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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di giuseppe (del 16/03/2008 @ 19:36:34, in blog, linkato 219 volte)
…sono intervento su invito del consigliere comunale Mario Bocchio, organizzatore dell’evento, alla locale tre-giorni-libraria, in compagnia di Bruno Labate, presidente dell’associazione “Poesia attiva” e del romanziere e poeta Manlio Bichiri.
Di fronte a un pubblico poco numeroso, in verità, ma molto partecipe, nel quale spiccava il consigliere regionale Marco Botta, ho presentato, a modo mio, la nuova serie della rivista “Letteratura e tradizione”.
…Infatti, invece che dell’ultimo numero, il 41, uscito adesso, ho parlato del numero 0, del 1982…
Ho letto alcune poesie che vi erano contenute, ho dato conto degli articoli e delle interviste prestigiosissime che vi comparivano e mi sono soffermato sulla necessità di ridare alla poesia il primato sulla cultura, alla cultura di idee-forza sulla politica e, infine, alla politica sull’economia.
E’ stata una bella serata, tonica e vibrante. Sono sempre belle queste serate di incontri e di dibattiti e sono sempre, magari a distanza di mesi, anche di anni, quando ritorna in mente un concetto, o una considerazione sentita e meditata, comunque, un’occasione di crescita interiore per tutti.
Per dire grazie agli organizzatori e ai presenti.
Di giuseppe (del 12/03/2008 @ 10:56:10, in blog, linkato 229 volte)
A seguire i discorsi dell'altro ieri e di ieri, Romano Prodi sarebbe credibile realmente se si ponesse contro gli Stati Uniti d'America, almeno adesso, dopo esserne stato servo e complice, in questo suo sbandierato e preannunciato nuovo impegno internazionale.
Quanto alla guerra, c'è ma non si vede.
Ormai è strege continua, in Afghanistan e in Iraq, giorno dopo giorno, ma nessuno, o quasi, ne parla: non ci sono notizie sui telegiornali, tutti, rai, mediaset e privati; e non ci sono notizie sui giornali. Così nessuno, o quasi, sa niente e di guerra non si parla, in modo tale che gli americani e i loro servi possano continuare a farla.
L'unica traccia su un mezzo di comunicazione di massa appunto alla portata di tutti è su televideo. A meno di ricorrere su internet ai siti specializzati, come quello curato dai giornalisti senza frontiere, la voce della verità, scomoda e tragica verità. Ma anche il grande pubblico può trovare qualche traccia, ormai unicamente su televideo, che tutti hanno ormai in casa con il televisore. Ah, televideo rai. Ogni giorno almeno in forma sintetica potrete trovare le notizie dei massacri quotidiani provenienti da Iraq e Afghanistan , per quanto ridotte e c'è da giurarci censurate, ma almeno qualcosa è. Pagina 150, esteri e da lì dove indica il titolo apposito del giorno. Lo segnalo, alle mie blogghine e ai miei blogghini, per sfidarli a una del resto facile prova.
Di giuseppe (del 11/03/2008 @ 17:52:21, in blog, linkato 231 volte)
Quanto ci sia ancora da fare per costruire una diffusa e condivisa cultura della pace viene quotidianamente testimoniato dal silenzio assordante con cui l’informazione ufficiale copre quanto continua ad avvenire in Iraq, o in Afghanistan, dove, come è noto, con il pretesto di scovare presunti terroristi, gli Stati Uniti d’America e i loro servi alleati hanno esportato una lunga e sanguinosissima occupazione militare, al fine di consolidare i propri interessi economici e strategici e soddisfare le industrie di armi, oltre che quelle del petrolio, che sorreggono il potere e l’intero sistema.
Una guerra dai costi ingenti, che però ha fatto la fortuna dei mercanti di morte e dell’alta finanza internazionale, a danno del popolo americano, la cui soglia di povertà continua quotidianamente ad innalzarsi, come del resto in Italia.
Gli stessi costi in termini di vite umane sono paurosi, pagati dai figli del popolo povero, da cui provengono i soldati americani mandati a morire in oriente, in termini di migliaia; e pagati soprattutto dal popolo iracheno, in special modo civili innocenti, vecchi, donne e bambini, in termini di centinaia di migliaia di morti, dalle seicentomila al milione di vittime.
