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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di giuseppe (del 18/01/2009 @ 17:23:53, in blog, linkato 180 volte)
Preceduta dai servizi televisivi su Telecity, di Torino e Alessandria, Grp e soprattutto Rete 7, che ha dedicato alla presentazione dell'evento addirittura cinque minuti di servizio nel tg di venerdì ( in tv un'eternità ), e' andata in scena a Casale la "prima" di "Voglio combattere ancora", pure la prima manifestazione in tutto il mondo dedicata al centenario del Futurismo. E' stata una bella serata, quella di ieri sera, all'insegna della cultura e della cultura nostra, per di più perché abbiamo dimostrato che è viva, attualissima e, ancora, può essere pure motivo di aggregazione e di consenso, oltre che piacevole; poi, è originale, se non inedito, lo sforzo di "recitare" la poesia di Marinetti, per cui, devo dire, il lavoro di Sandra Maggio è stato splendido. Per quanto mi riguarda, racconto l'uomo e l'opera - oltre che ricostruire il contesto storico - sulla base di un "canovaccio", che è il "ritratto" di Filippo Tommaso Marinetti ( tratto dal mio saggio pubblicato sul web "Maestri del Novecento" ). Lo uso quale base della mia "conversazione" teatrale, su cui poi, come detto, si innesta la recitazione viva della Sandra Maggio, costituendo con ciò una vera e propria performance teatrale, della durata di circa un'ora, che sarei felice di poter replicare altrove durante tutto questo 2009
Di giuseppe (del 13/01/2009 @ 13:20:53, in blog, linkato 192 volte)
SABATO 17 GENNAIO - ORE 17.30 – A CASALE MONFERRATO ( AL ) – Galleria Santa Croce, via Roma, n. 79 - MIA CONVERSAZIONE SU FILIPPO TOMMASO MARINETTI – con PERFORMANCE TEATRALE – a seguire: dibattito e aperitivo futurista –
Siete tutti invitati!
Sabato prossimo 17 gennaio sarò nella complessa e multiforme città di Casale Monferrato, a parlare dell’attualità di Filippo Tommaso Martinetti.
La mia conversazione concluderà la mostra “MAFARKA, spettacolare vita futurista”, inaugurata il 4 gennaio scorso, presso gli spazi espositivi della galleria Santa Croce, in Via Roma 79, a cura dell’associazione casalese “Elettra”, che, come sottolineato dal suo presidente Filippo Russo, ha voluto portare in scena un prodotto “squisitamente culturale” ed italiano, mostrandolo come arte totale, capace di coinvolgere il visitatore a trecentosessanta gradi.
Il progetto è stato patrocinato dalla Regione Piemonte e ne hanno curato la realizzazione la “More & More Partners S.r.l.” e “Lab to A”, in collaborazione con “My Cafè”.
Come è noto, il Futurismo, avanguardia artistica e non solo, di inizio Novecento, ha, a tutti gli effetti, posto le basi, con le sue rivoluzionarie idee, del crescere moderno.
”Mafarka”, il re degli Africani, è il titolo di un romanzo di Martinetti, del 1909, l’anno della pubblicazione del “Manifesto del futurismo”, di cui si festeggia quest’anno il settantesimo anniversario, in una atmosfera culturale di straordinaria attenzione per tutto quello che è legato al futurismo.
Nella mostra di Casale Monferrato, trovano spazio pittura, scultura, fotografia, architettura, moda, teatro, danza, cucina lungo un percorso che ospita originali sculture ferriche e originali opere fotografiche degli artisti Giovanni Corce e Osvaldo Bot; e pannelli illustrativi creati ad hoc, andando a comporre un interessante percorso didattico-espositivo delle applicazioni fatte al vivere comune dalla poetica futurista.
Sono presenti inoltre sculture dove l'aspetto plastico e dinamico sono esaltati da forme vuote e piene, calchi e fusioni, in cui vengono accentuati i caratteri salienti della lavorazione meccanica; e accumulazioni letterarie, opera composta da più di duecentocinquanta libri, disposti sul pavimento, utili a fare riflettere il lettore su quel “distruggiamo la cultura” inneggiato dai futuristi e sulla sua possibile ricostruzione.
Sabato prossimo, 17 gennaio, alle ore 17.30, parlerò dell’attualità di Filippo Tommaso Martinetti, in una conversazione intitolata “Voglio combattere ancora!”, un verso del “Cantos” n. 72 di Ezra Pound, uno dei due scritti in italiano nel 1944 e dedicato appunto dal poeta americano all’ amico italiano, nello sconforto in cui l’aveva gettato la notizia della sua morte.
