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 RITORNATA/ Mistress Kelly mentre coglie l' attimo... di giuseppe
 
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"Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono niente, o non vale niente lui".

Ezra Pound
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 06/10/2006 @ 14:01:15, in blog, linkato 15772 volte)
Guardo sempre tutto quello che mi mettono nella buca della posta, ma esamino con particolare attenzione, con interesse, quando li trovo, i cataloghi della Ikea. Sì, la multinazionale svedese del mobile, che col sistema del fai – da – te, nonostante le bestemmie di milioni di clienti costretti alle applicazioni tecniche, ha costruito le sue consolidate fortune. Perché io sono un affezionato cliente? No, dopo qualche timido tentativo, con le istruzioni in cinese e i disegnini metafisici, da anni ho capito che montare masserizie e suppellettili non è affare per me e dall’Ikea non compro più nulla. Perché io mi interesso di arredamento? No, proprio per niente, l’architettura d’interni e tutto quanto ad essa collegato non rientra nei miei interessi. E allora? Allora perché mi interessano tanto i cataloghi dell’Ikea? Perché sono una straordinaria testimonianza delle trasformazioni sociali in atto in Europa e, anche se più lentamente e meno decisamente, in Italia. Qualche anno fa, da un catalogo dell’Ikea si potevano evincere meglio che da un trattato sociologico, o da un saggio accademico, le modifiche della famiglia tradizionale, diventata adesso la famiglia plurale, con i tanti tipi di nuove famiglie. Ieri, mi è arrivato un nuovo depliant, spesso e brillante, dell’ Ikea, con le offerte, “valide fino al 26 agosto 2007”, specialistiche sulle cucine. Qui ho visto che alle prese con il cesto per il bucato ( Rationel, per la cronaca a 35 euro ) e poi con l’asse da stiro estraibile ( 65 euro ) non c’è la solita massaia, o casalinga frustrata che si è sempre vista, no, c’è un tipo arcigno, un maschio, pantaloni e maglietta neri, barba sale e pepe, particolarmente intento, pare pure tutto ispirato, a passare il ferro da stiro sulla camicia. Le trasformazioni dei ruoli della società contemporanea sono così avvenuti in maniera irreversibile e inconfutabile, attesta il catalogo Ikea. Che, poi, la società multietnica si stia imponendo sempre di più, viene testimoniato dalla coppia di pagina 86: lui, capo pelato, barbina, occhialoni, sarà tedesco, o svedese, lei garbata e sinuosa, pare cinese, come poi sicuramente rivela la foto di pag. 42, che la mostra intenta a cucinare, all’occidentale, fra pentole e coperchi. Per lo stesso senso e anche per il discorso di prima, la pagina 54 mostra un giovane papà bianco dar da mangiare a un bebè di pelle nera. Vedete? Ogni volta si tratta di una illuminante quanto interessantissima lettura.
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Di giuseppe (del 05/10/2006 @ 19:55:02, in blog, linkato 24682 volte)

Quante sorprese, quante meraviglie, conserva e nasconde ancora l’Italia, quanti tesori di motivi e personaggi essa cela, dietro le facciate ufficiali, dentro gli itinerari inconsueti, di arte e di natura! E cosa c’è di più bello al mondo dell’arte e della natura?

Oggi ho fatto un viaggio e ho trovato un tesoro, non solo perché ho trovato un amico, ma perché ho scoperto una testimonianza insondata di arte e di natura.

Adesso ve lo racconto.

Seguitemi intanto e poi magari, se credete, rifatelo a modo vostro.

Se siete a Torino oltrepassate da qualche parte il Po e sistematevi ai piedi della collina. Trovate corso Casale, scosso dal traffico nervoso del mattino, mentre respirate la nebbiolina d’autunno e vedete la prima brina che si scioglie ai raggi del sole d’ottobre impazzito di luce. Prendetelo e andate sempre dritto, sempre, non potete sbagliare.

Corso Casale porta appunto a Casale Monferrato, che è una cittadina storica, sui generis, in provincia di Alessandria, che, fra l’altro, da sola vale un viaggio e un soggiorno. Ma voi vi fermerete prima, a circa cinquanta chilometri da Torino e a una ventina da Casale, svoltando per la prima e unica volta a destra, verso Villadeati.

