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 INVITATI/ all'incontro... di giuseppe
 
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“Nessuna meta è irraggiungibile, quando ho qualcosa da dire”

Nicola Vacca
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 06/01/2008 @ 18:47:50, in blog, linkato 596 volte)

Ho qui davanti a me l’ultimo libro di Sandro Giovannini, poeta, avanguardista artistico, animatore culturale, giornalista, scrittore, editore e insomma uomo di multiforme ingegno.

E’ una raccolta antologica delle sue poesie, “Poesie complete”, si chiama, per i tipi della Heliopolis ( “di idee e materiali di scrittura” ) edizioni ( viale della Vittoria, 231, 61100 Pesaro; 198 pagg. 20 euro ).

Adesso dovrei indossare le paludate vesti del critico letterario; così, potrei ritrovare la profonda eco poundiana e il vitalismo marinettiano; esaltare le splendide sperimentazioni grafiche abbinate ai versi; tracciare il percorso di una vera e propria corrente, Vertex poesia; e spremere la vena intimista più recente, degli ultimi componimenti, d’amore e d’occasione.

Potrei, forse dovrei, ma non lo faccio.

Non lo faccio, perché non voglio.

Sono trenta anni ormai che con Sandro Giovannini ci spediamo buste e plichi, di libri, di giornali e di lettere distese, per questa o quella iniziativa, questa o quella cosa da fare, tante quante quelle che non abbiamo ancora fatte e che ci aspettano, oramai vagamente minacciose ( tipo: il dizionario della cultura anticonformista italiana ) e poi comode mail, veloci sms e quant’altro.

Capirete, perché non voglio.

Sono trenta anni che con Sandro Giovannini ci perdiamo e ci ritroviamo, ci chiamiamo e ci vediamo, che sia al rifugio dei Camaldoli, sulle cime dell’ Appennino toscano, ai confini con la Romagna, a discutere di notte da un sacco a pelo all’altro; che sia alla riunione, all’incontro, o al Salone del Libro, a Torino; che sia per l’appuntamento nel centro di Milano, o in quello di Roma.

Capirete.

Ma voglio narrare a tutti voi l’aneddoto – non so come meglio definirlo – con cui lo presento puntualmente ogni volta che ci ritroviamo in occasione di qualche conferenza, o dibattito di cui egli è il relatore.

Un fatto che Sandro mi raccontò una volta e che è ora nella mia mente indistruttibile…

E vai!

Vedete la suggestione? Vedete che citazione di Ezra Pound mi è venuta fuori!?!

Sì, i versi alla fine del primo dei “Cantos“:

I believe in the resurrection of Italy

Quia impossibile est

Now in the mind indestructible

E va beh.

Comunque sia, l’aneddoto è diventato per me simbolico, allegorico direi; si è caricato inoltre anche di significati e lo tengo sempre ben presente, sia per le ragioni che di per sé richiama e sottende, sia per il senso profetico cui rimanda.

Basta.

Ora lo racconto anche a voi e ognuno ci ritroverà quello che meglio crede.

Allora, uno dei versi più belli scritti da Sandro Giovannini nel suo ormai quarantennale percorso poetico recita così: “Né cani sciolti, né pecore matte”.

Bellissimo: l’invocazione all’appartenenza, all’identità valoriale, come direbbe l’autore stesso; l’esaltazione consapevole della comunità; un manifesto programmatico, un messaggio, un’esortazione, un’invocazione, un monito e insomma tante altre cose ancora.

Bene.

Un giorno, dei primi anni Ottanta, Sandro Giovannini, invitato a una conferenza, doveva parlare in non so bene quale sperduto paesino del Sud Italia, fra i monti della Lucania.

Ci stava giusto andando, quando si accorse che da un bel po’ girava ormai a vuoto, con la sua auto, fra “le discese ardite e le risalite” dei tornanti scavati pericolosamente in bilico sui precipizi, da un lato e, dall’altro, le rocce a muro.

