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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di giuseppe (del 25/09/2008 @ 18:25:28, in blog, linkato 471 volte)
Mai niente avviene per caso e ogni cosa ha sempre la sua spiegazione, per quanto articolata, complessa, contraddittoria, o, semplicemente, difficile da scoprire: non a caso gli antichi fissavano l’asticella da saltare per arrivare al sapere proprio nel “rerum cognoscere causas”, nel rendersi conto del perché degli avvenimenti.
Che la polemica fascismo/ antifascismo – specialmente politica, ma allora pure propriamente storiografica: basti ricordare le teorie rivoluzionarie di Renzo De Felice – esistesse e dilagasse negli anni Settanta, già all’epoca non aveva senso, per tempi e modi e pure per le ripercussioni e per gli esiti esiziali, ma, insomma, dato il clima del tempo, dati i protagonisti, tutto sommato e tutto sottratto, insomma: ci poteva pure stare e infatti ci stette, tanto, a lungo. Il problema vero è: perché è ritornata adesso, dopo altri trenta anni e passa ( e in tutto fanno sessanta e passa ) e d è ritornata poi esclusivamente dal versante politico? Tanto per rendere l’idea: è come se ci si accapigliasse adesso, con le categorie della contemporaneità, fra guelfi e ghibellini; fra napoleonici e antinapoleonici; fra mazziniani e cavouriani.
Eppure... Sembrava tutto finito. E invece... Perché?
Dopo alcuni giorni di riflessione, sono ora in grado di spiegare il perché; anzi, i perché della nuova ondata di fascismo e antifascismo, trent’anni dopo.
Serve ai nuovi antifascisti, quelli della disciolta alleanza nazionale, per far dimenticare certi trascorsi missini ai nuovi amici massoni; per farli perdonare, come se fosse una colpa, o una vergogna, nell’ottica della nuova alleanza europea, agli occhi dei conservatori, dei popolari e dei democratici, ad esclusivo interesse personale, a beneficio totale delle proprie carriere, presenti e future. Per questo – e cominciando per primi – essi stessi l’han tirata fuori dal dimenticatoio in cui era caduta: per opportunismo, per necessità.
Serve ai vecchi antifascisti, quelli dei disciolti partiti comunisti, che lo erano trent’anni fa, per appigliarsi ancora a qualcosa, per avere ancora una ragione di parola, per provare di essere ancora politicamente in vita.
E serve agli uni e agli altri, agli antifascisti vecchi e nuovi, a tutti quelli che facevano politica trent’anni fa, per cedere alla nostalgia, per sentirsi almeno così ancora attraenti e, mascherandosi, non guardare come si sono ridotti... Già, gente che leggeva Gentile, Evola, o Tolkien nell’esito più leggero; Marcuse, Fromm, o, nel meno impegnativo dei casi, almeno Marques, che ora non legge più niente e forse non sa più nemmeno leggere; gente che guardava i cineforum e ora guarda gli anticipi e i posticipi su sky; gente che dialogava con i Maestri del Novecento e ora dialoga con le maestrine e le veline; gente che aveva un’ideologia, e ora non ha più nemmeno un’idea; gente che voleva cambiare il mondo e ora ha dimenticato quelli che accanto a loro hanno lottato, hanno sofferto, sono morti: tutto, tutto hanno dimenticato! Il mondo non l’hanno cambiato, però ora fanno i presidenti, i ministri, i deputati, i direttori di giornali, i grandi funzionari, o, nel peggiore dei casi, occupano qualche ben retribuito incarico di sotto – governo, o di sotto sotto – governo: proprio ai poveracci, almeno una consulenza, almeno quella, però l’han data, ché una consulenza non si nega a nessuno. Vestivano alla militante, e ora sono tutti uguali, con i loro gessatini e gessatoni. Si alternano, si cambiano e si scambiano, nei giri di valzer del così detto potere, anche se poi non contano nulla, in realtà, perché decidono sempre in pochissimi e sempre nell’ombra: ma almeno fanno parte della casta dei privilegiati, tutti insieme, indistintamente. Quando si riposano dalle fatiche politiche, si mettono al timone di yacht, o fanno le immersioni subacquee. Si accapigliavano su parcellizzazione e socializzazione; invece adesso si occupano di tavoli tecnici, in confronto ai quali le riunioni di condominio sono una botta di vita.
Infine, tutti, antifascisti vecchi e nuovi, avevano trent’anni di meno. “Nostalgia canaglia”, direbbe il saggio! Per dimenticare il presente, che di bello ha soltanto gli stipendi e per ricordare i vecchi tempi, dove Nietzsche e Marx si davano la mano, per poi magari prendersi a cazzottoni, “che tempi, ragazzi”, niente di meglio che riaprire il dibattito!