La strada statale 590, immersa in un verde esuberante di alberi, radure e boschi, è lunga infatti una settantina di chilometri; si lascia alle spalle la periferia industriale della grande città; attraversa centri residenziali di villette eleganti e pretenziosi ristoranti; ritrova il Po a sinistra, dalle parti di Chivasso; fra un sali-scendi e l’altro solca decisa le piante e i campi. A questo punto, siete in una posizione geografica eccezionale: avete alle spalle la provincia di Torino, a destra quella di Asti, a sinistra quella di Vercelli, davanti quella di Alessandria e le attraversate tutte e quattro: insomma, più Piemonte di così?!?

Trovate indicazioni stradali esuberanti, ai margini della statale: potete comprare frutta e verdura direttamente dai produttori, o la carne con un altro sapore, quello originario, che abbiamo perso, in cascina, oppure visitare qualche confortevole agriturismo, dove i mulini bianchi non sono quelli inventati dalla pubblicità, ma quelli che sempre di meno e sempre più faticosamente davvero ancora sopravvivono nella realtà.

Leggete cartelli di località vagamente surreali: per esempio una contrada che si chiama “Cavalli bianchi”, oppure una frazione denominate “Mogol” ( e vi chiedete Battisti dove stia ).

Ma occhio alle segnalazioni! Alla vostra destra, mischiata fra tre o quattro di altri posti, quando ancora Casale è lontana, vedete una freccia azzurra su cui in campo bianco c’è scritto “Villadeati”. Svoltate per la prima e unica volta.

La stradina provinciale comincia a salire, con ampie e comode curve, ma siete presto arrivati su di un piazzale, dove una bandiera tricolore indica…l’ufficio postale!

Lasciate l’auto e guardatevi intorno.

Villadeati è un balcone naturale sulla Val Cerrina, sulla collina più alta all’inizio del Monferrato, che poi a sua volta è una contea autonoma storica e geografica.

Cinquecento metri di altitudine, cinquecento abitanti.

Un silenzio palpabile, un profumo odoroso, un abbaglio di luce. Due anziane signore commentano gli orari dell’ambulatorio del medico condotto, sorreggendosi l’un l’altra al ciglio della strada; da una cascina sul terrapieno, oltre la siepe e la rete, un uomo spacca la legna.

Incamminatevi sulla stradina che sale verso la sommità della collina, dominata da una grandissima villa, sorta sui resti di una fortezza militare, che Piemontesi, Francesi, Spagnoli e quant’altri si contesero per secoli interi ai tempi di quelle guerre che avete studiato alla buona a scuola  e che sono rimaste confuse nella vostra memoria, mischiate l’un l’altra senza rimedio in un groviglio pressoché inestricabile di date, eserciti e schieramenti.

Qualche decina di metri e un pesante portone si apre direttamente sulla strada, aprendovi una dimora antica, la residenza di Labar.

La casa è una grande costruzione del Seicento, che ha un corpo centrale, due appendici annesse e connesse e un ampio giardino, che guarda e lancia un abbraccio alla Val Cerrina e tutto conforma e unisce armonicamente.

Guardate i colori della natura d’una struggente bellezza, respirate l’odore della menta selvatica d’una poetica intensità.

Labar è un artista, un artista vero, che della sua vita ha fatto una ricerca continua dell’espressività e che dal profondo Sud dell’ Italia ha girato il mondo con le sue esposizioni e poi ha deciso di stabilirsi qui, a continuare la sua ricerca.

Alle pareti i quadri, quelli che non sono finiti nelle collezioni private e nelle gallerie. Le sue sculture. Le sue incisioni.

Labar rappresenta con una trepida e sapida intensità gli elementi della natura, ne coglie con dirompente inquietudine la forza e la bellezza. Si strugge e si esalta poi col mare.

Chi voglia averne una visone completa, organica e approfondita può leggere e guardare il suo bel sito internet, all’indirizzo www.labar.it

Ma le sorprese che vi lasciano ammirati, stupiti anzi di una specie di ansia misteriosa, ma creatrice, positiva, non sono finite.