Si accorse insomma che si era perso, fra una curva e l’altra.

Non passava un’anima viva.

E allora, ovviamente, non c’erano né i telefonini, né, tanto meno, i navigatori satellitari e quant’altro.

Ad un certo punto, stanco di girare a vuoto, si fermò, scese dall’auto, immagino bestemmiando e si guardò intorno.

Poi decise di ripartire.

Dopo un poco, dopo la curva successiva, si ritrovò con la strada che costeggiava una parete di roccia a muro più alta e più ampia delle altre, che aveva sopra grandi lettere tracciate con la vernice nera.

Si stropicciò gli occhi e non solo quelli.

A caratteri cubitali, con una croce celtica accanto, la scritta diceva: “Né cani sciolti, né pecore matte”.

Fine dell’aneddoto e fine pure di questa mia sgangherata recensione.

Agli amanti della poesia, l’invito a leggere il poeta Sandro Giovannini.

A te, Sandro Vale! e, soprattutto, sempre come sempre Ad maiora!

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Di giuseppe (del 05/01/2008 @ 19:02:47, in blog, linkato 2986 volte)

Anche i giornali hanno una loro esistenza, fisica: nascono, crescono, e prima o poi, per una ragione o per l’altra, muoiono.

Può pure succedere però – raramente, ma succede – che essi rinascano.

A volte ritornano.

Dopo quaranta numeri, di un ventennio e dopo un anno di una “pausa di riflessione” che come nelle baruffe degli innamorati sembrava tanto proprio la fine di un amore, con amore, con passione e con un esito artistico, letterario, meta - politico devastante nella bellezza prodotta, ritorna, con il numero 41 appena uscito di tipografia, “Letteratura – tradizione”, il periodico di Sandro Giovannini e delle sue Heliopolis edizioni di Pesaro.

Nuova veste grafica, tipo libro, ma un libro – quadernone, agevole e invitante, quanto splendido e prezioso.

Periodicità prevista: tre numeri all’anno. Spedizione in abbonamento postale: versamento di 50 euro, specificando nome e indirizzo dell’abbonato, su conto corrente bancario, presso la Banca di Pesaro, sede di Pesaro, con beneficiario Heliopolis edizioni srl – viale della Vittoria 231, 61110 Pesaro, codice IBAN:

IT 08 A 08826 13303 000030146251

Far conoscere tutto un patrimonio di idee e di valori, soprattutto nelle successive elaborazioni, quale consuntivo dell’area culturale e meta – politica anticonformista, ad opera di tanti, multiformi e prestigiosi collaboratori : questa, in sintesi estrema, la mission di “Letteratura – tradizione”, che il poeta, saggista e infaticabile animatore culturale Sandro Giovannini ha fortemente voluto, anzi: rivoluto, quale espressione del suo e del nostro mondo:

Noi siamo letterati ed artisti, e siamo uomini pensanti e responsabilmente coinvolti nelle cose che cupamente ci attorniano. Traiamo la nostra legittimazione più profonda ed individuata dalla visione, dall’emozione, dalla persuasione della sacralità, dell’identità, della socialità nazionale ed europea. Questo è il nostro mondo e per questo noi viviamo e ci battiamo”.

Incipit vita nova, dunque.

Comincia splendidamente, con questo numero 41 talmente pieno di contributi da leggere, guardare e studiare, da costituire un appuntamento fondamentale, come tutti i prossimi numeri già si annunciano.

Ma vediamo concretamente, sia pur approssimativamente, cosa c’è.

La sezione monotematica speciale di apertura è dedicata al tema della politica e dell’antipolitica, con una serie di interventi che anche concretamente affrontano le forme e i contenuti da restituire allo Stato.

Segue la lunga sezione dedicata al “movimento delle idee”, che ospita quattro saggi, fra cui uno dedicato ai temi della scienza e del superomismo in Fiedrich Nietzsche, firmato da Riccardo Campa.