L’attrice Sandra Maggio reciterà “Bombardamento” e “Quarto d’ora di poesia della X Mas”e leggerà il Manifesto del futurismo, oltre a brani di lettere e biografie scritte dalle figlie e dalla moglie di Marinetti.
Introdurrà Bruno Labate, presidente dell’associazione “Poesia attiva”; seguirà il dibattito e un aperitivo, a concludere quella che si annuncia per tutti i partecipanti come una bella serata ricca di proficue suggestioni culturali.
Di giuseppe (del 15/12/2008 @ 20:28:57, in blog, linkato 193 volte)
E'proprio vero, 'stasera che per altre ragioni mi è ritornato in mente il mio Maestro - sì, chi è stato con lui ne ha avuto un'impronta indelebile che non lo lascerà mai, continuando a nobilitarlo, nel tempo, su qualunque percorso si sia poi diretto - ho ricordato anche un suo insegnamento, che era solito rivolgere a chi per un verso o per l'altro gli opponeva la propria volontà di non volersi interessare di politica. - "Sì, certo" - gli diceva Egli allora - "Tu puoi anche non interessarti di politica. Ma tanto la politica si interessa di te".
Oggi quando la politica si interessa continuamente di tutti noi per i propri e non certo i nostri tornaconti, per difendere cioè gli interessi dei poteri forti e della finanza, oltre che le caste dei politicanti di professione; quando ci chiama al massimo a ratificare decisioni già prese, pure alle elezioni; quando ci offre false alternative, due facce della stessa medaglia; quando destra e sinistra non significano ormai più niente; bene, oggi da Torino e dal Piemonte sta nascendo qualcosa di nuovo, di reale, veramente di alternativo, con il cartello dei partiti e dei movimenti indipendenti, dalle tante idee e dai veri ideali, per chi vuole davvero interessarsi di politica, e per ridare certezze e speranze al popolo che non ne ha più.
Di giuseppe (del 13/12/2008 @ 19:27:42, in blog, linkato 187 volte)
In data odierna dalle ore 10:30 alle ore 15 presso il Ristorante "Aldente" di via delle Orfane 19 a Torino, si è tenuto il secondo incontro preparativo per la creazione di un polo alternativo a PD/PDL in vista delle elezioni provinciali e comunali 2009 (Provinciali di TO, BI, AL, NO, VB, e comunali di VB, VC e BI). Nel corso del secondo appuntamento, ci si è soffermati oltre che sul manifesto programmatico politico (a cura del Dott. Puppo), anche su aspetti concernenti le candidature nei comuni facenti parte di comunità montane e collinari del Piemonte e più in generale su quali dei 900 comuni al voto nel 2009 puntare maggiormente (oltre ai casi già esaminati di Verbania, Vercelli, Biella, Casale, Settimo e Nichelino). Con l'assenza giustificata del Consigliere Regionale Michele Giovine (Consumatori), di Luigina Staunovo dei Pensionati e Invalidi, di Salvatore Fiorino del Nuovo PSI e Daniele Folino del Movimento Autonomia dell'Ossola; il consesso si è arricchito di nuovi interlocutori quali Alleanza Democratica con Giancarlo Travagin, il Consigliere Regionale Maurizio Lupi per l'Ambientalista WWFF e Alberto Tognoli per Idea Canavese; che hanno affiancato i promotori Denis Martucci Democrazia Cristiana, Valerio Cignetti Fiamma Tricolore, Beppe Lonero per La Destra e Massimo Calleri per No Euro.
Di giuseppe (del 13/12/2008 @ 18:59:21, in blog, linkato 177 volte)
Riporto qui di seguito la bozza di documento programmatico che ho preparato per l’incontro odierno, di cui nell’allegata locandina di convocazione. Una novità sostanziale e significativa, l’aggregazione in un cartello elettorale, certo, in vista delle prossime elezioni amministrative, qui in Piemonte, ma pure di profondo significato politico, di partiti, movimenti, comitati ed esperienze varie indipendenti, non omologati e non omologabili al sistema Pd-Pdl oggi imperante. Ecco il senso di un’operazione del genere, l’impronta che bisogna dare per “sfondare” in termini di comunicazione e costituire un’alternativa credibile, indipendente, reale e concreta, inventandosi qualcosa, per non arrendersi, con l’alibi dell’impossibilità ad agire, o della rassegnazione senza rimedio. Per dedicarsi invece al bene comune, cercando di dare il proprio contributo alla Bellezza del mondo, di alzarne il livello e di diminuire il livello delle ingiustizie, il numero delle miserie umane, a fianco dei più umili, dei più indifesi: o almeno così dovrebbe essere, anche se poi per tanti – per tutti ? – la politica è diventata soltanto la gestione dell’ordinaria amministrazione, senza ideali e ormai senza più nemmeno idee, la degenerazione dell’egoismo e l’interesse personale elevato a sistema. E’ stata una bella mattinata di lavoro per riprogettare il futuro, di una politica ritornata protagonista, alla presenza, anzi, con la partecipazione di una cinquantina di persone, in rappresentanza di una ventina di partiti e movimenti, tutti ben radicati a Torino e nelle province piemontesi, dalla Destra e dalla Fiamma Tricolore, alla Dc e ad Alleanza Democratica. A gennaio, con il nuovo anno, dopo un’ ulteriore messa a punto tecnica – ma con il conforto della sostanzialmente unanime volontà politica emersa nell’incontro odierno, la presentazione ufficiale dell’iniziativa.