Labar, infatti, è uno dei pochissimi ancora rimasti, forse ormai anzi l’unico, checché ne dica Vittorio Sgarbi, che non fa le incisioni alla maniera industriale, ma che dai suoi disegni fa incisioni, fa xilografie, a mano, una per una, usando macchinari dell’Ottocento, che abbinano l’arte, la storia, all’ umano, insostituibile, genio d’artista.

Eccoli, gli attrezzi, le pietre, eccoli, soprattutto, eccoli i torchi, neri, lucidi, intensi, fascinosi. Un museo, ma un museo che vive, attualizza la tradizione, la rende eterna.

Ascoltate Labar che vi parla delle tecniche artistiche, e poi del mare, delle barche e dei viaggi, dei libri e delle persone.

Ascoltatelo, infine, quando vi racconta della villa dei Feltrinelli, che hanno la loro residenza per così dire letteraria, quella di rappresentanza, dove invitano i loro autori più importanti, in cima alla collina di Villadeati!

Sì, proprio loro, e proprio quella villa ex fortezza militare, che Giangiacomo in persona acquistò, prima di morire tragicamente nel 1972 e dove ancora adesso, quando non sono in giro per il mondo, tornano quasi ogni fine settimana l’anziana moglie Inge e l’ancor giovane figlio Carlo. Chi l’avrebbe mai detto?!? Uno sperduto, piccolissimo paesino ombelico del mondo letterario ed editoriale!

Attraverso il ritratto che Labar ne fa con le parole, non meno rappresentative dei suoi pennelli, conoscete così anche Inge Feltrinelli: la vedete arrivare da sola con la sua vecchia utilitaria, la seguite mentre si muove fra le stradine, gli abitanti anonimi, gli ospiti illustri e si muove saltellando, a balzi, affascinante più di una ragazza giovane e bella, fremente di dire e di dare.

Così lasciate con queste scoperte, con queste immagini, con queste frenesie Villadeati.

Ve ne siete appena andati e avete già voglia di tornare.

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Di giuseppe (del 04/10/2006 @ 18:14:55, in blog, linkato 35095 volte)

Due fatti, o, per meglio dire, due occasioni di lavoro, fra ieri e oggi, mi fanno riflettere sullo stesso argomento: la decadenza della lingua italiana, che poi è lo specchio della decadenza del popolo italiano.

Pier Paolo Pasolini, l’ultimo grande storico e teorico della questione della lingua, scrisse su questo a suo tempo pagine precise, come tutte le altre sue lucidamente profetiche, oggi, a trenta e più anni di distanza, ancora più di prima: il degrado linguistico corrisponde sempre al degrado morale e civile.

Ho ripensato a lui, al suo concetto, fra ieri e oggi, alle prese con l’editing di un libro, che raccoglierà gli atti di un convegno, un convegno, si badi bene, che aveva come relatori autorità, docenti universitari e politici, mica scaricatori di porto, senza offesa per gli scaricatori di porto. Beh, dovreste vedere che cosa è uscito fuori dai loro discorsi, fedelmente trascritti dalla società incaricata di registrarli, appunto in vista della pubblicazione degli atti! A volte, essi stessi, i trascriventi, vergognandosi al posto dei loro trascritti, hanno cercato di aggiustare qua e là alla buona gli anacoluti, i solecismi, le frasi involute, col risultato di evidenziarli ancora di più!

Ora, se anche gli “intellettuali” non sanno mettere insieme, quando parlano in pubblico, una frase completa e compiuta che si regga in piedi e sia precisa ed efficace e anch’essi litigano continuamente con i congiuntivi, con i condizionali, con la grammatica, con la sintassi, beh...Siamo proprio messi male, non c’è che dire! Abbiamo riso tutti dei congiuntivi sistematicamente sbagliati del ragionier Fantozzi e del ragionier Filini. Beh, oggi, a qualche anno di distanza, la situazione è peggiore di quella descritta da quei film!

Oggi gli unici che quando parlano usano i congiuntivi sono gli immigrati, che hanno studiato da poco l’italiano e non nelle scuole italiane!