In continuità ideale, la sezione seguente, gestita dalla Fondazione Evola di Roma, presenta tre interventi di attualità sul pensiero di Julius Evola.

Caterina Ricciardi, responsabile della sezione “pagine del modernismo”, firma una celebrazione nell’anno centenario dell’uscita a Venezia di “A lume spento”, il primo libro di poesie di un Ezra Pound, universitario bohemienne, scappato dalla natia America, pieno di dubbi per quel suo primo esito poetico, che stava per distruggere, come egli stesso ricorda nei suoi versi: “Shd/ I chuch the lot into the tide – water? / Le bozze ‘A lume spento’

Nella sezione “poesia”, un’intervista doppia alla giovanissima critica e poetessa Valeria Incantalupo e all’affermato poeta e politico Ludovico Pace.

Ci sono poi la sezione dedicata all’architettura e quella dedicata allo stile.

Seguono La Porta d’Occidente – sezione che ho l’onore e l’onore di curare personalmente – La Porta d’Oriente ( caposervizio: Gianpaolo Dabbeni ) e La porta del Mediterraneo ( Tommaso Romano ).

Seguono una parte dedicata alla storia antica; una al “sapore magico della parola”; una agli archivi Novecento; una all’ “ordine e caos”; una alla cultura siciliana; un’altra al mondo dell’islam.

Poi alcune poesie, e numerose recensioni di libri vecchi e nuovi.

Per finire in bellezza, lo splendore della parte iconografica, con riproduzioni a colori, della sezione artistica: “le sollecitazioni visive”.

E scusate se è poco, per un numero di una rivista – libro – vero e proprio evento- tutto da leggere, studiare e collezionare.

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Di giuseppe (del 24/12/2007 @ 15:39:09, in blog, linkato 502 volte)

Bizzarrie, cazzate belle e buone, degenerazioni di pessimo gusto: le storture di internet, evidenziate nell’ ultimo blog, a volte e sempre più spesso diventano poi vere e proprie assurdità, cui invece un po’ tutti danno credito e accordano interesse.

Più sono bizzarrie surreali, più magari successo fanno registrare: questo, in fondo, è l’elemento più negativo di internet, aver fatto diventare tutto un manicomio parcellizzato sul territorio del web e peggio un manicomio in cui chi pazzo non è si stupisce, vacilla e comincia a dubitare di essere lui il pazzo, non gli altri.

Qualche tempo fa tanti giornali, come un effetto di eco dilatata a dismisura, si erano messi a parlare di un sito che prevedeva la direzione del vento nelle città, al fine di far asciugare meglio i panni bagnati: una cosa assurda, oltre che inutile, per almeno due o tre ragioni basilari, tanto facilmente e immediatamente lampanti, che non vale nemmeno la pena di darne conto, o accenno.

Oggi su di un quotidiano importante c’era una pagina intera di corrispondenza dagli Stati Uniti d’America dedicata a un’iniziativa che pare stia avendo un grande successo di pubblico: un sito internet, dedicato ai guanti rinvenuti singolarmente e quindi alla ricerca dell’altro, per ricomporre il paio, a New York e in un’altra città. Un’americanata assurda e detto assurdo detto tutto, senza che a nessuno, a chi ha scritto, a chi ha pubblicato, tanto meno a chi ha ideato e composto i siti in questione, sia venuto minimamente in testa il benché minimo dubbio di assurdità, il che la dice lunga, appunto, sulla deriva di rimbecillimento e di abbrutimento che internet pare abbia ormai irreversibilmente imboccato.

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Di giuseppe (del 19/12/2007 @ 11:31:24, in blog, linkato 677 volte)

Internet è un mezzo prezioso, che ha rivoluzionato il nostro modo di essere, di informarci e di comunicare: posta elettronica, motori di ricerca, diffusione della cultura popolare, collegamenti audio/video gratuiti in tempo reale, blog, community e quant’altro sono soltanto alcune delle straordinarie opportunità offerte in tal senso e ormai consolidate negli ultimi anni, fino ad entrare nella nostra identità di contemporanei.