BOZZA DI DOCUMENTO PROGRAMMATICO PER
“WORKSHOP 2008 TORINO” ____________________________________________________________________
A quindici anni di distanza da quella che sembrava la vera e propria “rivoluzione” portata da Tangentopoli nel sistema politico italiano, si è concretizzato oramai stabilmente un vero e proprio sistema di potere consolidato, arroccato intorno ai due blocchi del centro-sinistra e del centro-destra soltanto apparentemente contrapposti. La cosìdetta democrazia dell’alternanza del bipolarismo, oramai semplificata ulteriormente nel bipartitismo imperfetto, che segna l’anomalia italiana, in pratica si semplifica in uno scambio di incarichi e relativi onori appannaggio ora dell’uno, ora dell’altro dei due blocchi, che differiscono soltanto per la gestione dei propri interessi di partito. Interessi, che, è bene ricordarlo, sono poi a loro volta asserviti a quelli della grande economia e dell’alta finanza, che da dietro le quinte o in maniera addirittura sfacciata controllano i processi decisionali: il documento di programmazione della “città futura” uscito a Torino non dalla stanza del sindaco, o della giunta, ma, come è noto, dalle fondazioni bancarie ne è la icastica rappresentazione e la evidente dimostrazione.
Comunque, la tanto esecrata “partitocrazia” non soltanto è sopravvissuta a sé stessa, ma addirittura si è rigenerata in una evoluzione genetica superiore, dal momento che i due “mostri” del Partito democratico e del Partito della libertà hanno occupato tutto quello che c’era da occupare, in termini di governo, sottogoverno e sotto-bosco politico, affinando un sofisticato sistema di occupazione di ogni incarico pubblico, con relativi interessi e privilegi, cui designano i propri rappresentanti, sia direttamente, sia indirettamente, dal momento che anche le elezioni, in teoria il massimo strumento di espressione della volontà popolare, sono state ridotte a un semplice esercizio retorico, in cui il popolo non designa i propri rappresentanti, bensì ratifica le decisioni dei partiti stessi ai vari livelli di quella che, con il fortunato titolo di un saggio, è stata definita “la casta”.
Il sistema, infine, ha provveduto e sta provvedendo con sempre maggiore accanimento ad affinare quegli strumenti tecnici di stampo elettorale che impediscano ogni rappresentanza al di fuori dei due cori stonati, quindi ogni dissenso e vera opposizione.
Per chi non ha voluto, o non ha potuto che dir si voglia, “entrare” in uno dei due mostri e quindi rivendica orgogliosamente identità e differenze, si pone oggi più che mai urgentemente il celeberrimo interrogativo di ogni processo rivoluzionario e ogni momento storico: che fare?
La risposta che nella pratica attuazione si vuole avviare qui a Torino e in Piemonte e si sta organizzando tecnicamente in termini pratici è ben più importante di una semplice aggregazione tecnica di stampo elettoralistico. Insomma: al di là degli opportunismi e dei tatticismi dettati dalle logiche perverse imposte dalle vecchie e nuove leggi elettorali, si tratta di capire e far capire che il frazionismo e l’isolamento, anzi, l’accanimento in frazionismo e isolamento che ha contraddistinto fino ad ora le rappresentanze di base antipartitiche, non porta da nessuna parte.
Non c’è bisogno di cani sciolti, ognuno dei quali abbai alla luna nel deserto dell’indifferenza, dell’impotenza e dell’impossibilità ad agire. Allo stesso modo, però, non è proprio il caso di dar vita a un gregge di pecore matte, o di mucche pazze che dir si voglia, che si muovano goffamente, senza riuscire a spiegare, nemmeno preliminarmente a sé stesse, che cosa siano là tutte insieme e tanto meno che cosa vogliano fare, dove vogliano andare.