Dalle scuole italiane, dove, un tempo, si faceva l’analisi logica e del periodo alle elementari e si studiava il latino alle medie, oggi escono ragazzi che parlano per lo più un italiano approssimativo, povero, a volte becero, insulso, inespressivo. Quelli che guardano il “Grande fratello”, “L’isola dei famosi”o “I secchioni” e nei protagonisti si rispecchiano e si identificano.

Poi, ci sono gli analfabeti di ritorno. Oh, intendiamoci, manager, professionisti, personalità brillanti, menti raffinatissime! Quelli che leggono al massimo “Quattroruote”, le quotazioni di borsa, o la “Gazzetta dello sport” e nei protagonisti si rispecchiano e si identificano. E quando parlano fanno furore. Come nei discorsi rivelati dalle tante intercettazioni telefoniche uscite sui giornali negli ultimi mesi, di cui oggi ( ed è appunto la seconda occasione ) ho avuto modo di rileggere alcuni assai significativi passaggi.

Un italiano televisivo, nel senso peggiore del termine, quel romanesco riadattato, sincopato, sgangherato, scimmiottato, quale coinè, di volta in volta poi “impreziosita” da verbi che vanno per fatti loro, da sostantivi standard, da avverbi ( davvero, assolutamente ) ripetuti a profusione per coprire la povertà espositiva.

Poi, la volgarità di fondo, esibita, ostentata, perseguita con tenacia.

Se anche un politico usa il verbo “trombare”, se anche un sedicente re quando parla dei suoi “sudditi” sardi dice che sono “di merda”, beh, siamo messi proprio male, è vero, caro Pier Paolo, siamo messi proprio male!

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Di giuseppe (del 02/10/2006 @ 20:06:24, in blog, linkato 39576 volte)

In questi ultimi giorni non ho avuto tempo per il mio blog. Me ne scuso.

Mi scuso poi per questa mezza verità, che è ancora peggio di una bugia. “Non ho tempo..” è una frase proprio stupida e ipocrita, più ipocrita che stupida. Il tempo sta lì, è a nostra disposizione, siamo noi che ne disponiamo a nostro piacimento e dire che non abbiamo fatto una cosa perché non ne abbiamo avuto il tempo è una ipocrisia bella e buona: in realtà, non abbiamo voluto fare quella determinata cosa, perché abbiamo preferito farne altre, anche niente, piuttosto che quella.

BISOGNA STABILIRE PRIORITA’ è invece una mia frase preferita. Se si stabiliscono priorità, si faranno le cose ritenute più importanti e se non se ne fa una è perché non la si ritiene evidentemente abbastanza importante. Invece il mio blog è importante: per questo mi scuso davvero, faccio ammenda e prometto di essere assiduo e preciso, oltre che, spero, sempre interessante, per il futuro.

Per i mancati giorni faccio adesso qui di seguito una sanatoria, necessariamente in sintesi estrema.

Qualche parola per i miei ultimi pensieri, allora.

Non ho capito come mai nessuno ha avuto niente da ridire sulla puntata di “Report”, il bel programma di Rai 3, l’ultimo esempio rimasto di giornalismo d’inchiesta purtroppo ormai scomparso dai nostri panorami, andata in onda l’altra domenica sera. Ha praticamente dimostrato cose di cui già si diceva e si vociferava, prima in pochissimi, cinque anni fa, poi in numero sempre crescente, ma che ora sono state messe sotto agli occhi di tutti. Insomma: le Torri Gemelle le hanno fatte cadere con una carica di esplosivo, come si fa con le demolizioni controllate degli edifici che si vogliono abbattere e nessun jet si è mai scagliato contro il Pentagono. Scusate se è poco, scusate se è poco… Ne consegue che quanto meno gli Americani sapevano che qualcuno stava per compiere un attentato l’ undici settembre del 2001…Quanto meno. Se addirittura non l’hanno organizzato essi stessi. E quando dico gli Americani intendo dire l’amministrazione Bush, i suoi governanti e l’apparato di neo-conservatori, ma soprattutto le grandi industrie, soprattutto di armamenti e di energia che li sostengono. Perché? Perché così hanno avuto il pretesto per fare ben due guerre, coi risultati che oggi in Afghanistan e in Iraq sono sotto gli occhi di tutti: centinaia di migliaia di morti, soprattutto fra la popolazione civile, due Paesi distrutti e resi ingovernabili, enormi profitti economici soltanto per le grandi industrie di armamenti e di energie. Se i nostri mass media fossero davvero liberi e intelligenti, non servi sciocchi del potere politico ed economico, avrebbero almeno dovuto cominciare a Farsi qualche domanda, per quanto scomoda, di fronte alla vera e propria dimostrazione mandata in onda da “Report”. Invece niente.