Ma internet è un mezzo e quindi come tale di per sé neutro, il cui valore è dato dall’uso che se ne fa e che pertanto anche effetti oggettivamente negativi può produrre.

Senza scomodare il suo Maestro Marshall Mc Luhan, questa fondamentale verità va ricordata al professor Derrick De Kerckhove, che oggi sul quotidiano “La stampa” sostiene – fra le altre cose- che My Space ha inventato strategie alternative di socializzazione, mentre dal canto suo un altro professore, l’americano Edward Castronova, esalta l’importanza delle così dette realtà virtuali che ultimamente si stanno affermando quali veri e propri universi paralleli, sul web, tipo “Second life”, tanto per intenderci.

Realtà virtuali assai deludenti, va invece aggiunto, in cui trionfano esibizionismo, egoismo e frustrazione.

Internet sta assumendo questa brutta, assai negativa e oggettivamente negativa caratterizzazione: di fuga dalla realtà, una realtà dove sempre di più e sempre più spesso siamo incompresi, soli e senza speranze, a favore di paradisi artificiali in cui surrogati virtuali danno un apparente sollievo, per poi invece far sprofondare in condizioni peggiori di solitudine e di frustrazione.

Quanto a “My space” la mia esperienza personale di sperimentazione diretta in tre mesi di frequentazione mi porta a una valutazione anch’essa nella fattispecie negativa.

In sintesi estrema, “My space” mi pare un’accozzaglia di vetrine dentro ciascuna delle quali si agita, più o meno saltuariamente, a seconda dei suoi tempi e dei suoi modi, una persona che ha in testa di mettere in mostra quello che fa, e se non altro sé stesso, senza guardare cosa c’è nelle altre.

Il trionfo dell’esibizionismo e l’ egoismo elevato a sistema, quindi.

Le vetrine dei profili sono poi compartimenti stagni, che non comunicano fra di loro. Come i bambini delle scuole elementari, tutti sono interessati a “farsi amici” un maggior numero di persone possibili: “Mi fai amico? Sì, ti faccio amico, ma tu mi fai amico a me?”.

Il brutto è che non c’è nessuna amicizia reale, nessun processo di conoscenza, di condivisione, di partecipazione, ma soltanto l’interesse materiale a poter così appiccicare la propria etichetta sulla vetrina del “sedicente” amico.

Poi, c’è chi vende i suoi dischi, chi i suoi prodotti, per ogni settore merceologico, chi pubblicizza negozi e chi club prive; chi vende sé stesso, il proprio corpo, o il proprio cervello; chi si esalta occupando tutte le nicchie più incredibili di quelle che chiamano “perversioni” sessuali; chi pianifica truffe planetarie, cercando di agganciare i single per estorcere informazioni prima e denaro poi e chissà quante altre simili miserie che non ho fatto ancora in tempo a scoprire, perché adesso, all’evidenza dei fatti, mi è scomparso non soltanto ogni entusiasmo, ma pure ogni desiderio di frequentazioni del presunto spazio mio.

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Di giuseppe (del 17/12/2007 @ 16:47:52, in blog, linkato 458 volte)

Già è una vergogna per uno Stato civile la situazione della ricerca scientifica - tutta, in genere - in Italia, dove nessun governo ha mai saputo articolare un piano organico di finanziamento e di valorizzazione dei talenti.

Che si debba ricorrere poi alla liberalità dei privati per sostenerne un settore, quello da anni "marchiato" dal così detto Telethon, sempre di per sè vergognoso è.

Ma in Italia al peggio non c'è mai fine e ad una vergogna si pone rimedio con uno scandalo.

Oramai è diventato uno scandalo insostenibile il fatto che quello che lo Stato non può o non vuole fare, lo facciano i professionisti del volontariato, con costi sociali altissimi e quanto meno superiori a quanto lo Stato spenderebbe se facesse da sè, senza "volontari". 