Per non dire di privazioni e sofferenze che sono la tragica normalità, da ormai cinque anni, in Iraq, un Paese innocente, martoriato dalla guerra criminale portatavi dagli Stati Uniti d’America. Senza motivo, se non quelli occulti.
A parte che non ci sono guerre giuste e che non c’è mai nessun motivo valido per fare una guerra, il pretesto, risibile, razionalmente inconsistente, della presunta caccia ai terroristi internazionale fa parte integrante del complotto ordito da George Bush e dal suo vice Dick Cheney, che è partito l’11 settembre 2001 e chissà dove arriverà, all’asservimento del mondo da parte dell’altra finanza internazionale, i banchieri, i petrolieri e i mercanti. Un complotto di cui la guerra è mezzo e fine al tempo stesso.
Costruire la cultura della pace significa dunque in primo luogo smascherare questo complotto e ristabilire cronologia e senso autentico dei fatti, oltre che diffondere, conoscere, meditare, le notizie di stragi e sofferenze che l’occupazione statunitense e dei loro servi alleati quotidianamente provoca in Iraq e Afghanistan.
Di giuseppe (del 10/03/2008 @ 16:32:26, in blog, linkato 273 volte)
Se prese dal versante umano e senza considerazioni politiche, mi sembrano e sono belle le ultime parole di Romano Prodi, il quale, ieri, a Bologna, annunciando il proprio ritiro, almeno dalle scene italiane, ha dichiarato che:
“Il futuro è sempre sereno perchè ci sono cose da costruire. Io ho chiuso con la politica italiana e forse con la politica in generale. Ma il mondo è pieno di occasioni, ma anche di doveri. C'è tanta gente che aspetta una parola di pace e di aiuto, e quindi c'è più spazio adesso di prima”.
Beh, sì, l’hanno messo in disparte, i suoi, malinconicamente, come i capi del regime russo, o cinese, quando cadevano in disgrazia. Poi, Romano Prodi ha attraversato tante e certo già troppe stagioni della vita politica italiana, per poter andare avanti ancora, specie dopo la recente caduta del suo governo.
Vero è che c’è di più e di tutto.
C’è Giulio Andreotti che io ero bambino e lui era già capo corrente e capo ministro e capo di tante cose e ora è ancora là, anzi, lo stavano facendo pure capo del Senato, quelli della Casa della Libertà, proprio lui, che poi ha tenuto in piedi per due anni col suo voto decisivo il governo del centrosinistra, ma va beh e al Senato del resto è in buona, spumeggiante, euforica, compagnia, di Emilio Colombo, che si tiene miracolosamente su e tira...a campare, per non dire di Francesco Cossiga, ma va beh, questo è quanto e non voglio divagare ora.
Ah già, che la figuraccia di Ciriaco De Mita, senza dignità, dove la mettiamo? Ma sì, lo mettiamo fra le braccia di Pierferdinando Casini, dimentico di quanto Ciriaco De Mita è stato, concretamente e simbolicamente, nei fatti e soprattutto misfatti della Prima Repubblica.
Romano Prodi non ha rubato per la sua zona e la sua grandissima famiglia; è uomo di profonda cultura; ha il senso dello Stato, ha saputo essere uomo di Stato e c’è tanto in lui di quella vecchia, ma sana scuola democristiana, che un tempo non sopportavamo proprio più e che invece il nuovo che è avanzato ci ha fatto persino rimpiangere.
Ci sono però poi in lui pure tanti aspetti negativi. Troppe commistioni, in entrata e in uscita, col potere economico, nel passato remoto e la gravissima, catastrofica, letale gestione del passaggio dalla lira all’euro in quello prossimo, sono però le sue colpe irrimediabili.
E stendiamo quel pietoso velo sulla sceneggiata della seduta spiritica evocata per rivelare il nascondiglio dove Aldo Moro era tenuto prigioniero dalle Brigate Rosse, una delle pagine più drammatiche e più oscure della nostra Storia contemporanea.
Ma ve li immaginati alcuni dottissimi, illustri professori dell’Università di Bologna, fra le intelligenze più rinomate nella comunità scientifica internazionale, che trenta anni fa giocavano a fare le sedute spiritiche?
Con le carte e le mani sul tavolo, il piattino, come le zitellone di periferia, i vecchi rimbambiti che non sanno come far passare il tempo, dai...