Invece, per esempio, il TG4 di Emilio Fede, dopo aver riempito le cronache estive con le sconvolgenti notizie sull’afa di agosto, ora parla del fatto che piove al Nord ed è arrivato l’autunno, mentre, cazzo, non ci posso credere, al Sud fa ancora caldo…

E’ piovuto molto a Torino, infatti, nei giorni scorsi.

E’ piovuto su un altro delitto, che lo scorso fine - settimana ha arricchito- e non ce n’era bisogno- la cronaca dei delitti incredibili e assurdi che accadono soltanto in questa città così incredibili e assurdi. Di incredibile e assurdo in questa triste storia c’è la figura della povera ragazza assassinata. Ci vorrebbe la penna di Gustavo Flaubert per raccontare l’educazione sentimentale di Deborah in un quadro di verismo desolato e desolante, poi la disperata e disperante realtà dei suoi vent’anni recisi di brutto.

Un’altra ragazza, Sorien, di quindici anni, è assurta agli onori delle cronache, sempre da Torino, da Settimo Torinese, per la precisione, un grosso centro di periferia, in direzione di Milano. La hanno picchiata le sue amiche, perché “rubava” loro i fidanzatini, attratti dalla sua bellezza e dalle sue ehm, come dire? attrattive… Fin qui niente di rilevante, beghe di ragazzini, se non fosse intervenuto il nostro giornalismo, sempre così attento, come abbiamo visto, a cogliere le notizie importanti per la nostra formazione e la nostra cultura, che si sono buttati a capo fitto sulla storia e l’hanno trasformata in una divetta, con tanto di foto su quotidiani e periodici, alla faccia della carta di Treviso e di tutti i codici deontologici… La morale della favola, dalla bocca della stessa Sorien, nelle tante interviste concesse: si vanta di essere bella e ora spera di fare qualche programma in televisione…E ti pareva?!? Ecco l’aspirazione massima delle nostre ragazze: diventare una stella, anzi una Stellina, della tivù!

E’piovuto a Torino, ma poco, anche questo ultimo fine settimana. E’piovuto sulla rivolta delle periferie, degli immigrati di colore, proprio sulla strada lunga e diritta, convulsa e dissestata, che porta a Settimo, che porta poi a Milano. Il fuoco della rivolta, dell’impossibile integrazione, della possibile disperazione, come a Parigi, un anno fa. Un fuoco presto spento. Ma quanto fuoco cova ancora sotto le ceneri.