Fra l'altro, alterando quel "mercato" cui tutti dicono a parole di ispirarsi e di dover rispetto. Invece il volontariato droga il mercato e con le cooperative e el associazionio ha prodotto imperi finanziari privati, con tutta una casta di volontari, dai massimi comandanti, fino ai soldati semplici, ma pur sempre professionisti.

Poi, nella fattispecie di questo fine settimana, è insopportabile l'ipocrisia delle appartenenze scontate, delle esibizioni gratuite: quelle sciarpe ostentate, da chi come spesso avvienne prende a pretesto le iniziative così dette benefiche per fare pubblicità a sè stesso e alle proprie attività.

Infine, la caccolina sulla torta: le compagnie telefoniche che guadagnno pure sugli sms con cui vengono fatte le offerte!

Tutto questo, nei casi migliori e più nobili, perchè poi ci sono le vere e proprie truffe, appena più rozze delle sofisticate operazioni di comunicazione sociale su cui si regge ormai il marketing del volontariato nella nostra sciagurata Italia del nuovo secolo e del nuovo millennio.

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Di giuseppe (del 12/12/2007 @ 16:09:14, in blog, linkato 1694 volte)

Un verso di un poeta in regalo, portato dalla cronaca degli ultimi giorni.

Domenica scorsa a Roma alcuni partiti e movimenti della sinistra “radicale” hanno tenuto un incontro, finalizzato alla creazione di un nuovo soggetto politico, la così detta “cosa rossa”.

Fra i leader intervenuti, il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, da più parti indicato quale futuro leader.

Nel corso del suo discorso, come è stato riportato da alcuni giornali, ha declamato un verso, per sottolineare il passaggio da compiere, ed esattamente ha affermato:

E’doloroso uscire da sé stessi, si ha paura di dissipare sentimenti e patrimoni messi assieme con tanti sacrifici. Ma è necessario farlo. C’è un verso di Pasolini che mi pare particolarmente adatto a indicare questa nostra condizione sentimentale e politica; dice così; “Piange ciò che muta, anche per farsi migliore”.

Senza entrare nel merito squisitamente politico, ( e ce ne sarebbe da entrare! A cominciare dall’implicita esaltazione del popolo, per una sinistra volta alle poltrone della casta, ai compromessi antistorici con i residui della propria coscienza, agli intellettuali con la puzza sotto il naso e ai golfini di cachemire ) è comunque bello che un politico si avvalga della poesia per affermare, o definire, i propri concetti.

La citazione poi di per sé è addirittura bellissima.

Si tratta di un passaggio tratto dal “Pianto della scavatrice”, un lungo componimento poetico, di taglio prosastico, di impegno civile, del 1956 e confluito nella raccolta “Le ceneri di Gramsci”, pubblicata nel 1957.

Ecco il passo preciso:

“Piange ciò che muta, anche per farsi migliore.

La luce del futuro non cessa un solo istante di ferirci...”.

Detto ciò, nessuno – e soprattutto quelli che d sinistra hanno giudicato “perfetta” la citazione – sono entrati nel merito della poesia da cui Nichi Vendola ha mutuato il verso.

Colmiamo provocatoriamente la lacuna.

Tanto perfetta, per la sinistra, per di più estrema, infatti, la citazione non è. Bellissima, certo, ma ahimè per tutti loro ah quanto scomoda!

Ne “Il pianto della scavatrice” Pier Paolo Pasolini esprime dolore e turbamento per il passaggio che stava avvenendo verso una modernità destinata a distruggere il grande mondo antico della civiltà contadina, verso un capitalismo orientato ad annullare la semplicità e la genuinità del popolo.

Insomma, quella scavatrice che spiana una Roma “stupenda e misera” che fra poco non sarà più “mamma” per i suoi figli travolti dalla mutazione antropologica del capitalismo e dall’omologazione del consumismo, è il simbolo del nuovo che avanza e avanzando distrugge.