Serrando le fila, si tratta invece di creare un raggruppamento unitario, che chiami a raccolta, invitando a serrare i ranghi, nell’estrema difficoltà e drammaticità del momento politico e anzi storico, tutti quei partiti, e movimenti, e raggruppamenti, e associazioni estranei ai due mostri del Pd e del Pdl. Un cartello di coordinamento elettorale, che di volta in volta, zona per zona, sostenga i candidati opportunamente individuati, a rotazione.
Ma non si tratta di logiche elettorali, quanto meno questo non dovrà apparire all’esterno e ciò non deve apparire, perché così non deve essere all’interno del cartello stesso. Insomma, si tratta di rispondere a una vera e propria logica politica, non a una necessità elettoralistica.
Le premesse sono quindi che le identità non siano annullate, anzi: ognuno all’interno del “cartello” deve esaltarle nella proposta all’esterno, mentre il denominatore comune dell’estraneità, dell’opposizione, della protesta al sistema costituirà le solide fondamenta su cui costruire prima e chiamare a raccolta il consenso poi. Si tratta con ciò di annullare le differenze. Non di negare, ché sarebbe impossibile, perché troppo diversi sono i retaggi ideologici e le esperienze personali: ma di annullarle, semplicemente mettendole da parte, questo, esattamente questo, non solo è possibile, ma anzi necessario.
Accantonate le differenze, sulle fondamenta delineate, con le identità rivendicate e anzi esaltate, sarà possibile poi costruire: attenzione, non il tornaconto elettoralistico di questo o di quello, ma una vera e propria azione politica, o sociale, o civile, che abbia poi la verifica nel risultato elettorale che sarà capace di ottenere. Un esperimento, quindi, che parte a Torino e nel Piemonte, folle e lucido al tempo stesso, e allo stesso modo di certezza e di speranza.
Per rendere credibile all’esterno, per accreditare la protesta presso gli elettori sovrani, sarà necessario poi definire un cartello di proposte di azione: l’altro denominatore comune su cui le liste si ritroveranno sottoscrivendole.
La comunicazione cercherà di far passare quindi, oltre all’impianto, chiamiamolo così, ideologico, di motivazioni che si è fin qui delineato, presentandolo come vera e propria novità e amplificando il segnale che con ciò si vuol dare, anche un vero e proprio ventaglio di proposte. Prima di abbozzarlo in linea di massima – stretti i nodi fino a qui allacciati, ci saranno poi tempi e modi di compiuta articolazione – vanno individuati i referenti, il così detto target di riferimento: paradossalmente in primo luogo coloro che non votano, per abitudine, per protesta, per disinteresse, una percentuale che nelle elezioni amministrative rimane sistematicamente elevata, o comunque significativa; le fasce per quanto esigue di esclusi e scoperti dall’onda lunga della partitocrazia; i delusi e i delusi di ritorno del Pd e del Pdl; gli arrabbiati a vario titolo, “gli incazzati” e proprio per niente più “moderati”, insomma.
A tutti costoro il nostro cartello di liste, chiamiamole così, di alternativa, offrirà poche, ma chiare e precise, concrete quanto credibili, strumenti di intervento: una vera e propria ventata di occasioni di democrazia partecipativa, nonché di risposte alla drammatica crisi economica e sociale che stiamo attraversando. Infine bisogna ricordare che “esperimenti” simili a quanto sopra esposto sono già stati realizzati e hanno ottenuto dei discreti successi nelle ultime elezioni comunali di Torino (2006) e Cuneo (2007).
SPUNTI PER L’AZIONE
Azione sociale e civile, a tutela:
- del diritto costituzionale del risparmio dei lavoratori, sistematicamente ingannati dalle società quotate in borsa;
- riappropriazione della moneta e contrasto del signoraggio imposto con l’introduzione dell’euro
- dei piccoli risparmiatori, regolarmente truffati dalle banche, finanziarie e grandi società;
- della rappresentanza dei proprietari strangolati dai mutui bancari;
- contrasto deciso al dilagante indebitamento delle famiglie attraverso il credito al consumo;
- rivendicazione dei meccanismi di drenaggio fiscale e adeguamento al costo della vita per i dipendenti a reddito fisso, colpiti dai perversi meccanismi innescati dall’avvento dell’euro e dalle speculazioni finanziarie.
Si tratta, sia chiaro, di avviare vere e proprie azioni civili e anche legali in tal senso, con i meccanismi che saranno successivamente delineati, e con proposte dirompenti: mutui sociali per l’acquisto della prima abitazione garantiti dagli enti locali, con i soldi che attualmente essi pagano quali interessi a fondo perduto all’alta finanza;
tutela nei confronti di tutti coloro i quali sono colpiti dai provvedimenti amministrativi e civili da parte delle società di riscossione con metodi di usura e di oppressione;
Gruppi di acquisto: - apertura di spacci popolari a prezzo di costo dei beni di prima necessità; difesa dei prodotti nazionali e sostegno al loro consumo anche attraverso l’accorciamento della filiera tra produttore agricolo e consumatore, dando seguito su scala nazionale al felice esempio di Latina.