Di giuseppe (del 21/09/2008 @ 19:37:01, in blog, linkato 440 volte)
Tra i modelli di comportamento dettati dall’antifascismo cui gli iscritti della disciolta Alleanza nazionale dovrebbero ora votarsi ci sono quelli della menzogna, della sopraffazione, dell’odio e della violenza.
Ne abbiamo avuto una riprova proprio in questi giorni, a Torino, dove è accaduto un edificante episodio, che vale la pena di raccontare.
Non è fatica vana ricordare prima, però, visto che quasi tutti sembrano averlo dimenticato, che le categorie del fascismo e dell’antifascismo andrebbero ricondotte alla Storia e non all’attualità, al dibattito scientifico e non alla polemica politica. Sono passati sessanta anni e volerne discuterne in termini di attualità ha lo stesso significato che riproporre adesso le tematiche della prima guerra mondiale, o dell’epopea napoleonica.
Ma tant’è. In nome dell’antifascismo, gli antifascisti di oggi hanno costruito a lungo il loro consenso, imposto terrore, commesso delitti di inaudita barbarie, scatenato una vera e propria guerra civile. Sembravano anch’esse pagine passate. E invece…
E’ tornato d’attualità, il dibattito fascismo-antifascismo, d’attualità, capite? Mi ricordo che ero ragazzino e già non ne potevo più! Figuratevi adesso, trent’anni dopo! Ancora? E ancora per bocca –perché ha cominciato lui ‘stavolta e in maniera gratuita - di uno che senza nessuna ragione, se non quella di accreditare maggiormente la sua carriera…
Va beh, ho giurato di non occuparmi più di quello che dice e intendo mantenere l’impegno.
Vi racconto però quanto successo a Torino, proprio nei giorni scorsi. E’ successo che un’associazione culturale, il centro – studi l’ Araldo, molti dei cui animatori, dediti a un ammirevole e incessante lavoro di diffusione di libri e riviste, io conosco e stimo, aveva organizzato un dibattito a due voce sulla realtà della destra politica italiana.
Aveva invitato a confrontarsi uno studioso di sinistra, Ugo Maria Tassinari, e uno di destra, Gabriele Adinolfi. In previsione di una certa affluenza di pubblico, certo interessato a un vivace e comunque stimolante scambio, se non scontro di opinioni come quello in programma, aveva previsto di non tenere la manifestazione nei suoi angusti locali, bensì in una sala pubblica, regolarmente richiesta, prenotata e concessa dalla circoscrizione cittadina.
Bene, allora...Apriamo il dibattito?
No.
Infatti, raccogliendo le vesti dei fantasmi del passato, qualcuno aveva deciso di impedire questa manifestazione di civile confronto e di stimolante dialogo. In nome dell’antifascismo. Quindi, seguendo un collaudato copione, per quanto ormai logoro, stantio, ammuffito, hanno cominciato a starnazzare i partiti dell’estrema sinistra, contro il dibattito.
Capito? Contro un civile, democratico, educatissimo confronto di idee, fra l’altro provenienti da posizioni diverse.
“I fascisti non devono parlare”- titolava il quotidiano cittadino e trent’anni dopo non ci potevo credere. No al fascismo, dai…
Poi, secondo copione, appunto, ecco gli extraparlamentari mobilitarsi e annunciare manco a dirlo un presidio antifascista in prossimità del luogo dove si sarebbe dovuto tenere il dibattito, cioè annunciare la volontà di impedirlo con la forza.
A questo punto, sempre secondo copione, ecco le dichiarazioni della sinistra più moderata, che si dice seriamente preoccupata, del clima di violenza, della tensione, delle prese di posizione neo – fasciste ( bah ). Da qui, parte comunque una nutrita e ben articolata serie di menzogne, cui seguono vere e proprie offese e calunnie.
Quale ciliegine sulla torta, ecco poi le dichiarazioni di qualche vecchio e serioso storico esponente, che deve disperatamente pur provare di essere ancora politicamente vivo e soltanto in simili occasioni ormai ci riesce, chiamare alla vigilanza, alla mobilitazione, alla repressione.
Di solito, a questo punto le varianti sono due: il questore democrticamente vieta la manifestazione, per ragioni di ordine pubblico e quindi esultano gli antifascisti; o se non la vieta, gli extraparlamentari di sinistra attaccano e comunque vada, a loro va bene: minimo, spaventano e spargono odio, massimo scatenano incidenti, di cui poi ovviamente la colpa ricade sui “fascisti”, e certo.
