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Facebook che passione!!
Internet è un mezzo
prezioso, che in pochi anni ha rivoluzionato il nostro modo di essere,
di informarci e di comunicare: posta elettronica, motori di ricerca,
diffusione della cultura popolare, collegamenti audio/video gratuiti
in tempo reale, blog, community e quant'altro sono soltanto alcune
delle straordinarie opportunità offerte in tal senso e ormai
consolidate negli ultimi anni, fino ad entrare nella quotidianità
condivisa della nostra identità di contemporanei.
Ma internet è un mezzo e
quindi come tale di per sé neutro, il cui valore è dato dall'uso che
se ne fa e che pertanto anche effetti oggettivamente negativi può
produrre.
Senza scomodare il suo
Maestro Marshall Mc Luhan, questa fondamentale verità va ricordata al
professor Derrick De Kerckhove, che sostenne che My Space avesse
inventato “strategie alternative di socializzazione”; mentre, dal
canto suo, un altro professore, l'americano Edward Castronova, aveva
esaltato l'importanza delle così dette realtà virtuali che si erano
affermate negli ultimi tempi, quali veri e propri universi paralleli,
sul web, tipo "Second life", tanto per intenderci, cioè la simulazione
sotto falsa identità, in un mondo artefatto, una vera e propria
seconda vita, appunto, proprio quando questo aspetto particolare si
era andato dissolvendo, con la stessa rapidità con cui si era
materializzato.
Realtà virtuali assai
deludenti, quelle dei così detti “social network”, va invece aggiunto,
in cui trionfano esibizionismo, egoismo e frustrazione.
Non c’era bisogno degli
ultimi eclatanti esempi ripresi dalle cronache negli ultimi tempi,
tipo i gruppi di sostegno alle violenze, o le vergognose ingiurie ai
disabili, per accorgersene: internet sta assumendo questa brutta,
assai negativa caratterizzazione di solletico agli istinti
animaleschi, per cui si ci mette a cercare e purtroppo spesso a
trovare, il peggio di sé. Poi, ancora, di fuga dalla realtà, una
realtà dove sempre di più e sempre più spesso siamo incompresi, soli e
senza speranze, a favore di paradisi artificiali in cui surrogati
virtuali danno un apparente sollievo, per poi invece far sprofondare
in condizioni peggiori di solitudine e di frustrazione.
Quanto a "My space"
esperienze di frequentazione diretta portano a una valutazione
anch'essa nella fattispecie negativa. In sintesi estrema, "My space" è
un'accozzaglia di vetrine dentro ciascuna delle quali si agita, più o
meno saltuariamente, a seconda dei suoi tempi e dei suoi modi: una
persona che ha in testa di mettere in mostra quello che fa, e se non
altro sé stesso, senza guardare cosa c'è nelle altre. Il trionfo
dell'esibizionismo e l' egoismo elevato a sistema, quindi.
Le vetrine dei profili
sono poi compartimenti stagni, che non comunicano fra di loro.
Come i bambini delle
scuole elementari, tutti sono interessati a "farsi amici" un maggior
numero di persone possibili: "Mi fai amico? Sì, ti faccio amico, ma tu
mi fai amico a me?". Il brutto è che non c'è nessuna amicizia reale,
nessun processo di conoscenza, di condivisione, di partecipazione, ma
soltanto l'interesse materiale a poter così appiccicare la propria
etichetta sulla vetrina del sedicente e presunto amico. Poi, c'è chi
vende i suoi dischi, chi i suoi prodotti, per ogni settore
merceologico, chi pubblicizza negozi e chi club prive; chi vende sé
stesso, il proprio corpo, o il proprio cervello; chi si esalta
occupando tutte le nicchie più incredibili di quelle che chiamano
"perversioni" sessuali; chi pianifica truffe planetarie, cercando di
agganciare i single per estorcere informazioni prima e denaro poi e
chissà quante altre simili miserie.
Infantilismo di ritorno,
egoismo parcellizzato, conformismo elevato a sistema, stupidità
diffusa di cui abbonda pure Facebook, come rilevato da un’altra
sperimentazione, appena infelicemente conclusa, durata alcuni mesi.
E’ la moda del momento,
che ha rapidamente soppiantato prima Second life ( che però era un
vero e proprio bluff ) e poi My space, grazie all’effetto di
amplificazione che ne hanno fatto, sempre per moda e per conformismo
superficiale, un po’ tutti gli altri mass – media, giornali in testa,
con quell’abbondante dose di ignoranza, dilettantismo, pressappochismo
e fretta che contraddistingue ormai gran parte del giornalismo.