Tutela della famiglia e delle nascite: - al posto delle tante sterili dispute morali, buoni acquisto, o assegnazione diretta presso le aziende produttrici, dei due elementi che soltanto in Italia costano in maniera ingiustificata un terzo di più che nel resto dell’Europa: pannolini e latte in polvere;
- introduzione del Fondo Sociale Nazionale per il sostegno alla famiglia.
Sicurezza e tutele del territorio:
- valorizzazione e comunque una soglia minima di sicurezza del territorio, promossa dagli stessi abitanti, attraverso i loro comitati, di quartiere, di strada addirittura, oltre che di paese e di micro–regione;
- ricerca e valorizzazione di nuove fonti di energia, rinnovabili o a basso impatto ambientale;
- serio contrasto a tutte le forme di immigrazione illegali e conseguente verifica in merito ai cosiddetti “lavori che gli italiani non vogliono più fare”.
Lavoro ed economia:
- introduzione del Fondo Sociale Nazionale per il sostegno alla piccola e media impresa;
- detassazione delle rendite da affitto per il primo o secondo immobile di proprietà, ovvero per i piccoli proprietari;
- detassazione di tutti gli utili reinvestiti dalle piccole e medie imprese e per tutti soggetti che operano in aree disagiate (a esempio nei piccoli centri di montagna); - nazionalizzazione delle Ferrovie, delle Autostrade, della Banca D’Italia e della Compagnia aerea di bandiera;
- nazionalizzazione dell’energia elettrica e della gestione del ciclo integrale dell’acqua.
Infine, per rapportarsi anche nello specifico al tipo di elezioni, quelle provinciali, in cui il nostro cartello sarà chiamato al debutto, due proposte concrete in tema di competenze dell’ente Provincia:
edilizia scolastica, nel senso di recupero e riqualificazione quali asili nido, asili e doposcuola per ragazzi di tutti gli spazi e gli edifici dismessi o inutilizzati;
raccolta rifiuti che ne sottragga la gestione alle società appositamente create dal potere politico per i propri interessi e la affidi direttamente ai cittadini, in cambio dell’abbattimento dei relativi costi, con riciclaggio totale anche con la possibilità di autofinanziare nuovi posti di lavoro.
Di giuseppe (del 10/11/2008 @ 18:38:27, in blog, linkato 232 volte)
Nel solco tracciato dal mito modernismo, il movimento fondato a Milano agli inizi degli anni Novanta da Giuseppe Conte, Tommaso Kemeny e Stefano Zecchi, l’avvio del percorso autonomo compiuto da POESIA ATTIVA si è sostanziato della valorizzazione della mito poetica, intesa come possibilità di dire l’originario e, insomma, dare prospettiva e senso profondo alle semplici parole. Poesia Attiva è nata il 12 dicembre 1994, con una manifestazione tenuta a Torino dinanzi al monumento di Massimo d’Azeglio, da un’idea di Emilio Gay, Bruno Labate e Roberto Lupo. Presieduta fino al 2004 da Emilio Gay, alla sua morte, ne è diventato presidente Bruno Labate. Tra i soci fondatori: Rosy Bianchini di Martino, Sissi Ceresa, Silvana Garda e Gianluigi Marianini.
XIII CONVEGNO
POESIA DI IDEE E POESIA CIVILE
L’UNITÀ E LA CONTINUITÀ TORINO
sabato 15 novembre 2008 – ore 15.00
REGIONE PIEMONTE Centro Incontri Corso Stati Uniti, 23
PROGRAMMA INVITO
Con il patrocinio di: Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino
ASSOCIAZIONE POESIA ATTIVA
XIII CONVEGNO
POESIA DI IDEE E POESIA CIVILE L’UNITÀ E LA CONTINUITÀ
Introduzione del Presidente di Poesia attiva, Bruno Labate
Relatori:
TOMASO KEMENY: poeta e scrittore
GUGLIELMO GALLINO: saggista
ROSY DI MARTINO: Roberto Lupo, in memoriam
L’attrice BEATRICE BONINO recita brani di Dante, Parini e Foscolo
Accompagnamento musicale del Maestro STEFANO ROSSO
Presenta Giuseppe Puppo, giornalista e scrittore
Nel Convegno dell'anno passato, è stato sviluppato il profilo teorico della relazione tra la poesia d'idee e quella propriamente civile. Il presente XIII Convegno della Poesia Attiva, a sostegno esemplificativo di questa linea argo-mentativa, vuole invitare a seguire un percorso storico, puntualizzato in figure indicative, che possa convenientemente mostrare, nel vivo della parola documentata, il nucleo essenziale della poesia civile. Per coglierne la rilevanza (qualunque ne sia l'oggetto specifico), s'impone la preliminare precauzione di non costringerla nelle strettoie di una semplice adesione passiva, ma di rilevare l'orientamento verso un senso, in cui l'individuo possa ritrovare, mediante la messa a prova del suo personale impegno, le proprie radici. Con quest'intento, l'autenticità della poesia civile è interpretabile secondo il registro dell'unità e della continuità di un'appartenenza storica. Sono aspetti correlativi, che, nella letteratura italiana, trovano in Dante il suo massimo referente. Da quest'origine, si snoda un percorso, di cui, all'interno della modernità, il presente Convengo riscontra gli esiti più alti in Parini, e, con particolare intensità d'affetti, nonché di pensiero, in Foscolo. Per cogliere la portata di questa campitura della poesia civile, s'impone però un presupposto: la sua radicale antitesi, sotto la dimensione formativa ed etica, alle pretese di parte d'ogni presa di posizione ideologica. L'ideologia è l'anarchia della differenza; l'impegno civile è l'affermazione dell'unità-continuità dell'appartenenza.