Come dirà di sé stesso, Pier Paolo Pasolini, in un altro verso ( “Bestemmia”, “Poesie in forma di rosa”, 1962 ) bellissimo e scomodissimo:

Io sono una forza del Passato; solo nella Tradizione è il mio amore”.

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Di giuseppe (del 10/12/2007 @ 20:54:22, in blog, linkato 508 volte)

( At the end of the text in Italian, English language translation ).

Sull' ultimo numero dell’ “Espresso” c'è un’intervista rilasciata dal filosofo francese Jacques Attali in occasione dell’uscita del suo ultimo libro ( “”Amours”, edizioni Fayard ) dedicato all’amore.

Io ci ho ritrovato con piacere alcune tesi che ho esposto nel mio saggio “Breviario d’amore” ( Azimutlibri ) dello scorso anno, in particolar modo quelle sulla attuale frammentazione dei rapporti sentimentali e sessuali; o la concezione dell’amore come strumento di conoscenza e percorso di realizzazione.

E voi? 

 “…Le pratiche amorose evolvono allo stesso ritmo delle altre relazioni che governano la nostra società: dovremo confrontarci con le questioni di libertà e trasparenze assolute anche nel campo degli affetti.

…L’amore è una ricerca, corrisponde a una dimensione fondamentale dell’uomo, che è cercare il superamento di sé: la natura umana è nomade, vuol scoprire: questa scoperta è appunto il superamento di sé. Ma oggi siamo semplicemente ‘sé stessi’ e in quanto ‘sé stessi’ siamo soli. Il prezzo che dobbiamo pagare per la formidabile opportunità legata alla libertà individuale à la solitudine.

..Dal campo del lavoro, oggi abbiamo sviluppato il network anche nelle relazioni amorose. Il network significa essere collegati, connessi, sviluppare una rete di relazioni..

...Con gli altri posso avere delle relazioni affettive, ma anche sessuali… E’ ancora marginale, ma è evidente che si arriverà a questo. L’amore non è possedere l’essere amato, ma fare un progetto con lui. In questo senso, se possiamo costruire questo legame con una persona, nulla impedisce di costruirlo con più persone contemporaneamente…”

On the last issue of the "Espresso" is an interview released by the French philosopher Jacques Attali at the release of his latest book ( " Amours "editions Fayard) dedicated to love.

I have found in it with some pleasure that I exposed thesis in my essay "Breviary of love" (Azimutlibri) last year, especially those on the current fragmentation of sentimental and sexual relationships, or the concept of love as a means of knowledge path and implementation.

And you? 

 "… Amorous practices evolve at the same rate as other relationships that govern our society: must deal with the issues of freedom and absolute transparency in the field of affections. …

Love is a research, is a fundamental dimension, which is trying to overcome himself: human nature is nomadic, wants to discover: this discovery is precisely to overcome them. But today we are simply 'self' and as 'self ' us alone. The price that we have to pay for the tremendous opportunities linked to individual freedom is loneliness.

...From the field of work, we have developed the network even in loving relationships. The network means to be connected, intertwined, develop a network of relations .. With others can have relationships, but also sexual… It is still marginal, but it is clear that it comes to this. Love is not have to be loved, but do a project with him. In this sense, if we can build this bond with a person, nothing prevents build with multiple people… "

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Con riferimento ai blog dei giorni 6 ottobre e 8 novembre, oggi su di un unico quotidiano e per di più un free - press c'era una notizia importantissima: il ministero della difesa, che fino ad ora aveva calcolato 37 decessi, ha ammesso il numero di 77 decessi fra i soldati italiani e 312 gravemente ammalati, dal 1996 a oggi. Intendiamoci: la cifra è ancora ben parziale, ma è già un riconoscimnto significativo. Peccato che sia passata sotto silenzio. Intanto i nostri soldati sono ancora in guerra in Afghanistan, al fianco degli Americani che continuano a usare uranio impovertio nelle loro armi di distruzione e di sterminio, contro quelli che definisce "terroristi" per coprire così i propri interessi militari, economici e strategici.
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Di giuseppe (del 04/12/2007 @ 16:35:30, in blog, linkato 3625 volte)

...And so this is Christmas.