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Di giuseppe (del 19/09/2006 @ 14:37:24, in blog, linkato 24946 volte)
A volte si capisce di più partendo dai casi minimi, dai dati personali e abituali, che non affrontando di petto le grandi questioni. Si parla tanto in questi giorni della Telecom, delle dimissioni dei suoi vertici, delle polemiche politiche che ne sono scaturite per i collegamenti con il governo-Prodi. Io non so chi abbia ragione e chi abbia torto. Io non capisco pure come mai una società si tenga per tanto tempo il suo presidente che l’ha portata a indebitarsi per cifre così astronomiche che neppure so concepire e come le banche abbiano permesso tutto ciò, ma mannaggia al vizio di divagare, queste sono altre storie. Io so però che prima che la privatizzassero, a opera del precedente governo, sempre Prodi, la società di Stato dei telefoni era, se pur su un declino già imbroccato, per effetto dell’incuria ad essa riservata ormai da tempo, una società che funzionava, non solo, ma pure una società prestigiosa. Ma chi l’ha detto che lo Stato deve cedere ai privati società che erogano servizi ai cittadini? I risultati della logica del profitto e dell’egoismo sono sotto gli occhi di tutti, per luce, gas, poste, ferrovie: i beni sono rincarati, i privati hanno fatto e continuano a fare profitti, i servizi sono peggiorati, i cittadini pagano a caro prezzo, di più di prima e sono trattatati peggio di prima. Prima, quando c’era la Sip, c’erano esseri umani con i quali parlare, raccontare i problemi, farsi spiegare le soluzioni; c’erano altri esseri umani che tecnicamente ti allacciavano le linee, ti montavano e smontavano i cavi, ti mettevano le prese; impiegati e operai avevano anzi uno status sociale, di dipendenti statali. Poi è arrivata ‘sta Telecom, l’hanno comprata con gli investimenti fittizi, coi soldi virtuali che neanche a Monopoli, con un Presidente che a fare il vice di Massimo Moratti all’Inter ( a proposito di dissesti, un campione ) era già professionalmente sopravvalutato, e i risultati si sono visti. Sono spariti gli sportelli, sono spariti gli esseri umani. Le linee cadono, gracchiano, spariscono, per non parlare dei modem del collegamento a internet, che sono più le volte che non funziona, di quelle in cui funziona. E’ cronaca di tutti i giorni, ognuno di voi ha avuto a che fare con la Teleconm e ha passato la sua via crucis di giorni, settimane, mesi, se non anni, e spesso sono via crucis che è necessario affrontare a ripetizione. Quelli del 187 ti trattano come neanche più si trattano le bestie. Proposte commerciali assurde, a volte vere e propri imbrogli, sono all’ordine del giorno, violenze da cui è difficile difendersi. Si paga e si paga profumatamente, per avere disservizi, per essere truffati e per essere trattati una schifezza. Questa è la Telecom. Mi meraviglio che qualcuno si meravigli in questi giorni del fatto che sia un’azienda in crisi. P.S. Ah, certo, le privatizzazioni e le liberalizzazioni permettono ad altre società di fare le stesse cose. Peccato che per tutti noi utenti ciò non significhi nulla, perché anche le altre società minori sono impostate sulla stessa logica e quindi hanno le stesse dannose, perniciose, sgradevoli, umilianti, inefficaci caratteristiche del modello cui dovrebbero fare concorrenza.
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Di giuseppe (del 11/09/2006 @ 18:26:13, in blog, linkato 21157 volte)

E’ scoppiato un incendio pauroso e crudele, lo scorso fine settimana, alle spalle di Spotorno, in Liguria, vicino Savona, vicino pure a Torino, nel senso che è quella provincia la più geograficamente accessibile da qui, di fronte al mare dell’isoletta di Bargeggi.

Non è nemmeno la prima volta che succede, sempre lì: se ne ricordano un altro paio, negli anni scorsi, di cui ancora non si erano recuperati i perniciosi effetti. Ora, due vittime umane a parte, è lo scempio ambientale che colpisce e ferisce.

Il bello, cioè il brutto è che in qualcuno dei tanti telegiornali idioti, più che stupidi, che infestano le nostre giornate, ho sentito dire che l’incendio sarebbe scoppiato a causa di qualche automobilista irresponsabile che ha lanciato un mozzicone di sigaretta accesa dal cavalcavia dell’autostrada che passa sopra i boschi.

Ancora, la favoletta idiota, più che stupida, degli incendi nei boschi che scoppiano a causa del fumatore distratto! Ancora?!? E dai... Gli incendi nei boschi scoppiano al 99.99 % a opera dolosa di qualcuno che per interesse più spesso, a volte per dispetto, rancore, invidia e/o per pura follia qualche volta, di proposito, deliberatamente, appicca le fiamme, scegliendo le condizioni migliori affinché essi si propaghino. Altro che mozzicone di sigaretta!

Poi, verrebbe voglia di andare a sottolineare che nessuno governo riesce a contrastare questo triste fenomeno. E ancora che... Ma io volevo semplicemente dire che al mare si può andare ancora, incendi nei boschi permettendo. Che l’estate continua. Che sì, è vero, tutte le attività si sono riavviate, dopo la consueta pausa d’agosto, tutta tipicamente italiana, ma insomma, la bella stagione non è finita. Che a Ferragosto c’è il vero inizio dell’anno, col serpente che si morde la cosa e ora siamo appena agli inizi. Tutto questo avrei voluto dire, se non fosse stato un incendio a farmi divagare e ribaltare.