Info: cell. 333 6519941 – mail poesiattiva@libero.it www.poesiattiva.it
Di giuseppe (del 04/11/2008 @ 20:04:26, in blog, linkato 208 volte)
Non capisco tutta questa italica eccitazione, per di più provinciale, ai margini dell’impero, per le elezioni americane.
Non la capisco, perché so che tanto, che esca il bianco, o il nero, non cambierà niente, nella politica statunitense, soprattutto in quella internazionale, in cui – è vero – far peggio è difficile, ma – è altrettanto vero – al peggio non c’è mai fine.
Tanto per levare ogni illusione, pure se esce il nero, non cambierà niente: prova ne sia, che egli ha raccolto più finanziamenti di tutti gli altri candidati nella storia e chi lo ha tanto generosamente finanziato non lo ha fatto certo per simpatia disinteressata. E poi, insomma: tutti e due fanno parte integrante del sistema, altro che cambiamento.
Ecco, ecco che cosa può cambiare, al massimo, che vinca uno, o l’altro: che nella prossima guerra che scateneranno, gli Stati Uniti d’America useranno bombe di una determinata marca, o missili di un’altra, ecco che cosa cambierà.
Un mondo peggiore è possibile.
Già, del resto, sono a buon punto: hanno prodotto un sistema economico che sta franando sotto il peso del suo egoismo e delle sue sperequazioni sempre più evidenti e sempre più ingiuste, mentre hanno esportato, a suon di bombe, un sistema di controllo e sfruttamento che chiamano “democrazia”, fra l’altro in aperto contrasto con ogni principio del diritto internazionale e in spregio a ogni determinazione delle Nazioni Unite. Per di più, continuano a farlo: ogni giorno arrivano nuove notizie dall’Iraq, dall’ Afghanistan, dalla Siria; mentre si preparano a farlo contro l’Iran e contro Bolivia e Venezuela, che hanno il solo torto di essere gli unici oppositori alla dominazione planetaria, politica ed economica, americana.
Di giuseppe (del 03/11/2008 @ 20:49:06, in blog, linkato 188 volte)
E’ strano come a volte ritornino in mente parole e musiche, canzoni dunque, forse poesie, che sembravano sepolte dal tempo e perciò poi per sempre irrimediabilmente dimenticate.
Io lo so perché mi è successo oggi. E non è per il titolo, no, che pure vale ora, in mancanza d’altro, tanto meno di ogni certezza, come paradigmatico esempio di ottimo auspicio.
Nemmeno per la circostanza di una vecchia audio - cassetta ( uno dei reperti storici, come le cassette video, che stanno accumulate a casa mia ) che una settimana fa non aveva fatto in tempo a suonare la traccia più giusta per noi. Ma per…
Ma perché bisogna spiegare sempre tutto? E’ successo, e basta.
Quale canzone? Ora ve la racconto, come se fosse un film.
Sono passati 35 anni esatti, una breve eternità. Mi ricordo, era l’autunno del 1973. C’erano Nixon, Breznev, la guerra in Vietnam, l’Urss, la Dc, le Brigate rosse, gli anni di piombo, il muro di Berlino, le ideologie, dai, un’altra epoca, insomma.
Quasi a fare da contro - altare, però, per molte stagioni la durezza degli scontri, il gelo dei comportamenti pubblici, erano ampiamente ripagati, nel privato, da una nuova ondata di romanticismo, che trovava nella musica popolare dei cantanti più in voga, tipo Battisti, Baglioni, Cocciante e tutti gli altri, un’incredibile espressività e un’entusiasmante adesione di massa, pure fra quelli che lo tenevano nascosto nel personale più intimo e profondo.