Ecco, in realtà qualcuno aveva rivelato a Romano Prodi dove Aldo Moro era tenuto prigioniero, con precisione millimetrica, con tanto di indicazione -GRADOLI - e non erano stati certo i diavoli dell’inferno o i beati del paradiso: ma chi sia stato e, soprattutto, perché quella segnalazione passata attraverso Romano Prodi non fu utilizzata per liberare lo statista prima che fosse ucciso rimane appunto ancora un gran mistero.
Ma maledetto vizio di divagare, io adesso non volevo parlare di questo, pur nell’anniversario trentennale dell’accaduto e tanto meno tracciare valutazioni politiche sull’uomo e l’opera, no, volevo dire solamente che le ultime parole publiche di Romano Prodi sono belle, mi sono piaciute, meritano umano plauso e degna, onorata considerazione.
Non faccia come Walter Veltroni, però, eh? Se ne fosse andato davvero in Africa...
Romano Prodi se ne vada davvero in Europa, in quegli ambienti finanziari dei quali è stato troppo servo, purtroppo, o alle Nazioni Unite, che tanto ormai è un ente inutile come i nostri per la ricostruzione del Vajont, o della valle del Belice.
Ma mannaggia, uffa, io volevo dire che sono belle le parole che ha detto ieri. Servano di lezione per tutti. Perché le parole sono importanti, sono creatrici. In politica poi sono pesanti, a volte pesano più che macigni.
Sì, anche tu, cara mia blogghina, o caro mio blogghino, sappi che non è mai troppo tardi e che puoi sempre ricominciare da dove sei; quindi, qualunque sia la tua età, la tua posizione, la tua professionalità hai tanto da fare ancora. Pensa dunque al futuro manzonianamente come un impiego e un impiego in cose belle, proprio come le prole di Romano Prodi, nobili, di servizio, di missione. Se non altro e magari anzi soprattutto a costruire la cultura della pace, la grande sfida che ci attende nel nuovo secolo e nel nuovo millennio, il vero salto di qualità del genere umano, nella sua identità futura.
Di giuseppe (del 26/02/2008 @ 12:29:38, in blog, linkato 328 volte)
Qualcuno dovrebbe spiegare alla Santanchè che il fascismo non era di destra, che il fascismo iniziò e finì e anzi finendo impostò le cose più belle da sinistra, che il fascismo era di sinistra.
Qualcuno dovrebbe spiegarle che il fascismo era contro i ricchi, che tolse ai ricchi i privilegi, che trattava tutti allo stesso modo, che era il sole dei poveri.
Qualcuno dovrebbe spiegarle che gli errori del fascismo, leggi razziali, colonialismo, guerra, vanno storicizzati, anche se, mi rendo conto, bisognerebbe pure spiegare cosa significa storicizzare, insomma, una faticaccia.
Poi, se invece di frequentare salotti e salottini in tutto il suo passato, avesse frequentato le sezioni del Msi, saprebbe già di suo che nessuno si era mai sognato di sostenere teorie razziste, o bellicistiche e che quindi non c’è bisogno adesso di abiurare, o distinguere.
Qualcuno dovrebbe spiegarle che non ha senso riaprire una polemica – fascismo/antifascismo – proprio quando era finalmente chiusa, con sollievo unanime, pur di farsi il suo trucco e di indossare una maschera, a fini elettoralistici e personalistici.
Ma di tutto questo bisognerebbe chiedere conto a Francesco Storace, che le sezioni del Msi le ha frequentate, e tanto di cappello!
Ma adesso bisognerebbe chiedergli come si sente ad aver affidato, lui che ha conosciuto Giorgio Almirante e Pino Rauti, la tradizione missina a Daniela Santanchè.
Certo, Gianfranco Fini ha tradito, ha svilito, ha seppellito, ha annacquato, ha ripudiato tutto un patrimonio ideale, fra l’altro attualissimo e anzi futuribile, e va bene. Ma a parte che Francesco Storace con Gianfranco Fini c’è stato insieme per anni in tutto questo e non solo ed è meglio chiuderla qui, fammi stare zitto, ecco, se questo è il risultato, la candidatura di Daniela Santanchè, tanto valeva tenerci Fini e morire democristiani, ma almeno con Fini potevamo parlarci e ragionare di storia e di politica, nella stessa lingua, nella stessa memoria e prima di morire democristiani avremmo potuto polemizzare con lui per qualche decennio ancora, e così facendo tenere vivi ideali e passioni.