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Di giuseppe (del 07/09/2006 @ 17:16:52, in blog, linkato 24710 volte)

Tornato, in questa città che ho seguito da lontano, come in dissolvenza e per un po’ ho dimenticato.

Viaggiando mi moltiplico, scopro fuori e dentro di me qualcosa che ancora non conosco, mi metto in ordine le idee, mi rafforzo e mi rigenero, oltre a raggiungere l’altrove.

Ora sono di nuovo qui, la zona, la sede delle mie attività, compiutamente riavviate. Ma un’altra zona e un’altra sede ho nel frattempo individuato anche per esse.

A settembre intanto questa città è finanche bella. C’è il clima migliore, di solito, fin verso ottobre, come ad aprile e maggio: non fa freddo come negli altri mesi e non c’è nemmeno l’afa opprimente di luglio e agosto. Si sta bene e i colori diventano gustosi come l’aria, con le sue gradevolissime atmosfere.

Il prossimo fine settimana ricominciano pure i campionati di calcio, così ci daranno di sicuro qualche emozione e – si spera- pure qualche soddisfazione.

Non vedo l’ora che ricominci pure il mio programma televisivo preferito, “Chi l’ha visto?” , che ogni settimana mi porta lingue e dialetti lontani e mi dimostra ogni volta come la realtà riesca sempre a superare la più accesa fantasia.

E’ scomparso qualcuno in questi mesi da Torino. Un paio li hanno trovato morti, dopo settimane e settimane, nel loro appartamento: come se fosse normale per un a città che pure si dice grande e civile lasciare che qualcuno muoia in una casa chiusa, senza che nessuno se ne accorga, o abbia alcunché da dire, o da ridire.

Due, marito e moglie, si erano murati vivi, volontariamente e stavano così da anni, con la figlia che pensava bene a rifornirli di provviste, infischiandosene di tutto il resto.

Una bambina stava per sparire ieri da Asti, qui vicino, perché un cittadino slovacco ha tentato di rapirla in un supermercato, senza riuscirci, facendosi scoprire e catturare. Il bello è che un fatto simile ( un tentativo di rapina inspiegabile, di una bambina figlia di contadini, a opera di un nomade ) l’ho sentito raccontare alla radio durante il mio recente soggiorno al Sud. Poi dice che i zingari rubano i bambini e poi a “Chi l’ha visto?” fanno le puntate speciali.

Un ragazzo di Torino è andato in vacanza in Spagna, in una specie di brutta copia da incubo di Rimini, con sesso e droga dilaganti, che si chiama Torremolinos e non è più tornato. Si è speso un bel po’ di soldi presi col bancomat e di lui non si sa più nulla.

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Di giuseppe (del 03/08/2006 @ 11:51:16, in blog, linkato 24886 volte)

Mentre prosegue l'attacco criminale israeliano, alimentato dalle industrie di armamenti che condizionano la politica imperialista statunitense, "Repubblica" ospita un appello di Giuseppe Cassini, ex ambasciatore italiano in Libano.

Ricordando la presenza italiana in quel Paese e l'importanza sociale e culturale che storicamente esso riveste, quale terra della convivenza e del confronto civile e proficuo fra diverse culture, un vero e proprio messaggio di speranza per il mondo intero, l'ambasciaotre chiede alle amministrazioni dei comuni, delle scuole, degli ospedali italiani, di "adottare" un' omologa istituzione libanese.

Mancano le indicazioni pratiche, ma è chiaro il senso dell'appello, che girriamo per le opportune modalità di attuazione agli amministratori italiani: contribuire alla rinascita del Libano, ammesso che si riesca in qualche modo a fermare Israele prima che lo distrugga totalmente e irreversibilmente,

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Di giuseppe (del 01/08/2006 @ 13:18:33, in blog, linkato 15930 volte)

Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, questa mattina in cui la cappa grigia di afa appare senza rimedio e grava di tristezza l’estate di città!