Come tutte le mode,
passerà anche questa, così come è iniziata: però, lascerà di sé ben
poco. Anche Facebook è in buona parte un bluff, perché le
stratosferiche cifre di adesione tanto strombazzate sono fittizie: una
cosa sono gli iscritti, un’altra, ben diversa e nettamente inferiore,
ma proprio inferiore, diciamo il 10% sono gli iscritti che lo usano
con una certa regolarità. E fanno testi questi ultimi, non i primi.
Quanto alla caccia al maggior numero di amici possibili, col tetto
massimo imposto di cinquemila, per chi la pratica è un segnale non di
prestigio, o importanza, ma di egoismo e menefreghismo, in quanto non
si possono seguire con reciprocità e attenzione più di cento,
centocinquanta amici, perchè oltre tale soglia diventa tecnicamente,
materialmente impossibile.
Poi, gli utenti regolari
sono irrimediabilmente afflitti dalle stesse sindromi di quelli di My
space: l’aggravante è che mentre uno su My space si nascondeva di
solito dietro un nick, qui su Facebook ci sta col proprio vero nome e
cognome. Nonostante ciò, eccolo alle prese con i sondaggi più
strampalati, con le adesioni ai gruppi più stravaganti, ed eccolo
diventare fan di nani, saltimbanchi e ballerine.
La peculiarità di questo
sistema è che dovrebbe tenere in collegamento chi già si conosce:
quindi, pure noioso è, ché almeno su My Space qualcuno/qualcuna
sconosciuta che ti piaceva potevi conoscerla, e la speranza di farci
qualcosa era sempre ben viva e presente. Qui il massimo della
trasgressione è che ti ritrovi le ex fidanzate aggregate in aperta
contraddizione con il motto vendittiano “amici mai”.
Mogli in carica e
fidanzate, o sedicenti, o presunte tali in carica, del resto vigilano,
e si rovinano il fegato, oltre a rovinare poi il fegato e spesso anche
altro dei loro rispettivi iscritti a Facebook, quando, per esempio,
scoprono che il meschino mandò un messaggio ambiguo a una sua “amica”
e la sventurata, come la monaca di Monza, rispose. Per non dire dei
casini di proporzioni bibliche piantati e giustamente alla scoperta
della risposta: “relazione complicata” che qualche altro meschino ha
dato alla domanda di definire la propria situazione sentimentale.
Ahimè, le relazioni di per sé sono tutte complicate e questa dicitura
è poi un capolavoro di ipocrisia: vuol dire, oh, sono impegnato, ma
non fa niente, voi provateci lo stesso!
I peggiori di tutti, i
politici, quelli che pensano che Obama abbia vinto le elezioni in
America grazie a internet e sognano di fare le preferenze – là dove
rimangono – grazie a Facebook.
Con qualche lodevole
eccezione: ne ho visto uno, per esempio, fare una discussione in tempo
reale con tutti i suoi amici, per decidere le decisioni da adottare e
cioè ecco un uso sapiente e lodevole, cioè uno strumento di democrazia
partecipativa, un aggiornamento della tradizione delle assemblee di
partito, senza limiti e confini. Già, perché poi internet, social
network compresi, nella fattispecie, se usato in alcune fondamentali e
fenomenali applicazioni possibili, come le consultazioni sui temi in
agenda, o i forum di partecipazione, fino alle votazioni, potrebbe
essere la realizzazione dell’utopia della democrazia diretta, dove la
piazza virtuale sostituisce e anzi sostanzia la piazza della polis
greca: così, grazie a internet, i giovani di oggi potrebbero essere i
veri democratici di domani.
Intanto, però, su internet
i politici, nella stragrande maggioranza, anche se magari semplici
consiglieri di circoscrizione, o di enti utili soltanto a loro,
credono di reggere sulle proprie spalle le sorti del mondo e, come se
fossero tanti Martin Luther King, fanno collezione di seguaci e fans.
Infine, per tutti,
l’effetto Grande fratello. Il sottile piacere ( piacere? Mah… ) di
stare sotto i riflettori, almeno questa è l’illusione che regala
Facebook, facendo perdere il senso delle cose. Se piove, o c’è il
sole, ecco un pensiero stupendo, spacciato come riflessione profonda
sul senso della vita. Un litigio con la fidanzata, ricostruito quale
evento fatidico. Oppure ecco l’elenco di quanto mangiato a pranzo e
“apriamo il dibattito”, una fenomenale discussione, una delle tappe
miliari della storia del pensiero del genere umano. Senza senso della
misura, spesso senza nemmeno il senso del ridicolo e senza nessun
rimpianto per le agende cartacee, i bigliettini, gli appuntamenti al
solito posto.
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