Con la Santanchè di che dovremmo, di che potremmo parlare? Di Emilio Fede? Di Lele Mora? Di discoteche della costa Smeralda? Di tronisti e di veline? Di chirurgia estetica? Di stabilimenti balneari della Versilia?
Infine, qualcuno chieda a Luca Romagnoli se è proprio convinto “che la nostra scelta di candidare Daniela Santanché premier sia giusta”. Intanto, per l' erede della fiamma tricolore, candidare a premier Daniela Santanchè è tout court una vergogna.
Poi, se sia elettoralmente giusta, lo scopriremo solo vivendo, a urne aperte. Però, per quel che conta, così facendo e così apparentandosi, almeno un voto l’ha già perso: il mio.
Di giuseppe (del 25/02/2008 @ 12:39:23, in blog, linkato 269 volte)
Sono proprio costretto, dall’enormità delle cazzate che ho letto ‘stamattina, quando ero già di cattivo umore e ora lo sono ancor di più, a ritornare sul tema del fascismo. Per ben due volte. Questa volta in maniera completamente seria.
Lo faccio qui di seguito in estrema sintesi, pure dopo essermi dato una bella calmata, per quanto il sangue mi stia ancora negli occhi e mi esca dalle meningi il fumo.
Siccome non si possono mischiare i miti con i nani, gli eroi con i saltimbanchi e i poeti con le ballerine, lo farò però in due giorni, con la speranza, domani, di essere magnanimo e indulgente con la sventurata che ha risposto.
Allora, in primo luogo, sul supplemento economico di “Repubblica” di oggi c’è, in prima pagina, un articolo di tal Ben Stein, ripreso dal “New York Times”.
Si tratta - ho appreso su Google - di un economista e politico, che parla dei subprime, cioè, come è noto, i mutui non onorati diventati il problema principale della finanza e dell’economia americana e di conseguenza di tutto l’Occidente che ne è servo.
Inizia, il suo ragionamento, questo qui, citando e a ragione e con grande onore, Ezra Pound e la sua polemica contro l’usura.
Una citazione incompiuta, perché qualcuno dovrebbe spiegare a questo Ben Stein le teorie economiche e politiche di Ezra Pound per intero, comprese e anzi soprattutto quelle sulla moneta, ma insomma, va bene, una bella citazione.
Ma dopo la citazione iniziale, questo Ben Stein mette subito le mani avanti, come a scusarsi di una citazione, certo sacrilega, nel tempio dei mercanti dell’alta finanza internazionale, certo e così inizia il suo articolo:
“Sì’, lo so che Ezra Pound era un antisemita e un ammiratore di Mussolini, ma più tardi si pentì di entrambe le cose e fece ammenda. A mio avviso, se escludiamo Bob Dylan, Pound è stato il più grande dei poeti americani del XX secolo, e spesso ha colpito nel segno, malgrado la sua evidente eccentricità”.
Certo, il potere economico e finanziario americano e dell’alta finanza internazionale non ha mai perdonato e tuttora non riesce a digerire la figura di chi ne spiegò al popolo le perfide articolazioni e i letali meccanismi di asservimento, e ancora oggi siamo punto e daccapo.
Qualcuno dovrebbe ricordare a questo Ben Stein che quella che egli chiama “eccentricità” di Ezra Pound è la ragione per cui gli Americani, finita la guerra, gli fecero fare tredici anni di manicomio criminale, a causa delle opinioni che aveva espresso, il che, per la patria della così detta democrazia, è certo un bel record.
Quanto all’accostamento e alla classifica sui poeti americani contemporanei, il primato di Bob Dylan e anzi l’accostamento stesso fra i due fa sganasciare dalle risate e anche soltanto il fatto di aver potuto pensare una relazione del genere la dice lunga sulla pochezza culturale di questo Ben Stein.
Ma una cosa è esprimere opinioni, cosa a tutti consentita, salvo poi affrontare i riscontri di valutazioni oggettive; un’altra - e c'è una bella differenza- è dire cazzate, falsificare la realtà.
Ecco, Ezra Pound non si è mai pentito di essere stato un antisemita e un ammiratore di Mussolini e non ha mai fatto ammenda di niente.