Come il giudice della novella di Pirandello con la pratica di Rosario Chiarchiaro, anche io tenevo da giorni sulla mia scrivania, nauseato dal dovermene occupare, una cartellina con dentro un ritaglio di giornale, una di quelle notizie che non meritano nemmeno l’attenzione della gente, appena un accenno e subito dimenticate: invece sono i dettagli significativi, capaci di svelare la realtà, l’essenza stessa di una città, dell’universo mondo. Perché in chi legga divampi quel che rimane della capacità di indignarsi e alla prima occasione di comportarsi di conseguenza, ecco perché occuparsene e va bene farlo in una mattinata come questa.

E’ successo- a proposito di giudici e di Tribunali, che alcune volte la stupidità burocratica, più spesso la stupidità umana continuano ad intasare con cause inutili e stupide- che un condominio, tramite l’amministratore Franco Giuglini, si è rivolto a uno studio legale per fare ricorso al Tar contro un provvedimento del Comune di Torino che prevede nel suo regolamento la possibilità che i bambini giochino nei cortili degli stabili in determinate fasce orarie.

Il bello è che a quanto pare in quel condominio- via Peyron, numero civico 25- non abita nessun bambino. Piuttosto che una salvaguardia da un ipotetico, ma possibile futuro, le presunte motivazioni dei condomini per il loro ricorso sono di carattere generale: contestano l’ingerenza del comune nelle loro decisioni che sarebbero private.

Una motivazione ridicola. Come se poi non fossero essi stessi, ammesso che il loro ricorso fosse accolto, a manifestare una ingerenza vergognosa nelle faccende private delle famiglie con bambini.

Per di più in un’organizzazione sociale che già in generale sembra fatta apposta nelle sue implicazioni sociali e soprattutto economiche per ostacolare le nascite e infierire sui genitori, il caso di via Peyron, n. 25 a Torino denota tutta l’aridità, tutta la grettezza e tutto l’egoismo di cui essa è capace.

Oggi i bambini italiani nascono in numero sempre minore e quelli che nascono giocano- la loro attività formativa peculiare e fondamentale- sempre meno, intristiscono davanti ad un televisore, i più “fortunati” impazziscono davanti ai videogiochi del computer e si ingozzano di merendine e patatine, sviluppando cosce grandi quanto un prosciutto intero di maiale e visi deformati dal lardo, nelle nostre città sazie e disperate.

Non vanno più a scuola a piedi, non giocano più a pallone per strada, non corrono più in bicicletta a perdifiato, non fanno più i giochi della gioventù, nemmeno più le ore di educazione fisica a scuola, non vanno più all’oratorio( ma ci sono ancora gli oratori?), non socializzano più in bande, gruppi e sottogruppi, non imparano più ad affrontare le difficoltà ed i pericoli pure, certo, pure i pericoli, in autonomia e non fanno niente, insomma, di tutte quelle cose che facevamo io e tutti quelli della mia generazione, povera, isolata e popolare, ma sana, forte e bella.

Adesso vietiamo anche a quelli che abitano in condominio di scendere in cortile, mettiamolo per iscritto, stampiamolo su di una sentenza!

Ah, ci sarà un giudice a Torino!

Oh quanto vorrei che desse torto ai ricorrenti e li condannasse al pagamento di spese legali salatissime! E sarebbe sempre troppo poco per la loro stupidità, più che per il loro egoismo. E ho un sogno: che tutti i santi giorni genitori, insegnanti, educatori prendessero per mano ragazzi e ragazze e li li portassero davanti quel portone e tutti insieme giocassero a mosca-cieca, a nascondino, a girotondo e quant’altro, costringendo questi condomini torinesi stupidi ed egoisti a riflettere sulla frase che un giorno Qualcuno disse forse invano: “Lasciate che i bambini vengano da me”.

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Di giuseppe (del 24/07/2006 @ 11:13:18, in blog, linkato 516 volte)

Ieri si è recato a Beirut Jan Egeland, coordinatore delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari. E' rimasto sconvolto dopo aver visitato i quartieri sciiti a sud di Beirut.

"E' una cosa terribile" - ha commentato- "Gli attacchi aerei su questi palazzi, le vittime civili su queste aree sono una violazione umanitaria".

Un crimine contro l'umanità di cui continua a macchiarsi Israele.

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