prendono posizioni estemporanee, razziste e violente, e questo gli fa onore.
Parla poi di tradizioni da difendere, di identità da salvaguardare, di radici storiche, di popolo: riesce cioè a mettere in risalto la parte migliore della sua appartenenza partitica, del resto ampiamente condivisibile.
Dal “politico” al “personale”, ripercorre poi con onestà il proprio percorso, adoperando pure un lessico semplice e immediato, “vicino alla gente” Rimane però – questo, il difetto della prestazione – sempre in difesa e non riesce a essere realmente propositivo, se non nei del resto ampiamente consolidati concetti di federalismo e lotta all’immigrazione clandestina. Mancano le idee – forza per il Piemonte, qualche specifico concetto capace di entusiasmare, e mobilitare. Ma avrà tempo per pensarci. Intanto, un buon inizio di campagna elettorale.
VOTO: Bravo/ 7+
Minimi, ma significativi. A volte dicono più particolari apparentemente insignificanti, che interi discorsi.
Ho letto ieri sul “Corriere della sera” un edificante articolo sugli sviluppi dell’inchiesta della magistratura barese sul presunto giro di prostituzione e altri presunti reati per le serate a casa di Silvio Berlusconi. Ma non è di questo che voglio parlare.
La mia attenzione si è soffermata prepotentemente su di un particolare. Elencando i personaggi coinvolti nell’inchiesta, a proposito di uno, anzi, di una di esse, subito dopo il nome e cognome, c’era scritto, testualmente. “ex riserva all’Isola dei Famosi”.
Ecco, e mi sbrigo: adesso per “essere” qualcuno, per diventare “importante”, basta partecipare a uno dei tanti così detti “reality” televisivi, fatti di niente, anche senza apparire in video, ma semplicemente entrando nel novero dei concorrenti, pure come semplice “riserva”.
Un bruttissimo segno dei tempi, e di come gira il mondo, oggi.