In quell’estate di drammatici avvenimenti storici, ce ne fu uno assai significativo, sia pur dall’altro versante. Uno dei gruppi pop allora emergenti, i Pooh, pure lasciati dal loro elemento più noto, la voce solista e chitarrista Riccardo Fogli, uscirono con un album ambizioso quanto maestoso, statuario, pressoché perfetto nell’esito e che rimane la loro espressione migliore.
“Parsifal”, si chiamava, anzi si chiama ancora adesso, ché non ha perso niente, anzi, ha guadagnato, a distanza di tanto tempo e rimane un capolavoro di rock sinfonico in assoluto, a livello e pure più dei tanto citati e tanto rimasti famosi Pink Floyd, Genesis, King Krimson di quel periodo irripetibile.
Perfettamente in linea con lo stile musicale, come già detto di maestosità orchestrale, dall’intero 33, su 45, come si usava all’epoca, venne lanciato il brano singolo “Io e te per altri giorni”, firmato al solito dalla coppia Facchinetti – Negrini.
Una storia d’amore. Ma un amore finalmente liberato dai solluccheri tardoadolescenziali e dalle sdolcinature di maniera di cui i Pooh avevano fatto fino a quel momento uso e abuso.
Un amore adulto, malgrado la notevole differenza d’età, sofferto, fortissimo, folle e disperato, ma al tempo stesso lucido e consapevole:
“due menti malate che si sono incontrate”
e si sono unite in maniera irresistibile, contro ogni logica, a dispetto di ogni ragione.
Un uomo e una donna stanno insieme per passione irresistibile. Estranei al mondo intero, si sono rintanati in casa e là sono rimasti a lungo, senza tempo ( “Cena all’alba soli tu e io”), là ancora stanno, stranieri a ogni altro evento. Là sono felici, perché hanno tutto quello di cui hanno bisogno: l’uno, dell’altra.
Sono scappati sì, ma c’è una cosa da cui non riescono a liberarsi: il loro passato e un passato che non permette loro di essere felici, come dovrebbero e come vorrebbero.
LUI lo capisce. “A quest’ora sanno già di noi", e poi tenta di convincerla: “Tutto è fatto ormai”. Ma tutto fatto un cazzo.
In realtà, davvero “i problemi cominciano adesso”.
Ecco, la particolarità di questa canzone è che coglie un frammento specialissimo, quando cioè pure l’amore più forte deve fare i conti con la realtà, e il futuro si scontra col passato.
LUI lo sa. E’ più maturo, non soltanto ben più avanti negli anni, ma ben più avanti pure nell’essersi liberato dal suo passato, per quanto ben più lungo. Ha lasciato le altre donne in passato, pure quelle che gli avevano creduto. Se ne è liberato.
Pure LEI, quando, sia pur indistintamente, aveva intuito che cosa stava succedendo, aveva lasciato, all'inizio, quasi subito. Mettiamo per un mese circa. Ma invano.
Contro ogni logica, ha fatto poi una scelta precisa: l’ha scelta quale donna della sua vita. L’ha ritrovata e non c’è stato più nulla da fare.
Si sono ritrovati e stanno insieme. Sono scappati dal mondo.
Ora però deve fare i conti con gli scossoni dei dubbi e dei ripensamenti di LEI, gli scossoni che gli arrivano di rimando e lo fanno vacillare. Non lo sopporta più, l'indecisione di LEI, che pure capisce, non riesce però a reggerla più. Anche LEI ha un passato e a differenza di lui non è riuscita a liberarsene. Non del tutto, almeno. Ci sta provando, “nei tuoi occhi un po’ stanchi ritorna la tua giusta età”, ma i risultati sono altalenanti.
Quanto il passato può condizionare il futuro?
Quanto il presente può reggere i casini di proporzioni bibliche che ha provocato?
Sono le terribili domande evocate da questa canzone e che in questa canzone rimangono senza risposta, perché sono troppi i significati che questo amore racchiude in sé: gli anni persi, la vita che appartiene a noi soltanto, l’amore che solo può dare la felicità, l’amore giurato fino all’ultimo dei giorni, questo guazzabuglio pressoché inestricabile, che si mischierà ancora, facile prevederlo, con le invidie, le cattiverie, le maldicenze degli altri, di tutti gli altri, che non capiranno e condanneranno senza rimedio, vi trova posto tutto quanto.
E’ così e non è possibile alleggerire il carico, o prenderlo in un altro modo, magari più soft, o disimpegnato: “Questa è la cosa più importante”.
Che fare allora?