A parte che sono due ordini di ragioni, due problematiche diverse, due paia di mani differenti, insomma e non in relazione fra di esse; a parte che qualcuno dovrebbe spiegare a questo Ben Stein che quello che egli chiama antisemitismo di Ezra Pound in realtà non era certo odio razziale, ma polemica contro l'alta finanza; e pure che Ezra Pound fu sempre poeta di pace; a parte che oltre tutto non c’era proprio niente di cui pentirsi; ecco, a parte tutto ciò, Ben Stein non si deve permettere di esprimere falsità.
Ezra Pound non si pentì mai di niente e di nessuno e mai di niente e di nessuno fece ammenda.
Era un grande uomo e aveva grandi idee.
Qualcuno dovrebbe spiegare a questo Ben Stein la frase che Ezra Pound disse quale unica risposta all’ufficiale americano che nel 1944 avrebbe voluto interrogarlo nel campo di prigionia di Coltrano, nei pressi di Pisa, dove lo avevano rinchiuso in una gabbia, per fargli pagare il suo impegno culturale a favore del fascismo e non contro gli americani, ma contro i banchieri e gli usurai americani, che, allora come oggi sempre di più, continuano a sfruttare e ad affamare il popolo.
Di giuseppe (del 21/02/2008 @ 16:51:15, in blog, linkato 275 volte)
Ieri, nel corso della protesta popolare - una delle tante - a proposito dell'emergenza - rifiuti in Campania, i cittadini di Marigliano, in provincia di Napoli, hanno cominciato a riconsegnare / strappare i certificati elettorali.
Detto/fatto.
Di giuseppe (del 20/02/2008 @ 12:37:32, in blog, linkato 1141 volte)
Una sera – erano i primi anni Novanta, dovrei controllare l’anno esatto – quando tornai a casa, scoprii che il mio quarto d’ora di celebrità era arrivato quel giorno, mentre io ero assente.
A quel recapito telefonico, l’unico in cui ero rintracciabile – come un po’ tutti, non avevo ancora il telefonino – mi avevano cercato da Roma molti colleghi giornalisti.
Cosa era successo?
Niente, la mattina precedente era uscito un mio articolo sul quotidiano“Secolo d’Italia”, a mio avviso di routine, un mio commento di attualità e costume, che invece aveva innescato una specie di corto circuito.
Cosa avevo scritto di tanto eclatante?
Niente, prendendo lo spunto da un fatto di cronaca accaduto Torino, avevo parlato del karaoke, la trasmissione televisiva condotta da Fiorello, che era poi la registrazione degli spettacoli dal vivo che egli conduceva sulle piazze di tutta Italia. Avevo sostenuto, in sintesi, che il karaoke era la manifestazione giovanile di massa più importante dai tempi del Sessantotto in avanti; che quei ragazzi manifestavano il loro canto libero, che erano la voce e il volto della nuova speranza e che, infine, finalmente la musica italiana veniva così sottratta al grigio e ferreo monopolio culturale di sinistra, dei comunisti parlamentari ed extraparlamentari.
Era sì un bell’articolo, originale certo, ma poi niente di tanto importante, a mio avviso, rispetto a tante altre cose che avevo scritto in passato, senza che nessuno avesse mai avuto da eccepire, insomma, detto francamente, come si suol dire, senza che nessuno mi avesse mai cagato. Ma erano quegli gli anni in cui, lentamente, il Msi usciva dal ghetto in cui era stato per decenni relegato, principalmente dai mezzi di comunicazione di massa e con esso usciva un po’ tutto quello che al Msi veniva ricondotto e, sempre ad opera dai mezzi di comunicazione di massa, andava sotto i riflettori, a proposito o a sproposito veniva analizzato e diffuso.
Il mio articolo sul karaoke suscitò un putiferio.
“La Repubblica”, per esempio, ci fece un paginone, con dotte e compunte analisi delle mie semplici tesi. E il “povero” Fiorello, diventato suo malgrado “fascista” ( ma io non lo avevo mai sostenuto ), non so per quanti mesi andò avanti nelle interviste su radio, giornali e tv a dire che no, lui non era fascista, anzi non lo era mai stato, non era mai stato iscritto a nessun partito, tanto meno al Msi, o alle sue organizzazioni giovanili e robe simili.