Oddio, un ritorno al passato vecchio di trent’anni, questi giorni a Torino.
L’unica differenza, la variante del caso, è stato che quelli dell’Araldo hanno rinunciato essi stessi a tenere la loro conferenza, e non so nemmeno se abbiano fatto bene, o male, comunque l’hanno annullata essi stessi. E comunque abbiamo avuta un’attualizzazione di che cosa significa l’antifascismo: spargere menzogne, offendere, ferire, spargere odio, seminare e far crescere violenza.
Meditino i nuovi antifascisti. Mentre quelli vecchi vadano a rileggersi cosa scriveva dell’antifascismo, giusto trent’anni fa, uno di loro, Pier Paolo Pasolini e in più leggano cosa ne ha scritto sempre uno di loro, Giampaolo Pansa, adesso.
Di giuseppe (del 05/09/2008 @ 21:06:45, in blog, linkato 598 volte)
Qualche sera fa, un’altra sera di solitudine. Davanti la tv, un film, che in teoria valeva la pena di provare a vedere. In pratica, poi, impressione confermata. Con un gioiellino.
Il film era una commedia americana, ma una volta tanto non un’ americanata, in agro dolce, di qualche anno fa, 2003 per la precisione, “In her shoes”, titolo tradotto a vanvera con “Se fossi lei” in italiano, di Curtis Hanson.
In estrema sintesi, è la storia di due sorelle assai dissimili fra loro, tanto svampita e leggera l’una, quanto austera e seriosa l’altra, che però sanno rispettarsi e re - inventarsi, crescendo entrambe, e migliorandosi. Gradevole. Voto: 7-
C’è però il gioiellino nascosto. Verso la fine, quando al matrimonio della seriosa, la svampita prende la parola e le recita una poesia. Noterete lo sguardo di terrore nell’una, che si aspetta l’ennesimo guaio provocatole dalla sorella. Invece no, ‘stavolta è diverso. Un capolavoro di sentimento, un vero regalo. Una poesia. L’aveva imparata anche vincendo la propria dislessia.
Un miracolo della poesia. La poesia, che è una delle rarissime cose rimaste ancora capace di prendere la mente e far fremere il cuore.
Da me vista, sentita, ritrovata, tradotta, presa e regalata a mia volta. Non si possiede veramente qualcosa, se non la regali a qualcuno. Adesso noi la regaliamo a tutti voi, ancora capaci di “sentire” la poesia e credere ai suoi miracoli.
http://www.youtube.com/watch?v=zkBdA1hclNw
I carry your heart with me(i carry it in) BY E. E. CUMMINGS ( 1894 – 1962 )
i carry your heart with me(i carry it in my heart)
i am never without it(anywhere i go you go,my dear;and whatever is done by only me is your doing,my darling)
i fear no fate(for you are my fate,my sweet)
i want no world(for beautiful you are my world,my true) and it’s you are whatever a moon has always meant and whatever a sun will always sing is you
here is the deepest secret nobody knows (here is the root of the root and the bud of the bud and the sky of the sky of a tree called life;which grows higher than soul can hope or mind can hide)
and this is the wonder that's keeping the stars apart
i carry your heart(i carry it in my heart)
"i carry your heart with me(i carry it in". Copyright 1952, ¦copy; 1980, 1991 by the Trustees for the E. E. Cummings Trust, from Complete Poems: 1904-1962 by E. E. Cummings, edited by George J. Firmage. Used by permission of Liveright Publishing Corporation. Source: Complete Poems: 1904-1962 (Liveright Publishing Corporation, 1991).
“Mi porto il tuo cuore appresso”
di Edward Estlin Cummings
Mi porto il tuo cuore appresso, lo porto sempre nel mio. Non ne sono mai senza:
e perciò dovunque io vada, tu vieni con me, amore mio
e qualunque cosa io faccia, oh cara, pure tu la fai con me.
Così, adesso io non temo più il destino: perché sei tu il mio destino, la mia dolcezza.
Così, non desidero nessun altro mondo: perché la tua bellezza è il mio mondo, la mia verità.
Poi, per me tu sei qualsiasi cosa abbia mai voluto dire la luna, qualsiasi cosa abbia mai cantato il sole.
Ecco, proprio qui sta il segreto più profondo che nessuno conosce,
la radice delle radici,
la gemma delle gemme e il cielo dei cieli di quell’albero che chiamano vita;
l’albero che cresce più alto di quanto l’ anima possa sperare, o la mente nascondere;
ecco, davvero questa è la meraviglia che tiene divise le stelle:
che io mi porto appresso il tuo cuore
e lo porto sempre nel mio.
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