LUI lo sa, adesso: basta nascondersi, basta stare chiusi.
L’orgoglio dell’appartenenza, la voglia di una eroica sfida contro ogni umana ragione, la bellezza dell’amore più forte di tutto e di tutti.
Novello Parsifal, le grida alla fine: “Vieni, voglio uscire tra la gente” e la prega quasi: “Dimmi che è così per te”.
Ma cosa LEI gli risponderà, la canzone non lo dice, perché finisce qui.
Se “incomincia qui la nostra vita”, non lo possiamo sapere. “Io e te per altri giorni” rimane al momento un anelito sospeso in un frammento d’eternità.
Di giuseppe (del 12/10/2008 @ 19:19:01, in blog, linkato 195 volte)
Con colpevole ritardo, ho appena finito di leggere l’ultimo, il 42, numero di “Letteratura-tradizione”, il bel periodico – semestrale, che a mo’ di quadernone – libro, nella preziosa veste grafica della nuova serie, è uscito puntualmente la scorsa estate.
Nella molteplice e multiforme, consueta ricchezza di proposte letterarie, artistiche, editoriali, segnalo lo speciale dedicato in occasione del suo ottantesimo compleanno a Giano Accame, intellettuale organico, storico ed economista della destra sociale, giornalista di razza, divulgatore delle teorie economiche poundiane: fra gli altri, segnalo i contributi di Mary de Rachewiltz e Giorgio Galli.
Di valore assoluto, il primo articolo che apre questo numero di “Letteratura – tradizione”, una minuziosa e dettagliata, per tanti versi inedita ricostruzione dei giorni dell’arresto di Ezra Pound, a firma di Massimo Bacigalupo.
Ma fra 25 sezioni e 250 pagine di recensioni, segnalazioni, studi, saggi e proposte originali, di poesia, pittura, architettura e tante altre discipline, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta per documentazioni e riflessioni di lettura.
Una rivista sempre più saldamente comunitaria, che ha già autorevolmente raggiunto l’obiettivo che si era dato: “verificare il massimo di ricerca creativa ( letteraria – artistica ) nell’ambito di una visione del mondo orientata da fattori sacrali, identitari, nazionali, e sociali”, come scrive nel suo editoriale il direttore – editore, il mitico Sandro Giovannini di Pesaro.
L’abbonamento annuale costa 50 euro.
Maggiori informazioni: Helipolis edizioni, viale della vittoria, n. 231 – 61100 Pesaro, oppure sandrogiovannini@aliceposta.it, o telefonicamente al numero 338 9089828
Di giuseppe (del 08/10/2008 @ 19:50:27, in blog, linkato 245 volte)
Il 28 ottobre era un tempo da festeggiare, o da ricordare.
Adesso che da festeggiare, o da ricordare, non c’è più niente, il 28 ottobre rimane data fatidica soltanto per Nicola Vacca.
E per Serena, sua moglie.
Il loro anniversario di matrimonio, infatti.
Questo 28 ottobre, poi, saranno dieci anni che sono sposati.
In circostanze come queste, si fa un regalo, un bel regalo, un regalo grosso. Chi può, un diamante, che ne so? Una pelliccia, un viaggio, una crociera. Se no, qualcosa di meno costoso, ma comunque significativo.
Ecco, Nicola, che di mestiere e di passione fa il poeta, ha fatto proprio un bel regalo, a Serena: grosso, significativo. Prezioso. Più prezioso di qualunque cosa al mondo, che nessuna mastercard, e pure american express potrà mai comprare.
Un regalo bello, poi, ecco, bello, di quella bellezza che è diventata così rara, sempre più difficile da trovare in questi nostri giorni di egoismi, solitudini, paure e disperata e disperante mercificazione globalizzata.
In un mondo che non ci vuole più, il canto libero di Nicola Vacca si è levato ancora a cantare l’amore, in quella dimensione intimistica, che gli era stata già congeniale, ma che ‘stavolta – qui, la forza artistica – da personale si fa politica, sì, perché diventa valore assoluto: una testimonianza e una riaffermazione del sentimento amoroso capace di risplendere e, allora, di indicare una via di realizzazione.
Il tutto, in una serie di poche poesie originali, raccolte per l’occasione in una edizione fuori commercio, litografata e stampata in cinquanta copie numerate e che si intitola, appunto: “Dieci anni”.
Ho la fortuna di avere qui davanti a me una di queste. Voglio ringraziare il mio amico poeta Nicola Vacca per avermela mandata e porgere a lui e a Serena i miei migliori auguri. Se “chi ama ha sempre qualcosa da dire”, per sempre essi siano consapevoli del loro amore, e poi pure testimoni d’amore e di bellezza per tutti.
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