“Sono abbastanza grande adesso per diventarti amico”

 

L’INCONTRO DI

PIER PAOLO PASOLINI

CON EZRA POUND

e altri incontri decisivi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIECE TEATRALE

scritta e presentata da

GIUSEPPE PUPPO

  

 

I make a pact with you.

I have detested you long enough.

I come to you as a grown child

Who has had a pig-headed father.

 

I am old enough now to make friends.

 

It was you who broke the new wood,

Now is a time for carving.

We have one sap and one root.

Let there be commerce between us. 

 

EZRA POUND, a Walt Whitman,

1913

 

 

 

Stringo un patto con te.

Ti ho detestato abbastanza a lungo.

Vengo da te come un figlio ormai cresciuto

che ha avuto un padre un po’ carogna.

 

Sono abbastanza grande adesso per diventarti  amico.

 

Sei stato tu a tagliare il legno nuovo,

adesso è tempo di inciderlo.

Abbiamo un solo fusto e una sola radice.

Ci sia dunque dialogo, fra di noi.

 

PIER PAOLO PASOLINI, a Ezra Pound,

1967

 

 

Nel 1967, per una delle trasmissioni televisive che Pier Paolo Pasolini aveva realizzato, o aveva in programma, chiese un’intervista a Ezra Pound.

 

L’intellettuale più famoso, per quanto eretico, del comunismo italiano andava a rendere omaggio, col suo interessamento, all’intellettuale fascista più famoso, per quanto eretico, fra l’altro, non dimentichiamolo, nel particolare clima di quegli anni.

 

L’uno allora all’apice della gloria della cultura ufficiale, l’altro dalla cultura ufficiale allora praticamente negato e relegato in disparte.

 

Eppure due poeti, grandi e veri, ma non solo: fra i massimi protagonisti della cultura contemporanea, quali autori versatili, studiosi di multiforme ingegno, saggisti, filologi e animatori ideali.

 

Oltre a questo, al di là delle etichette di comodo, pure solide fondamenta ideologiche a unirli: l’uno legato al mito dell’Italia rurale e contadina, l’altro al mito dell’America dei pionieri,  con la feroce, conseguente avversione di entrambi alla guerra, all’usura, all’egoismo del capitalismo, nell’amore vivissimo per le espressioni nazionali, popolari e tradizionali, nella convinzione del valore della cultura e del potere dell’educazione.

 

Un’intervista che fece bene a entrambi, negli ultimi anni della loro vita: Ezra Pound interruppe così il lungo periodo del “tempus tacendi” che aveva iniziato, nel 1958, al suo rientro in Italia dal manicomio criminale in cui lo avevano internato i suoi compatrioti americani, finita la guerra; Pier   Paolo Pasolini iniziò la bellissima stagione da lucido e profetico polemista, da corsaro capace di individuare quello che stava avvenendo e delineare quello che sarebbe avvenuto.

 

Nel chiedergli l’intervista, Pasolini mandò a Pound, in italiano, alcuni versi che il poeta americano aveva dedicato più di mezzo secolo prima a Walt Whitman: “Bene. Amici allora! Pax tibi, pax mundi” – fu la risposta che ricevette.

 

Il fotografo Gianfranco Contini capì subito che si sarebbe trattato di un avvenimento storico e chiese alla direzione Rai di poterlo filmare: l’incontro avvenne a Venezia il 26 ottobre 1967; lo straordinario documentario andò poi in onda l’anno dopo, col titolo “Un’ora con Ezra Pound”, a firma di Vanni Ronsisvalle.

 

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“Sono abbastanza grande adesso per diventarti  amico” è il titolo, mutuato dal verso di Pound, a sua volta utilizzato da Pasolini, della performance teatrale originale che Giuseppe Puppo ha appena finito di scrivere.

 

Infatti, ancora, oltre far sentire la poesia,  “Sono abbastanza grande per diventarti amico” non vuole meccanicamente raccontare il dialogo, le parole che si dissero i due poeti in quella precisa occasione. Vuole invece raccontare la profondissima intesa, le parole che non furono dette, ma che entrambi avevano ben presenti dentro di sé, nel loro portato genetico.

 

Ritroveranno così forma e sostanza, nei dialoghi sulla scena fra Pasolini e Pound, i ricordi evocati e messi in disparte, quelli talmente belli, da fare male; le malinconie senza rimedio; le ferite senza cicatrici; i discorsi intasati e momentaneamente sospesi; i sogni infranti e le speranze tradite; le grandi idee capaci di muovere il mondo; le folli passioni e le lucide profezie.

 

Infine, la vera e propria “chicca” della rievocazione dell’ultima apparizione in pubblico di Pier Paolo Pasolini, la sua “conversazione” tenuta al liceo classico“G. Palmieri” di Lecce, il 21 ottobre del 1975, di cui l’autore, allora studente del III liceo, per una coincidenza significativa, fu non solo testimone, ma, sia pur parzialmente, protagonista, come attestano le tracce audio e le trascrizioni di quest’altro memorabile evento.

 

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Uno spettacolo dunque realmente originale, non solo di gradevole presenza scenica, per gli spettatori, e di indubbio valore poetico, ma pure, per tanti versi, pieno di suggestioni culturali di estremo interesse, che riusciranno probabilmente a far positivamente discutere, certamente a far creativamente pensare, nella più autentica lezione del “teatro di parola” pasoliniano, in cui contano le idee espresse, dibattute e fatte lievitare negli spettatori.