Ed è noto che per lunghi anni e ancora fino ad allora il termine “fascista” veniva usato in senso spregiativo generalizzato dai comunisti, nei confronti di tutti i loro avversari, cioè di tutti coloro i quali, insomma, non la pensavano come loro.
L’edificante episodio politico – culturale che ho raccontato e che mi vede, mio malgrado, protagonista, mi è ritornato alla memoria ieri, quando ho appreso delle dichiarazioni di Fiorello a “Viva Radio2”, il programma di RadioRai che egli conduce quotidianamente la mattina.
Ne è passato di tempo! Fiorello, lasciato il karaoke, ha nel frattempo ampliato la sua popolarità e anzi l’ha estesa a tutte le fasce d’età di pubblico e poi è diventato apprezzato conduttore, intrattenitore e comico.
Proprio per questo la sua affermazione di ieri è importante. E no, non è stato uno scherzo, non è stato lo sproloquio comico, no, non è stata un’improvvisazione, per quanto così abbiano egli stesso e i suoi autori tentato di farla passare, per annacquarla, scolorirla e farla passare sotto silenzio.
Invece no, silenzio un corno! Ieri Fiorello ha detto una cosa giusta e quando l'ha detta parlava sul serio!
Ha invitato a non votare chi, evidentemente, non merita il premio, il riconoscimento, il consenso del popolo, perché, ancora evidentemente, incapace, nel migliore dei casi, parassita e corrotto negli altri.
Insomma, si è messo sulla scia “popolare” ( nel senso di attira – simpatia dell’”antipolitica” ), della polemica anti – casta dei politici, del movimento di Beppe Grillo.
Ma cavalcando la tigre dell’antipolitica, ieri Fiorello è andato sopra le righe, ha steccato e ha detto una cosa che pure io – e per dirlo io! – considero esagerata: ha invitato gli Italiani a strappare le schede elettorali!
Esagerata perché se non altro penso che sia un reato penale.
Insomma, dichiarare di non votare, motivandolo, è un diritto e va bene; invitare a non votare è un’ altra espressione di libera manifestazione di pensiero e ci può stare; ma invitare a strappare i fogli elettorali e strappare schede e certificati, mi sembra che sia un reato penale, anche se non ne sono sicuro, ma insomma, se non è reato, certo siamo border line.
Comunque sia, questa sì che è una cosa “fascistissima”! E bravo Fiorello!
Il bello è che adesso, a distanza di quindici anni, quando glielo dissero a sproposito, senza che egli avesse fatto proprio niente, ora che se lo sarebbe, tutto sommato, meritato sul campo di battaglia e proprio in senso specifico, nessuno si è sognato di dargli del “fascista”!
Allora, se permettete, lo faccio io!
Con un sorriso e una bella pacca sulle spalle, dai! Caro Fiorello, mannaggia a te, dai! Sei proprio un gran fascista!
Di giuseppe (del 19/02/2008 @ 18:21:40, in blog, linkato 282 volte)
Alla mia invettiva di ieri, va doverosamente aggiunto che dalla scorsa legislatura, dall'introduzione della nuova legge - porcata, in Italia il popolo non elegge più i propri rappresentanti. I rappresentanti del popolo non sono eletti dal popolo, sono nominati dai partiti. C'è una bella differenza. Una ragione in più per non andare a votare: che non è rinuncia, o negazione, anzi: è un atto chiarissimo, di protesta, di rifiuto e di affermazione.
Di giuseppe (del 18/02/2008 @ 20:15:05, in blog, linkato 248 volte)
Una volta, negli anni Settanta, in conferenza – stampa, chiesero all’allora Segretario di Stato americano Henry Kissinger, uno dei massimi protagonisti, ed esperto, della politica internazionale, un giudizio su una delle tante crisi di governo italiane ed egli, sorridendo, rispose che non poteva e non sapeva rispondere, perché della politica italiana non ci capiva proprio niente.
Era una battuta, diplomatica, ovvio: ma una battuta emblematica.
Una volta, negli anni Ottanta, una mia amica alla quale tentavo di spiegare a gran fatica i partiti politici, mi chiese, dopo giorni di studio: “E la Rete? Che cazzo è la Rete?”.