Merry Christmas and happy new year to all my friends and my lectors.

But we don’t choke us with the usual Christmas consumerism!

We feed our minds with new ideas, which the main aim is now of promoting the culture of peace.

It will take years, perhaps decades and decades, but we started.

So, unfortunately the war continues.

So, ( IN CLIP ON HOME PAGE ) these are some effects...

The fault has never soldiers, which are the humbles and the poors. The fault is always who sends them to wage war, however and wherever, without if and without but:

"Non

 ci

 sono

guerre

giuste" - as Ezra Pound wrote in his "Pisan Cantos".

The war continues, the war is close to us.

We have to remind all that and to build a culture of peace: the challenge, difficult and exciting for the younger generations of the new century and the new millennium, when war will become a taboo word, when war will must end forever.

Building a culture of peace also means not being taken to the ass by who sends soldiers, the sons of the people, to die without reason, on behalf of economic and financial interests weapons factories, multinational oil companies, oligarchies of high international finance; and by who, despite being a pacifist with his words, politically supports the governments of this type.

Talking among us about all this, at Christmas and throughout the new 2008, for a real start of culture of peace.

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Di giuseppe (del 03/12/2007 @ 17:53:41, in blog, linkato 507 volte)

Se celeste è questa corrispondenza d'amorosi sensi, mercoledì 5 dicembre Pier Paolo Pasolini sarà proprio contento.

Il Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione PIemonte - cui collaboro - ha organizzato un meeting per una televisione migliore. Fra le iniziative proposte, la diffusione della lettura proprio attraverso la televisione.

Infatti, i minori, in particolare quelli compresi fra 4 e 14 anni, passano davanti al piccolo schermo mediamente quasi tre ore. Una quantità di tempo rilevante. Oltre due milioni sono là anche fra le 20.30 e le 23.00. Alcune decine di migliaia ogni giorno guardano anche i programmi della pay-tv. Regolamenti e codici definiscono cosa non deve esserci nella programmazione televisiva nelle fasce orarie in cui si presume che i minori siano particolarmente presenti davanti allo schermo. Ma i divieti non possono essere la risposta. Ci vuole un’opera di educazione che la televisione potrebbe svolgere. Questa opera potrebbe avere per oggetto la lettura. Se la televisione è tra i responsabili dell’allontanare i ragazzi dalla lettura si potrebbe utilizzarla quale mezzo di promozione della lettura. Non, si badi bene solo con programmi dedicati, spazi riservati ad un pubblico già colto, ma quotidianamente, con un libro che appare, e di cui si parla, anche un minuto soltanto, nei programmi più seguiti.

 

Un’idea semplice e facile da applicare di cui siamo debitori a Pier Paolo Pasolini che sul Corriere della sera nell’ottobre 1975 scriveva:

“...La televisione diventerà ancora più potente: e la violenza del suo bombardamento ideologico non avrà più limiti. La forma di vita- sotto-culturale, qualunquistica e volgare- descritta e imposta dalla televisione, non avrà più alternative. ... Adesso che la televisione è chiamata a svolgere un ruolo decisivo per lo spirito della nuova società, li sfido su di un punto solo. Essi sanno bene che la cultura di massa, così come è, è sottocultura, anzi, anticultura; e se il fenomeno è ormai irreversibile - essendo le masse una realtà - esse, come ogni fenomeno storico, va affrontato, corretto, modificato. Essi sanno bene, anche, che le lunghe serate e le lunghe domeniche invernali a casa possono riproporre il problema, o la soluzione, della lettura: che, al contrario della televisione, non è fenomeno di sottocultura, ma di cultura. Gli italiani, se mai li hanno scoperti, possono oggi riscoprire i libri. Io dunque sfido i dirigenti della televisione a dimostrare la loro buona fede e la loro buona volontà, attraverso un lancio della lettura e dei libri: lancio da non relegare però ai programmi culturali, alle trasmissioni privilegiate: ma da organizzare secondo le infallibili regole pubblicitarie che impongono di consumare. I dirigenti, se vogliono, possono superare ogni difficoltà burocratica e mettere ogni sera Carosello e le altre trasmissioni analoghe abbondantemente a disposizione di questo nuovo compito, così nobile, altruistico e scandalosamente contraddittorio”.

Un’ eco di questa idea è presente nel progetto per la tv di qualità lanciata del Comitato Regionale per le Comunicazioni ( Co.Re.Com) della Regione Piemonte. Le emittenti locali potrebbero inserire, nelle loro trasmissioni più seguite, alcuni minuti in cui si esamini un libro, quelli vecchi e quelli nuovi, accennando ai suoi motivi ed ai suoi personaggi. Un compito da affidare ai conduttori dei programmi di maggiore ascolto, ma anche a testimonial particolarmente conosciuti e seguiti. E poi magari in ogni telegiornale si potrebbe trovare un piccolo spazio per presentare ogni giorno un autore o raccontare un libro. Ovviamente sta a conduttori e giornalisti decidere “quale” libro di volta in volta promuovere. Tutti vanno bene. Anche se, un’attenzione particolare potrebbe essere riservata agli editori piemontesi ed a libri che non appartengono ai grandi circuiti editoriali. Una iniziativa che costa poco e che può ottenere favore e successo.

Ed ecco come nei giorni scorsi l'agenzia ANSA ha presentato l'iniziativa agli Italiani:

R SPE S0B S41 QBKT TV:DAL PIEMONTE RIPARTE LA SFIDA DI PASOLINI PER TV DOC RPT CON TESTO CORRETTO (ANSA) - TORINO, 27 NOV - La sfida alle televisioni riparte da Pier Paolo Pasolini che, sul Corriere della Sera del 1975, si rivolse ai dirigenti del piccolo schermo per inserire la pubblicita' dei libri nel Carosello e nelle altre trasmissioni ad alto audience. Dal Piemonte viene rilanciata quella sfida: le tivu' che vorranno ottenere il ''marchio di qualita'' tra le altre regole dovranno avere anche la promozione della lettura. L'iniziativa e' del Comitato Regionale per le Comunicazioni (Corecom) che il 5 dicembre, alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario delle Comunicazioni Giorgio Calo' e del presidente del Comitato per l'applicazione del codice di autoregolamentazione Tv e minori Emilio Rossi, presentera' il nuovo decalogo in nove punti. Il messaggio centrale e' che fare buona televisione si puo' e puo' essere conveniente anche dal punto di vista economico. Oltre al rilascio del marchio di qualita', il Corecom prevede un concorso per i migliori programmi e significativi premi in denaro, in aggiunta ai contributi pubblici ordinari. Tra i nove punti del Codice di Qualita', oltre al rispetto della fascia protetta 16-19 per programmi destinati ad hoc a bambini/e e adolescenti, e' inclusa anche un'attenzione particolare per il valore dello sport, specialmente le discipline minori, le pari opportunita' tra i sessi, l'apertura alle diverse espressioni politiche, sociali e religiose. Un punto e' dedicato alla diffusione della lettura attraverso la segnalazione e la presentazione di libri all'interno dei programmi piu' seguiti. ''Vogliamo coniugare - spiega il presidente del Corecom Piemonte, Massimo Negarville - qualita' dell'offerta televisiva e sviluppo di impresa''.(ANSA). BAN 27-NOV-07 12:17 NNNN

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22/05/2013 @ 22:22:39
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