Forse qualcuno ricorderà l’aggregazione denominata appunto “la Rete”, che assurse all’epoca per qualche tempo agli onori delle cronache specializzate, con Diego Novelli e Leoluca Orlando, da Torino a Palermo: ecco, io non riuscii a spiegarle, che cosa fosse “la Rete”.
Un’altra mia amica, che vive all’estero, mi ha chiesto oggi lumi sugli ultimi avvenimenti italiani e mi ha domandato per chi voterò.
Beh, questa risposta è facile: non voterò per nessuno, e anzi non andrò proprio a votare.
Ma a spiegarle qualcosa di più preciso e di più approfondito, sulla campagna elettorale, ahimè, ce ne vuole, neh? Come dicono a Torino…
Cosa è la Rosa bianca? Tabacci, chi era costui?
Che c’azzecca Di Pietro, e pure Pannella, con il partito democratico, che pure diceva di voler correre da solo?
Come fa a dirsi “nuovo”, uno che fa politica da quando andava alle elementari e si è allegramente rimangiato la tanto strombazzata prospettiva di cambiare vita e ritirarsi in Africa?
E come mai l’altro è candidato,a vita,ormai,del centro – destra, da quattordici anni e cinque elezioni?
Perché i due maggiori partiti contrapposti hanno programmi simili e i due loro leader dicono le stesse cose, pacatamente, serenamente e mi consenta a parte?
Come mai tutti sanno che tanto sono solamente puttanate, parole in libertà per accalappiare consensi estemporanei e poi continuano a votare?
Come mai c’è un partito ancora con il simbolo del comunismo, quando pure in Cina, in Corea del Nord e a Cuba l’hanno tolto?
Che minchiata è questa sinistra rosso-verde, che è stata al governo fino ad adesso e adesso promette quel che non ha fatto finora, mentre ha visto in due anni il record di incidenti sul lavoro, di precariato diffuso, di incendi nei boschi e di immondizia per le strade?
A proposito, perché uno dei saggi del partito democratico, il governatore Bassolino, non si dimette?
Perché in quel partito “nuovo” ci stanno Prodi, D’Alema, Rutelli, Visco, Ciriaco De Mita e potrei continuare a lungo?
E come fa uno che due settimane prima aveva deriso la nascita del nuovo soggetto politico ideato all’improvviso, in piazza San Babila, una serata milanese cui il Milan non giocava a San Siro, commentando “Siamo alle comiche finali”, a sciogliere d’imperio il proprio, di partito, e a confluire nel “nuovo”? Dopo che aveva detto pure solennemente, sempre due settimane fa, “L’esperienza della casa della Libertà è finita per sempre”? Ma poi non era quello che con Bossi non doveva prendersi più neanche un caffè?
Sempre a proposito, perché uno che ha detto che con la bandiera del proprio Stato ci si pulisce il culo è ancora lì a chiedere impunemente voti agli Italiani e continua a vaneggiare di secessione in aperto contrasto con la Costituzione?
E perché, in tutti questi casini, i centristi adesso corrono da soli e divisi, in direzione ostinata e contraria, ma senza sapere nemmeno essi stessi dove e perché?
Come è possibile che adesso la corifea della fiamma sia una che fino a pochi anni fa si occupava di chirurgia estetica, ristoranti e discoteche da milionari, anzi, pardon, bilionari?
Dove lo mettiamo adesso il campione anti-abortista, un ex – comunista di grosso calibro, che mi ricordo se ne stava davanti al palazzo di giustizia di Torino, fra gli ultras del Pci, ad impedire con la sua mole che gli altri partiti potessero entrare e fare in modo così che i suoi continuassero ad avere il primo posto, in alto, a sinistra, sulla scheda?
E a proposito di temi etici, come mai i leader politici che si presentano sostenendo di non volere “dico”, coppie di fatto e quant’altro, quali campioni della famiglia, tutti: Berlusconi, Fini, Casini, Bossi, Brambilla e Santaché, sono risposati, o conviventi di fatto?
Ma qui è meglio fermarsi.
Io, certo non voterò per nessuno: sono tutti uguali e tutti improponibili, dopo aver dato a lungo il peggio di sé.
Ma se c’è qualcuno di voi, care blogghine e cari blogghini, che sa rispondere anche a una soltanto di queste domande e soddisfare la mia amica straniera, prego, le spieghi, si faccia avanti, mi aiuti, per favore! Apriamo il dibattito, blog a blog.
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